Dark Mode Light Mode

CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (28 Agosto) #NewMusicFriday

CANZONI-DELLA-SETTIMANA-35-2026

Vol. 35-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.

LA PLAYLIST 

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

Prince –  Voto 9,00 – Ascoltare Prince ancora in forma embrionale è un privilegio raro: I Am You brano del 1977, restituisce l’artista prima del mito, già capace di piegare funk, soul e pop a un’identità inconfondibile. Una registrazione acerba solo in apparenza, attraversata da un talento che sembra non avere bisogno di tempo. Magico.

Advertisement

Interpol –  Voto 8,00 – Wings on Fire è Interpol senza deviazioni: chitarre stridenti, ombre wave e quella tensione notturna che la band sa rendere materia sonora. Non cercano l’effetto sorpresa, affinano un linguaggio che conoscono alla perfezione. Una certezza, forse proprio per questo ancora necessaria. Implacabili.

Ezra Collective –  Voto 8,00 – Jubilee Feeling porta il jazz londinese dentro l’euforia della Funky House, senza ridurlo a semplice citazione. Il piano di Joe Armon-Jones guida un groove mobile, espansivo, meticcio. Un omaggio urbano che evita la cartolina e trova nella contaminazione la sua forza. Vibrante.

Saul Williams – Carlos Nino – Voto 8,00 – La voce diventa materia, ritmo, percussione. Williams parla e improvvisa sopra un tessuto che attraversa jazz astratto, hip-hop, ambient e ritualità senza preoccuparsi dei confini di genere. L’intenzione è radicale e la forma sorprendentemente organica: più che un disco, un processo in divenire. Ipnotico.

Turnstile – Elton John –  Voto 7,50 – SEEIN’ STARS è l’incontro improbabile che funziona: I Turnstile conservano l’urgenza hardcore mentre Elton John ne amplifica il lato melodico, senza addomesticarne l’irruenza. Più che un cameo, è un corto circuito stilistico con una sorprendente coerenza interna.

Queens of the Stone Age  –  Voto 7,00 – La scomparsa di qualcuno diventa una fenditura emotiva più che un pretesto per il melodramma. Homme mantiene il consueto peso sonoro, ma lascia filtrare una malinconia asciutta, priva di compiacimenti.

Echo & The Bunnymen –  Voto 7,00 – L’ossessione circolare dell’abitudine per Ian McCulloch è un passo ipnotico e vagamente crepuscolare e interroga il quotidiano mentre la band costruisce tensione senza forzare il pathos. Elegante, ma non sempre incisivo: il fascino resta più atmosferico che compositivo.

Yuppie Flu –  Voto 7,00 – Gli Yuppie Flu tornano a muoversi nelle proprie latitudini lo-fi, dove imperfezione e immediatezza diventano parte integrante del linguaggio. Il nuovo brano consolida una cifra ormai riconoscibile, senza però spostarne davvero i confini. Solido.

Gianna Nannini –  Voto 7,00 – Meraviglioso errore mette Gianna Nannini in dialogo con Brunori Sas e Dimartino, tra scrittura d’autore e un arrangiamento sinfonico che amplia il respiro del brano. La voce conserva ruvidità e carattere, mentre la melodia cerca il sentimento senza scivolare nell’enfasi. Intensa.

Johnny Marr –  Voto 6,75 – Marr torna alla canzone politica senza appesantirla di retorica: la melodia conserva slancio mentre il testo oppone idealismo a cinismo e corruzione. L’urgenza è autentica, l’impatto musicale meno dirompente di quanto il manifesto suggerisca. 

yendry –  Voto 6,75 – Mentira conferma la vocazione di YEИDRY per un pop latino sensuale e obliquo, dove ritmo e melodia si cercano senza irrigidirsi in formule prevedibili. Il brano ha una grazia epidermica e una buona tenuta melodica. Seduttivo.

Olivia Rodrigo  –  Voto 6,75 – Un’appendice che trova una sua autonomia fuori dalla scaletta dell’album. Rodrigo conserva la consueta tensione pop-rock, ma qui il brano appare più laterale che necessario, interessante soprattutto per la sua traiettoria editoriale. Una buona outtake come singolo di beneficenza  per sostenere organizzazioni impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti di donne e ragazze.

