Anton Corbijn – STAGED alla Eataly Art House Foundation – E.ART.H di Verona

Anton Corbijn – STAGED alla Eataly Art House Foundation – E.ART.H di Verona

La nuova Fondazione Eataly Art House – E.ART.H., che prende casa presso gli spazi della storica Stazione Frigorifera Specializzata di Verona, nuova sede di Eataly, avvia la sua prima stagione espositiva.

Protagonista della prima esposizione dedicata alla fotografia è Anton Corbijn (Strijen, Olanda, 1955), uno dei fotografi più celebrati al mondo che, a quasi vent’anni dalla sua ultima mostra in Italia, presenta “Staged” un’ampia personale pensata per E.ART.H., aperta al pubblico fino al 15 gennaio 2023.

LA MOSTRA

La mostra, a cura di Walter Guadagnini, membro del Comitato Curatoriale di E.ART.H. e direttore di Camera – Centro Italiano per la Fotografia, si sviluppa come un viaggio nella carriera del fotografo olandese attraverso un corpus di circa ottanta lavori, che include alcuni degli scatti più iconici da lui realizzati dagli esordi sino a oggi e ormai entrati a far parte dell’immaginario collettivo, accostati ad altri meno conosciuti che accendono una luce
inedita sulla sua produzione.
Come evocato dal titolo, “Staged” (costruito, messo in scena), il progetto espositivo per la prima volta pone l’accento, oltre che sullo straordinario lavoro di documentazione umana condotto nel corso degli anni, anche sui processi di costruzione dell’immagine fotografica che caratterizzano l’opera di Corbijn, portando in rilievo il suo approccio quasi cinematografico alla fotografia. Gli scatti di Corbijn evocano storie, racchiudono una serie di
elementi che inseriscono l’immagine in un continuum narrativo, come se si trattasse di frame video.

Un vero e proprio evento espositivo a livello nazionale, che omaggia un maestro del ritratto, biografo visivo delle più grandi stelle del panorama musicale internazionale, del cinema e dell’arte contemporanea, accompagnato da un programma di proiezioni che ne approfondiscono l’attività filmica con i video musicali che hanno definito il linguaggio del genere, lungometraggi e documentari.
Il percorso espositivo presenta una selezione di immagini tratte da due sorprendenti serie fotografiche di impronta concettuale come a.somebody, in cui il fotografo prende le sembianze di alcuni dei suoi idoli musicali, e 33 Still lives, in cui ritrae dal vivo personaggi dello star system in composizioni di taglio narrativo. Accanto a queste due serie, una galleria di ritratti mostra il gotha internazionale della musica, dell’arte e del cinema degli ultimi quarant’anni, tra fotografie caratterizzate da un drammatico bianco/nero e immagini a colori virati.

In a.somebody Corbijn trasforma la propria immagine, vestendo i panni di personaggi iconici della musica rock internazionale prematuramente scomparsi. Bob Marley come “a.marley”, Kurt Cobain come “a.cobain”, Janis Joplin come “a.joplin”, John Lennon come “a.lennon” e Elvis Presley come “a.presley” (dove la “a” sta per Anton) sono solo alcuni degli pseudo ritratti che si incontrano nelle sale di E.ART.H., in cui Corbijn gioca tra realtà e finzione, presente e passato. Un’interpretazione che capovolge i ruoli tra soggetto fotografico e autore, fondendo così nella sua figura dissimulata due delle sue più grandi passioni, la musica e la fotografia.
A questa prima serie si affianca 33 Still lives e l’attenzione ritorna sul soggetto: le celebrità che davvero Corbijn ha incontrato e immortalato da Robert De Niro a Johnny Depp, da Kylie Minogue a Dennis Hopper. In queste fotografie, Corbijn ha realizzato delle messe in scena, brevi sceneggiature della durata di uno scatto, che trascinano i soggetti fotografati in nuove narrazioni, oltre i cliché delle immagini patinate. Una selezione di alcuni dei 33 fermoimmagine tratti da un film immaginario, di cui Corbijn è l’unico regista, che intessono tra di
loro delle relazioni sconosciute all’osservatore. Backstage ricostruiti e momenti che si presentano come fossero rubati, ma che in realtà mimano lo stile paparazzi e prendono in prestito atmosfere cinematografiche.

