Per chi è cresciuto con «SxM» nello stereo e «Mr. Simpatia» masterizzato su un CD senza copertina, un album intero di Fabri Fibra e Neffa è roba da prendere a scatola chiusa.
Ed è proprio questo il problema di chi deve recensirlo. «Zarathustra Style» arriva con trent’anni di credito già incassato, e la tentazione di ascoltarlo come un monumento anziché come un disco è fortissima. Conviene resistere.
La storia comincia nelle jam bolognesi degli anni Novanta, quando Fibra era il ragazzo di Senigallia che guardava Neffa dei Sangue Misto dal basso verso l’alto. Nel 2002 Neffa gli consegnò un album di beat che diventò «Turbe giovanili». Poi incroci e la storia della loro carriera fino al pranzo milanese in cui Neffa si presenta forse con l’hard disk sotto il braccio e l’idea di fare finalmente un disco insieme. Nessuno l’aveva chiesto. Chi ci legge un’operazione di cassa sottovaluta quanto poco abbiano bisogno, oggi, di un’operazione di cassa.
Il nome viene da lontano. Neffa usava già nel 2024 «Zarathustra» per indicare ciò che non ti distrugge e ti rende più forte, dopo pochi giorni di studio i due hanno cominciato a chiamarsi così, e quando è nata l’intro Fibra ha proposto di dare lo stesso nome all’album. Per i pedanti: l’aforisma su ciò che non uccide sta nel «Crepuscolo degli idoli», non in «Così parlò Zarathustra». Ma il rap ha sempre campionato senza chiedere il permesso, filosofia compresa, e Nietzsche ne esce con un flow migliore di quello che aveva.
Il disco è stato costruito in quasi due anni e si sente. Ora come nel 2002 le strumentali sono tutte di Neffa, e la sua mano cambia strada facendo: i brani nati per primi sono fumosi e stratificati, quelli più recenti si asciugano in un boom bap contemporaneo, minimale, con lo spazio vuoto lasciato apposta attorno alle barre. Lo stesso Neffa descrive l’arco come qualcosa che va dal citazionismo anni Novanta alla trap. È un diario di lavorazione più che un concept, e ne ha i pregi e i difetti: la sincerità di chi non ripulisce le tappe intermedie, la discontinuità di chi le pubblica tutte.
La sequenza ha un’architettura precisa. I tre skit di Fonoteca, piazzati alla sesta, alla dodicesima e alla diciottesima traccia, dividono l’album in quattro blocchi quasi simmetrici, come le facciate di un doppio vinile, che infatti esiste e aggiunge una ventiquattresima traccia, «Non c’è bisogno». Sono le pause che rendono percorribile un’ora di musica, e il modo più old school possibile di ricordare che questo è un album da ascoltare in ordine, non una playlist da cui pescare.
Sul piano della scrittura i due si dividono il lavoro con naturalezza. Fibra resta il cronista sarcastico di sempre, quello che dice la cosa sgradevole con la faccia seria e la lascia lì. Neffa porta un’elasticità ritmica che nessun rapper della sua generazione ha mai davvero avuto e che pensavamo avesse appeso al chiodo insieme al cappellino. Parlano della scena, del paese, del mondo, senza mediazioni e senza preoccuparsi di sembrare simpatici. Con cinquant’anni Fibra e quasi sessanta Neffa, il fuori dai denti non è più una posa: è l’unica lingua che hanno voglia di parlare.
La copertina, firmata da Deemo, amico storico di entrambi, mette insieme pecore e graffiti: il pubblico generalista da una parte, un linguaggio che i più non capiscono dall’altra, come succede al rap. L’idea è chiara e un po’ datata. Il recinto tra chi capisce e chi bela era una postura dell’hip hop di fine anni Novanta, quando il rap italiano stava davvero in cantina. Oggi che il genere occupa le classifiche da un decennio, quella distanza dice più sulla nostalgia di chi la disegna che sul presente.
Venti o ventuno canzoni se si considera la versione fisica sono comunque tante, e nessuno a questo punto della loro carriera ha l’autorità per chiedere a Fibra e Neffa di tagliare.
La lezione per chi è arrivato dopo non sta nella nostalgia ma nel metodo: stessa stanza, i beat cuciti addosso alle voci, il tempo lasciato alle canzoni per cambiare forma. Nel 2026 sembra quasi artigianato. Per loro è l’unico modo di fare un disco.
