Dolly Parton è morta oggi, 25 agosto, a 80 anni.
La notizia è stata comunicata dalla famiglia attraverso un video pubblicato sull’account Instagram ufficiale dell’artista. Parton, figura centrale della musica country americana e protagonista di una carriera lunga sette decenni, è morta pacificamente a Nashville. La famiglia non ha reso nota la causa del decesso.
Cantante, autrice, attrice e imprenditrice, Parton ha costruito una delle traiettorie più riconoscibili della musica popolare americana, trasformando una biografia segnata dalla povertà dell’infanzia in un repertorio capace di attraversare country, pop, bluegrass, cinema e televisione.
Nata il 19 gennaio 1946 in una famiglia di dodici figli nella zona rurale di Sevierville, in Tennessee, iniziò a esibirsi da bambina nella chiesa pentecostale e a cantare nelle radio locali. A 13 anni pubblicò il primo singolo, Puppy Love, mentre nel 1964, appena terminato il liceo, si trasferì a Nashville per lavorare come autrice.
La svolta arrivò nel 1967, quando sostituì Norma Jean come partner vocale di Porter Wagoner. Il sodalizio produsse undici singoli nella Top 10 country e accompagnò Parton verso l’emancipazione artistica. Nel 1974 lasciò il duo per concentrarsi sulla carriera solista. Nello stesso periodo arrivarono brani destinati a diventare parte dell’immaginario collettivo: Jolene, Coat of Many Colors e soprattutto I Will Always Love You.
Proprio quest’ultima canzone avrebbe assunto una dimensione internazionale nel 1992 grazie alla versione di Whitney Houston, inserita nella colonna sonora di The Bodyguard. Il brano rimase per 14 settimane al primo posto della classifica pop statunitense e contribuì a trasformare una composizione nata come congedo personale in uno dei più celebri standard della musica contemporanea. Parton aveva mantenuto i diritti editoriali del brano, una scelta destinata a rivelarsi decisiva anche sul piano economico.
Negli anni Settanta e Ottanta la sua popolarità oltrepassò progressivamente i confini del country. Here You Come Again, 9 to 5 e Islands in the Stream, quest’ultima interpretata con Kenny Rogers, segnarono il passaggio verso il mainstream. Parallelamente Parton costruì una carriera cinematografica con film come 9 to 5, The Best Little Whorehouse in Texas e Steel Magnolias.
Non smise mai di rimettere in discussione la propria identità musicale. Negli anni Novanta e Duemila trovò una nuova centralità attraverso il bluegrass e collaborazioni come Trio con Emmylou Harris e Linda Ronstadt. Album come The Grass Is Blue, Little Sparrow e Halos & Horns confermarono una scrittura capace di sottrarsi alle convenzioni del country commerciale.
Nel 2022 Parton è stata inserita nella Rock & Roll Hall of Fame dopo aver inizialmente rifiutato la candidatura, sostenendo di non considerarsi una vera artista rock. L’ingresso nella Hall of Fame avrebbe preceduto l’ultimo disco “Rockstar” che risale al 2023 ed è una raccolta di 30 canzoni che include nove brani originali e 21 inni rock iconici. “Rockstar”.
Tra gli ospiti del disco personaggi come Paul McCartney con Ringo Starr, Sting, Elton John, Steven Tyler, Stevie Nicks, Peter Frampton, Miley Cyrus, Debbie Harry, Lizzo e tanti altri.
Negli ultimi anni Parton aveva continuato a lavorare tra musica, cinema e televisione. Nel 2026 aveva partecipato alla realizzazione di Dolly: An Original Musical, progetto autobiografico presentato a Nashville in vista di un possibile approdo a Broadway, oltre ad aver preso parte a Dolly Parton’s Threads: My Songs in Symphony, spettacolo itinerante che porta le sue canzoni sul palco insieme alle orchestre sinfoniche.
La sua eredità non coincide però soltanto con i dischi. Attraverso la Dollywood Foundation, Parton ha sostenuto negli anni programmi dedicati all’alfabetizzazione e numerose iniziative filantropiche. È stata inserita nella Country Music Hall of Fame nel 1999, nella Songwriters Hall of Fame nel 2001 e ha ricevuto la National Medal of Arts nel 2005 e il Kennedy Center Honors nel 2006.
Dolly Parton lascia un catalogo che ha attraversato generazioni senza perdere riconoscibilità. Una voce immediatamente identificabile, una scrittura capace di trasformare esperienza privata e racconto popolare in canzoni universali, una figura pubblica costruita sul contrasto tra artificio e autenticità. La sua carriera ha dimostrato che il country può essere insieme memoria, spettacolo e linguaggio popolare senza smarrire la propria identità.
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