Come spiega il curatore Walter Guadagnini,

sono composizioni dal gusto filmico e sul colore, che rivisitano la fotografia di ritratto in chiave più narrativa e al tempo stesso visionaria».

IL PERCORSO

Il percorso espositivo si completa poi con l’affascinante paesaggio umano collezionato da Corbijn nel corso di una carriera quarantennale. Molti di questi ritratti sono diventati il volto ufficiale degli idoli delle generazioni nate e cresciute dalla fine degli anni Settanta, tra cui Johnny Cash, David Bowie, Patti Smith, i Joy Division, i Rolling Stones, i REM, Björk e Iggy Pop, gli Eurythmics e soprattutto gli U2 e i Depeche Mode.

Tra i protagonisti di culto della new wave anni Ottanta, i Depeche Mode sono l’esempio principe di un particolare sodalizio tra fotografo e soggetto, che nel loro caso si concretizza in più di venti videoclip e oltre trentacinque anni di reportage fotografici. Anton Corbijn ha definito l’immagine ufficiale del gruppo, ritraendoli sempre in bianco e nero, entro set spogli, con uno sguardo così intimo e tenero che sembra una forma di devozione. In questo caso, l’accento cade però su un aspetto più ludico, ironico, a testimonianza della versatilità del fotografo e del rapporto di totale confidenza esistente con i membri della band.

Lo stesso si può dire degli U2, della cui immagine pubblica Anton Corbijn è stato in qualche modo il deus ex machina. Gli album che hanno segnato il loro successo, ormai oltre trentacinque anni fa, The Unforgettable Fire (1984) e The Joshua Tree (1987), presentavano in cover i ritratti della band, firmati da Corbijn.
Non mancano in mostra i volti di alcuni dei principali artisti contemporanei, amici e stimati colleghi, come Richard Prince, Ai Weiwei, Anselm Kiefer, Damien Hirst e la pittrice Marlene Dumas.

Alle opere fotografiche si aggiungono una serie di appuntamenti del public program pensato per il pubblico, che ricostruiscono il rapporto tra Corbijn e l’immagine in movimento.

Il programma prevede un calendario di conferenze dedicate al lavoro di Corbijn in ambito musicale, ai documentari e ai lungometraggi che lo hanno portato alla ribalta anche nel panorama cinematografico internazionale, come dimostra il successo di pellicole come Control (2007) dedicato alla vita di Ian Curtis dei Joy Division, The American (2010) con George Clooney e La Spia – A Most Wanted Man (2014), l’ultimo film con Philip Seymour Hoffman.

IL FOTOGRAFO

Anton Corbijn (Strijen, Olanda, 1955) ha iniziato a fotografare nel 1972. Inizialmente la sua attenzione si è rivolta verso il mondo della musica, per poi orientarsi verso la ritrattistica in senso più ampio. Il lavoro di Anton Corbijn si spinge oltre i confini della fotografia: l’artista lavora con diversi altri media come video e film. Tra le sue numerose mostre in spazi istituzionali si ricordano quelle al C/O Berlin (Berlino), al Bucerius Kunst Forum (Amburgo), al Fotografiska Museum (Stoccolma), al FOMU (Anversa), al Gemeentemuseum (L’Aia), allo
Stedelijk Museum (Amsterdam), a Palazzo Fortuny (Venezia), alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna e al Castello di Rivoli (Torino).

Mick_Jagger_Glasgow_1996_Copyright_Anton_Corbijn

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INFO

Anton Corbijn
STAGED
a cura di Walter Guadagnini
Fino al 15 gennaio 2023
Eataly Art House Foundation – E.ART.H.

 

photo cover: Depeche_Mode_Los_Angeles_2016_Copyright_Anton_Corbijn

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