TRACCIA PER TRACCIA
Zarathustra Style
L’intro dell’album nasce durante una di queste sessioni notturne. Il riferimento alle “sessioni in via Farini” e il “citofoni in pigiama” prendono spunto da un episodio realmente accaduto durante una notte di lavoro, quando un vicino interrompe una sessione musicale nel cuore della notte. Un momento quotidiano che diventa così parte dell’immaginario stesso del disco.
L’intro viene costruita a partire da una strumentale individuata durante una sessione notturna e da un ritornello registrato inizialmente come nota vocale. Le strofe, volutamente brevi, introducono fin dalle prime battute il mondo dark, riflessivo e introspettivo dell’album.
Trip
Tra gli ultimi brani a essere registrati, “Trip” rappresenta una sorta di ulteriore introduzione all’universo di Zarathustra Style. Nato durante una sessione al lago, dal punto di vista dell’energia si affianca a “Jay-Z”, il brano scelto per anticipare la collaborazione tra i due artisti, con un’attitudine live, energica e diretta, sostenuta da una produzione boom bap. Diversamente da altri brani, il ritornello vede Neffa e Fabri Fibra alternarsi e cantare insieme.
Jay-Z
“Jay-Z” è uno dei primi brani realizzati per il progetto e contribuisce a definirne la direzione. Il pezzo prende forma durante la prima sessione di lavoro a Milano, quando Neffa porta con sé una serie di strumentali. Tra le prime ascoltate c’è proprio quella di “Jay-Z”, sulla quale il ritornello viene scritto immediatamente, seguito da una sessione di scrittura e dalla successiva realizzazione delle strofe. Il brano contribuisce così a delineare il carattere dell’album: un rap più duro, scuro e diretto, con una forte attitudine e una componente tecnica nella metrica del rap.
Alienazione
“Alienazione” è uno dei brani che più si avvicinano all’immaginario di Turbe Giovanili, attraverso un’atmosfera fumosa e malinconica. Il brano nasce da una strofa scritta da Neffa a Milano mentre era in studio semplicemente per ascoltare alcuni beat. Un processo di improvvisazione che viene completato da Fabri Fibra che costruisce la propria parte e il ritornello, dando al brano la forma attuale.
Il testo si sviluppa attorno al tema dell’invecchiamento e del tempo che passa, ma anche dell’impossibilità dell’essere compresi.
All Night
“All Night” appartiene alla componente più boom bap dell’album ed è un classico hip hop anthem. Il ritornello è costruito interamente dai due artisti con l’idea di utilizzare una formula tipica della tradizione hip hop, legata alla scansione numerica e alla celebrazione delle rime, della vibe e dello spettacolo.
Le voci di Neffa e Fabri Fibra, in tonalità bassa, costruiscono un’accattivante melodia nel ritornello a cui si aggiungono le strofe dei due artisti.
Fonoteca 1/2/3
All’interno dell’album, all’inizio, nella parte centrale e alla fine, sono presenti tre estratti vocali provenienti da un documentario d’epoca dedicato alla figura del tecnico del suono. A questi si affiancano tre strumentali, scelte da Neffa e Fabri Fibra tra le numerose presenti nei computer di Neffa durante le sessioni di lavoro.
Le tre strumentali, tutte risalenti al primo periodo berlinese di Neffa, non presentano parti vocali o rap e funzionano come momenti di passaggio tra diversi gruppi di brani. È una soluzione che richiama la tradizione delle skit degli album hip hop degli anni Novanta, già utilizzata da Neffa in “Neffa & i Messaggeri della Dopa”, e quella pratica legata alle basi destinate ai rapper, pensate anche come strumento di allenamento.
Il collegamento con gli estratti dedicati al tecnico del suono porta alla scelta dei titoli “Fonoteca 1”, “Fonoteca 2” e “Fonoteca 3”.
