Dark Mode Light Mode

CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (20 Febbraio) #NewMusicFriday

CANZONI-DELLA-SETTIMANA-08-2026.

Vol. 08-2026 di Newsic Friday – In attesa di Sanremo, il nostro listone settimanale esplora mutazioni, suggestioni e tensioni sonore per tutti i gusti. Dal ritorno militante degli U2 alle visioni raffinate di Thundercat, passando per il rock incisivo dei Foo Fighters e l’aspro rap di Salmo. Buon ascolto!

LA PLAYLIST 

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

Melissa Aldana – Voto 8,50 – Per Melissa il jazz diventa sussurro: ballad cinematografiche reinterpretate con virtuosismo controllato. Rubalcaba orchestra e accompagna, la melodia respira, ogni nota è spazio e presenza. Intensità senza clamore, lirismo sospeso. Sublime.

Advertisement

Thundercat – Mac Miller – Voto 8,00 – L’accoppiata Thundercat e Mac Miller funziona montata su  basso elastico, falsetto sospeso, produzione rifinita con Greg Kurstin senza patina memoriale. Mac suona vivo, ironico, intatto. Necessaria.

Willow – Voto 8,00 – In Ear to the Cocoon Willow riprende l’immaginario di George Clinton e lo interiorizza. L’invocazione a madre e padre si fa insistente, quasi infantile. Il bozzolo è silenzio e mutazione, protezione implorata mentre l’identità cambia pelle. Visione. 

Apparat –  Voto 8,00 – Il loop diventa terreno di esplorazione: ripetizione cosciente, non prigionia. Elettronica meditativa che osserva e trasforma pattern sottili, intrecciando controllo e sorpresa con tanto di sax sincopato alla fine. Riflessivo e visionario. 

Jorja Smith  – Voto 7,50 – Jorja Smith distilla desiderio e controllo. La pulsione scorre su una produzione vellutata, la voce accarezza e trattiene, sensuale senza ostentazione. Sotto la superficie resta un’ombra malinconica che incrina il groove. Magnetica.

U2 –  Voto 7,50 – Gli U2 tornano al rock civile: cronaca trasformata in invettiva, chitarre tese, Bono declamatorio. L’indignazione è nitida, la forma resta classica. Meno rischio, più coscienza. Combattivi meno male! 

Foo Fighters  –  Voto 7,50 – Riff frontale, dinamica serrata, tensione che evita l’autocitazione. È il brano che orienta il disco, più nervoso che celebrativo. Nessuna rivoluzione, ma identità riaffermata con vigore. Solido.

okgiorgio –  Voto 7,50 – Con Dettagli okgiorgio smonta e ricuce il classico di Ornella Vanoni in chiave elettronica. Battiti sintetici, sottrazione elegante, rispetto e tributo. L’icona resta intatta, il contesto cambia pelle. Raffinato.

The Last Dinner Party –  Voto 7,50 – Nel loro contributo per “War Child Records” le The Last Dinner Party cesellano un soft rock teatrale, oggetti sonori lucidati con gusto barocco. Ogni scelta è scena, ogni dinamica posa studiata. Ammaliano senza perdere controllo.

 

Salmo –  Voto 7,25  – Salmo affila il suo rap. Contrasti netti tra immagine e autenticità, gerarchie contestate, simboli di successo smontati con linguaggio e visione visiva. Sempre un Master! 

Peaches –  Voto 7,25  –  Peaches sporca l’elettronica di punk, industrial e pop, creando un mix irriverente e cinico. Ritmo ossessivo, attitudine provocatoria, gioco tra aggressività e leggerezza. 

Lana Del Rey – Voto 7,25 – Lana Del Rey torna al suo altare elegiaco: archi densi, produzione levigata con Jack Antonoff, malinconia controllata. Scrittura familiare, atmosfera coesa. Crepuscolare.

Mumford & Sons – Gracie Abrams – Voto 7,25 – In Badlands Mumford & Sons trovano in Gracie Abrams una controparte fragile e vigile. Ballad spoglia, crescendo misurato, armonie che sfiorano il folk epico senza retorica. Intensità trattenuta, scrittura compatta. Suggestivo.

Riccardo Cocciante – Voto 7,25 – In Ho vent’anni con te Riccardo Cocciante il tempo si fa sospensione: voce matura, arrangiamento raffinato, parola al centro. Amore e memoria si intrecciano senza retorica. Emotivo, meditato.

 

Marco Benevento – Marianne Mirage Voto 7,25  – Marco costruisce un set vellutato per Marianne Mirage: trip hop in filigrana, suggestioni alla Portishead e ombre gainsbourghiane. Produzione misurata, voce sospesa, ambizione internazionale credibile. Cinematico.

Yungblud – Voto 7,00 – Yungblud attacca con un’introduzione che in qualche modo mi riporta a Alan Parsons Project, poi libera una ballad teatrale. Energia frontale, produzione ampia, istinto melodico intatto. Meno caos, più controllo. Impetuoso.