J.Bernardt  –  Voto 6,75 – Un nuovo inizio cercato lontano da casa diventa materia per un disco più istintivo, suonato con una fisicità finalmente libera. J.Bernardt amplia il proprio lessico soul senza perdere identità, tra ritmi incandescenti e suggestioni Motown. 

Filippo Ferrari –  Voto 6,75 – Filippo osserva il rito delle ferie con ironia quotidiana, trasformando il ritorno alla normalità in una piccola nevrosi collettiva. L’idea è centrata, la scrittura però resta spesso didascalica, la musica scava abbastanza sotto la superficie.

Post Malone – Jeremih –  Voto 6,75 – La ristampa di “August 26th” riporta alla luce il Post Malone prima della superstar, quando trap, hip-hop e melodie pop convivevano ancora in una forma irregolare e curiosa. La presenza di Jeremih ne accentua il lato più morbido. Un documento d’epoca interessante. Così mi piaceva Post e non nella sua svolta country! 

Alfa e Gigi D’Alessio –  Voto 6,50 – Genova e Napoli mette in musica un’idea di appartenenza che passa dal mare, dalla memoria e dal celebre gemellaggio calcistico. Alfa e Gigi D’Alessio cercano una sintesi generazionale, ma il brano indulge spesso nella retorica identitaria. Il sentimento è sincero, la scrittura meno sorprendente.

Alan Warren –  Voto 6,50 – Emerald Eye è una dichiarazione d’amore travestita da disco-pop, sostenuta da un groove lucido e dal tocco funk di Nile Rodgers. L’energia è immediata, il bridge apre una parentesi psichedelica interessante. Piacevole, ma l’effetto sorpresa si esaurisce presto.

Temper City –  Voto 6,50 – Reverse Psychology entra nelle dinamiche tossiche di una relazione, tra manipolazione, vulnerabilità e il consueto tira e molla emotivo. L’idea è efficace, ma la scrittura resta troppo aderente al tema per trasformarlo in un racconto davvero personale.

Jennie –  Voto 6,50 – Chitarra lo-fi, tastiere vintage e una vocalità trattenuta raccontano una relazione sospesa tra complicità e sentimento. Jennie evita il melodramma, ma resta in una zona fin troppo levigata, dove l’intimità rischia di diventare formula. Sospesa.

Ariete – Angelina Mango –  Voto 6,50 – Che Bella Vita mette in scena l’amicizia come antidoto alle storture della crescita, con una scrittura semplice e volutamente generazionale. Ariete e Angelina Mango si incontrano senza attriti, ma anche senza particolari scarti d’immaginazione. Il sentimento arriva. Sincera.

Cosmonauti Borghesi –  Voto 6,50 – I Cosmonauti Borghesi raccontano una generazione di transizione, cresciuta tra analogico e digitale e costretta a reinventare il proprio posto nel presente. Il tema è interessante, ma la scrittura tende a esplicitarne troppo la tesi. L’intuizione c’è, la forma deve ancora affilarla

Empress Of  –  Voto 6,50 – Un synth-pop lucido e danzante, costruito su un beat incalzante e un ritornello che punta dichiaratamente all’immediatezza. Empress Of conosce bene la grammatica del pop elettronico, ma qui la levigatezza produttiva prevale sulla sorprese.

Lil Jolie –  Voto 6,25 – Lil Jolie affronta il rapporto tra denaro e identità con un parlato serrato e ritmiche uptempo, scegliendo la critica al sistema senza negarne le contraddizioni. L’intenzione è nitida, ma la scrittura resta più assertiva che realmente incisiva. Un’idea valida ma mi manca qualcosa! 

Shiva  –  Voto 6,25 – Con Bugie Shiva depone la postura della rivalsa e si misura con una frattura sentimentale ancora aperta. La scrittura resta diretta, la componente melodica funziona, ma il racconto si muove dentro coordinate urban già ampiamente frequentate. Intimo, senza diventare davvero incisivo.

Elaisa Mancini –  Voto 6,00 – Un invito alla libertà ritrovata che attraversa cantautorato elettronico, ambient e melodic house con discreta naturalezza. L’atmosfera è curata, ma il brano tende a privilegiare la superficie sonora rispetto a una scrittura capace di lasciare una traccia più netta. Un po’ Disney nel cantanto! 

 

Add a comment Add a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Previous Post

Recensione: INTERPOL - "This Mirror Weighs a Ton"

Next Post

FONTAINES D.C. in concerto a Bologna il 26 ottobre [Info e Biglietti]

Advertisement