Stupefatti
“Stupefatti” nasce da un pezzo di Neffa già pronto in cui Fabri Fibra interviene con la seconda strofa e successivamente con la propria voce sovrapposta a quella di Neffa nel ritornello, creando un intreccio vocale che diventa uno degli elementi distintivi del brano. Il pezzo affronta la quantità di elementi che compongono il mondo del rap e la vita dell’artista: beat, impegni, feste e contratti diventano parti di un sistema che richiede equilibrio e lucidità, la strofa di Neffa è anche un’istantanea del clima di odio crescente che si percepisce intorno. Il titolo richiama contemporaneamente la condizione di stupore e quella di alterazione mentale.
Promesse di Agosto
“Promesse di Agosto” nasce nelle prime fasi del progetto. Il ritornello viene scritto durante le prime sessioni e successivamente registrato da Neffa a Milano, nell’appartamento utilizzato per la lavorazione della prima parte dell’album. Il brano è stato ritrovato quasi per miracolo tra i soli tre file salvati delle parti accantonate durante le sessioni. Le due strofe sviluppano il tema della nostalgia per le estati del passato e del confronto con quelle contemporanee. La parte di Neffa guarda alla trasformazione della stagione e alla crescente difficoltà di viverla, mentre quella di Fabri Fibra si concentra sul fenomeno del turismo di massa. Due prospettive che convergono nella percezione di estati diventate progressivamente più faticose e nostalgiche.
Impero
Superata la metà del disco, Neffa e Fabri Fibra scelgono di rompere la struttura più classica utilizzata in diversi brani. Nasce così l’idea di realizzare una canzone senza ritornello, costruita come un continuo scambio di rime e alternanza al microfono.
“Impero” nasce da questa ricerca. La base viene costruita da Neffa e successivamente i due artisti lavorano alle strofe alternandosi gomito a gomito nella scrittura e nella registrazione. Il risultato è un brano trascinante con le metriche che non lasciano respiro.
Le Date
In un album caratterizzato da atmosfere spesso oscure e introspettive, “Le Date” rappresenta un momento più leggero e solare. Il brano immagina la dimensione di un tour estivo e si sviluppa su una produzione fresca e trascinante. Il brano nasce dal ritornello scritto da Neffa e poi eseguito in scambio con Fabri Fibra. Come sottotesto nel brano c’è una riflessione sulla vita e sulla similitudine e sul rapporto tra la strada percorsa nella musica e quella della vita reale.
Fatti Avanti
“Fatti Avanti” affronta il tema della fiducia in sé stessi e della necessità di trovare il coraggio per mettersi in gioco. Il brano invita a non rimanere ancorati agli errori e ai fallimenti del passato e a rivolgere lo sguardo verso il futuro, affrontandolo con maggiore determinazione. La base nasce dall’intuizione di Neffa di voler usare un campionamento dalla colonna sonora del film “L’avvocato del diavolo”. Il brano viene sviluppato da Fabri Fibra che scrive anche il ritornello e in ultimo completato dalla strofa di Neffa.
Calmi
“Calmi” parla della necessità di mantenere lucidità e razionalità in un contesto percepito come sempre più caotico e privo di senso. Costruito su un beat trascinante, ma attraversato da un’atmosfera oscura di fondo, il brano mette al centro il tema del controllo e della capacità di mantenere la calma anche quando il mondo intorno sembra spingere nella direzione opposta. Follie, fantasmi e paure diventano così parte di un immaginario in cui il vero nemico sono le forze che alimentano l’agitazione e la confusione, e in cui diventa necessario imparare a restare lucidi anche quando il contesto non aiuta. Il ritornello è cantato assieme da Neffa e Fabri Fibra.
Demoni
“Demoni” affronta il tema delle tentazioni, delle debolezze e delle prove personali che ognuno è chiamato ad affrontare. Il brano si concentra sulla difficoltà di non lasciarsi trascinare dai pensieri negativi e dalle proprie fragilità. Il campione, evocativo e quasi spiritato, richiama da subito per Neffa l’immagine di una “tentazione nel deserto”: il tema del maligno, inteso come una minaccia, è una presenza oscura che accompagna il brano e amplifica il senso di inquietudine. La visione di Fabri Fibra è stata quella di mantenere il brano nella sua forma originaria, senza aggiungere la batteria, se non nel finale, quando il beat sporco, lo-fi, che non prende prigionieri, entra sulla parte conclusiva della strofa di Neffa.