My New Band Believe – Voto 7,00 – Con Numerology i My New Band Believe puntano dritto alla pista: cassa insistita, tensione sintetica, dinamica che non arriva subito. La band gioca con il rischio, flirta col disastro e lo trasforma in impulso cinetico. Indie da ballo senza nostalgia.

La Sécurité  – Voto 7,00 –  La Sécurité rilanciano l’art punk bilingue verso territori più nervosi. Poliritmie, accordi sghembi, dissonanze sottili: pop sovversivo che graffia e seduce. No wave e shoegaze filtrati con disciplina. Isterico

 

Jessie Ware – Voto 6,75 – Nel nuovo brano Jessie Ware flirta con l’estetica synth anni Ottanta, innestando un campionamento dalla colonna sonora di Morricone de Il buono, il brutto, il cattivo. L’operazione è elegante ma calcolata, più citazione che reinvenzione. Seducente, non imprescindibile. Levigata.

Sza – Voto 6,75 – SZA adatta il suo R&B a un contesto cinematografico: voce liquida, fraseggio misurato, atmosfera che intreccia dolcezza e tensione leggera. La canzone funziona più come cornice emotiva che come statement autonomo. Non esaltante! 

Mondo – Voto 6,75 – In “Mondo” Armand Duplantis il due volte campione olimpico sperimenta il pop: tra beat levigati e atmosfere urban, la produzione di Oscar Chase e Felix Flygare Floderer sostiene un debutto curioso e misurato. Sorprendente.

 Amalfitano – Voto 6,75 – Il brano è una parabola misurata: chitarra scarna, poi piano e archi, ritmo che sale senza enfasi. La voce segue la traiettoria con controllo, evita l’enfasi confessionale. Spiritualità laica, più concetto che ferita. Composto e diretto. 

Atarde – Voto 6,75 – Per Atarde la quotidianità diventa racconto emotivo: ironia e autocritica sostengono melodie leggere e avvolgenti. Fragilità e inadeguatezza emergono senza retorica, tra pop immediato e sensibilità indie. Sincera.

Lupo – Voto 6,75 – Pop rock anni Duemila si mescola a urban, indie, funk ed elettronica. Ritornelli immediati, synth pulsanti e sprazzi shoegaze costruiscono un sound variegato. Versatile in evoluzione. 

Il Cairo – Voto 6,75 – La notte diventa spazio emotivo: neon, pioggia, vetri appannati costruiscono un rituale sensoriale. La voce si muove tra introspezione e tensione melodica, senza indulgere nel lirismo facile. Reminiscenze alla Mgmt.

Pit Coccato  – Voto 6,75 – Tra fiamme e simbolismi, Fuoco cammina con me prova a camminare sul confine tra introspezione e teatralità. Attitudine noise rock, ruvidità lirica e un finale quasi prog. 

Asianoia – Voto 6,75 – Nuova Fabbrica mette in musica l’ossessione di funzionare: post punk teso, forma obliqua, attrito controllato. Gli Asianoia osservano senza assoluzioni, sezionano la normalità come dispositivo. Lucido.

Vacca – Inoki  – Voto 6,75 – Nel joint  Vacca e Inoki confluiscono percorsi radicali e coerenti: hip hop italiano senza concessioni, lontano dalle mode, costruito su autonomia e visione personale. Ruvido, essenziale.

g.em – Voto 6,50 – g.em scava nel corpo come archivio e campo di mutazione. Scrittura raccolta, tessiture sonore che cercano coesione più che impatto. L’idea è nitida, l’esito resta in bilico. Introspettivo.

Sergio Russo –  Voto 6,50 –  Sergio Russo lavora su un pop dalla grana rock che conosce il mestiere ma rischia poco. Ordinato, intimo con ironia controllata. Produzione nitida, cantato ruvido quanto basta.

Axel –  Voto 6,25 –  Per Axel l’estate diventa simbolo di adolescenza e nostalgia sospesa. Chitarre incalzanti e immagini vivide trasformano Marechiaro in rifugio emotivo, fragile equilibrio tra memoria e desiderio. 

Nemesi – Voto 6,25 – Nemesi rivela acutezza rara: testi controllati, espressività misurata, urgenza creativa senza fronzoli. Il debutto segna una traiettoria definita, parola al centro, adolescenza trasformata in disciplina. Precisa.

https://open.spotify.com/intl-it/track/1UeROaCYXfrU627QBlXcBY?si=706a17af6694420d

Katana Koala Kiwi – Voto 6,25 – Per i Katana Koala Kiwi il disagio diventa ossessione sonora: chitarre shoegaze, sfumature nu metal, tensione cumulativa. Il mantra cresce come ferita aperta, disperato ma calibrato. Crudo.

 

Add a comment Add a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Previous Post

SANREMO 2026 - FRANCESCO RENGA: con “Il meglio di me” ritorno all’Ariston tra consapevolezza e novità

Next Post

Recensione: MUMFORD & SONS - “Prizefighter”

Advertisement