Paradiso
Uno dei temi dell’album è la cosiddetta “maledizione dell’artista”, intesa come la continua esposizione a difficoltà, fallimenti e momenti di negatività. “Paradiso” si concentra sulla ricerca di una condizione ideale che sembra sempre difficile da raggiungere. Il paradiso diventa così una dimensione instabile, continuamente minacciata dalla mancanza di fiducia in sé stessi, dai numeri, dalle dinamiche del mercato e dalle regole dell’industria discografica. Ma anche, per Neffa, l’utopia mai realizzata di riuscire a trovare un proprio posto nel mondo. Iniziato e scritto da Neffa a Berlino, il brano è stato approcciato da Fabri Fibra con un lavoro di reinterpretazione. Il risultato lo rende, insieme a “Fatti avanti”, uno dei brani in cui si riconosce maggiormente la scrittura di Fabri Fibra, in particolare nel ritornello. Il brano racconta, attraverso la metafora del paradiso personale, il desiderio di trovare una condizione di maggiore equilibrio e serenità.
Vertigini
“Vertigini” è un brano stratificato che affronta il rapporto con il tempo e la disillusione. I ricordi, allontanandosi progressivamente dal presente, accumulano polvere ma acquistano anche una nuova prospettiva: persone, esperienze e momenti passati vengono osservati con maggiore consapevolezza, tra ciò che resta e ciò che è cambiato. All’interno del brano, una citazione da Training Day ispira il verso “Conti i sorrisi e le lacrime”, dando una possibile chiave di lettura dei bilanci della propria vita.
Strada Buia
“Strada Buia” costruisce un immaginario fortemente cinematografico, associabile alle atmosfere di David Lynch (citato anche nella strofa di Neffa): una strada vuota, immersa nell’oscurità e illuminata soltanto dai fari di un’automobile. Nata da un beat già sviluppato da Neffa con il ritornello, la traccia sviluppa una doppia visione della strada, intesa da un lato come percorso verso il successo e dall’altro come misura di quanto lontano si è disposti ad arrivare per raggiungerlo. Lungo questo tragitto si incontrano tentazioni, droghe, difficoltà, amicizie, artisti falliti e persone disperate: sono i lati B del successo. La strada diventa così anche una metafora delle trappole e delle possibilità che si incontrano lungo il percorso, ricordando che non tutti arrivano necessariamente alla fine e che alcuni possono perdersi lungo il cammino.
Carta Pazza
“Carta Pazza” è un brano costruito senza ritornello, attraverso una strofa di Neffa e una di Fabri Fibra, che diventa un vero rompicapo di stile e di linguaggio. La “carta pazza” rappresenta i due artisti stessi: la carta imprevedibile da giocare per cambiare le sorti della partita. Nel testo, Neffa e Fibra si scambiano in modo sagace citazioni e riferimenti legati alla propria storia artistica, dalla A alla Z fino a 107 elementi.
Money
“Money” affronta il tema del denaro e nella strofa di Fabri Fibra dell’illusione di poterlo ottenere facilmente. Nella strofa di Neffa, il racconto della competizione spietata e la facilità dell’essere pasto per i predatori. Dietro l’immagine di successo e ricchezza associata, anche al mondo musicale, esiste un percorso molto più complesso, nel quale non è affatto scontato riuscire a raggiungere gli obiettivi economici desiderati.
Il denaro diventa così un elemento centrale non solo per gli artisti, ma per l’intero sistema che ruota intorno alla musica: discografia, mercato e circuito live. È al tempo stesso una motivazione e un parametro attraverso cui viene spesso misurato il valore del successo. Anche in questo pezzo le voci di Neffa e Fabri Fibra costruiscono assieme la struttura del ritornello in un pezzo dalle atmosfere oniriche.
Paura
Nel disco convivono due brani dalla componente sentimentale che rappresentano due lati opposti della stessa dimensione. Se “Promesse di Agosto” ne rappresenta il versante più positivo e nostalgico, “Paura” ne affronta quello più fragile. Su una base molto minimale prodotta da Neffa a Berlino questo è un altro dei pezzi che nasce il giorno in cui si è fatta la sessione di improvvisazione e Neffa ha adottato il metodo Keyser Söze nel film I Soliti Sospetti, componendo un’improvvisazione anche includendo i segni che aveva intorno a sé. Nella sua strofa Fabri Fibra racconta il timore di mettersi in gioco all’interno di una relazione e le incertezze che possono accompagnare la scelta di esporsi emotivamente.
Alfa Omega
“Alfa Omega” nasce dall’idea di unire due pezzi molto diversi tra loro all’interno di un’unica traccia. Il brano parte da una prima strumentale per poi cambiare direzione in modo netto, quasi “a schiaffo”, lasciando spazio a una seconda produzione. Tra diverse combinazioni possibili, vengono scelti due pezzi con ritmo e velocità diversi, accomunati dalla predominanza di un suono che richiama le colonne sonore cinematografiche etiche. Anche la struttura vocale rompe lo schema tradizionale: non c’è un ritornello e i due artisti si alternano con due strofe ciascuno. Il titolo richiama così il concetto di inizio e fine, di qualcosa che nasce in una forma e arriva a concludersi in un’altra.
Vampiri
“Vampiri” nasce da una produzione basata su due audio Whatsapp sentiti a velocità x2 registrati mettendo il telefono davanti al microfono. Da questo primo loop si sviluppa tutta l’architettura di questa base che ha un approccio più vicino alla trap e meno al boom bap. Un episodio fuori dagli schemi che rappresenta un picco dell’immaginario più oscuro e notturno dei due artisti. Durante la lavorazione del progetto Neffa e Fabri Fibra si trovano spesso a mandarsi messaggi o scrivere insieme nel cuore della notte, alle due, alle tre o alle quattro del mattino. Da questa attitudine nasce l’idea di definirsi metaforicamente “vampiri”, come negli audio che Neffa ha registrato. La figura del vampiro diventa così anche una rappresentazione dell’artista in una dimensione quasi maledetta e di distacco dal mondo.
Non c’è bisogno – bonus track
“Non c’è bisogno” nasce da una critica di Fabri Fibra al: “Ma c’era bisogno di….?”, frase nata sui social media che diventa ormai quasi uno stucchevole luogo comune. Zarathustra ha scelto di dare immediatamente la risposta: non c’era bisogno. Da questa provocazione nasce il brano che affronta con ironia il tema degli haters, dei leoni da tastiera e del bisogno di commentare e giudicare tutto. La base ha sonorità, anche in questo caso, molto dark e quasi sataniche. Il ritornello si apre con una parte molto visionaria e psichedelica di Neffa e prosegue con la seconda parte di Fabri Fibra, nella versione del suo stile più ipnotico e tagliente. Inserito come bonus track dell’edizione in doppio vinile, il brano sarebbe stato perfettamente in linea con il resto dell’album, ma diventa un contenuto extra dedicato a chi sceglierà il formato fisico.
DA ASCOLTARE SUBITO
Jay-Z – Impero – Vertigini
DA SKIPPARE SUBITO
Nulla. Assolutamente nulla!
SCORE: 8,00
TRACKLIST
Zarathustra Style
Trip
Jay-Z
Alienazione
All Night
Fonoteca #1
Stupefatti
Promesse di Agosto
Impero
Le Date
Fatti Avanti
Fonoteca #2
Calmi
Demoni
Paradiso
Vertigini
Strada Buia
Fonoteca #3
Carta Pazza
Money
Paura
Alfa Omega
Vampiri
Non c’è bisogno (bonus track contenuta nell’edizione in doppio vinile)
DISCOGRAFIA
Fabri Fibra
2002 – Turbe giovanili
2004 – Mr. Simpatia
2006 – Tradimento
2007 – Bugiardo
2009 – Chi vuole essere Fabri Fibra?
2010 – Controcultura
2013 – Guerra e pace
2015 – Squallor
2017 – Fenomeno
2022 – Caos
2025 – Mentre Los Angeles brucia
2026 – Zarathustra Style con Neffa
Neffa
1996 – Neffa & i messaggeri della dopa
1998 – 107 elementi (con Deda e Al Castellana)
2001 – Arrivi e partenze
2003 – I molteplici mondi di Giovanni, il cantante Neffa
2006 – Alla fine della notte
2009 – Sognando contromano
2013 – Molto calmo
2015 – Resistenza
2021 – AmarAmmore
2025 – Canerandagio Parte 1
2025 – Canerandagio Parte 2
2026 – Zarathustra Style con Fabri Fibra