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MARCO MENGONI | Allo Sbagliato, uno spazio per far tornare la musica offline

MARCO MENGONI | Allo Sbagliato, uno spazio per far tornare la musica offline

Marco Mengoni presenta a Milano Allo Sbagliato, il nuovo offline club da 500 posti di cui firma la direzione creativa. Dal 5 novembre al 19 dicembre concerti, ospiti musicali, comicità, DJ set, arte e design.
Marco Mengoni Allo Sbagliato 2026

Marco Mengoni ha presentato oggi, 28 settembre, a Milano Allo Sbagliato, il nuovo offline club di cui firma la direzione creativa. Un progetto che nasce, non a caso, dentro un cantiere.

La venue milanese che dal 5 novembre ospiterà la sua nuova residency era ancora in piena trasformazione: lavori in corso, materiali e attrezzature nello spazio, una sala che lasciava intravedere soltanto quello che diventerà. All’ingresso, ai giornalisti sono stati consegnati simbolicamente caschetto protettivo e giubbotto ad alta visibilità. Non una scenografia, ma la fotografia di un progetto ancora aperto, che prende forma mentre viene raccontato.

È da qui che parte Allo Sbagliato, spazio da 500 posti che per sette settimane, dal 5 novembre al 19 dicembre, cambierà identità sera dopo sera. 

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IL FORMAT 

Il centro del progetto saranno i 26 live di Mengoni con una band di dodici elementi. Niente sequenze, niente click, niente in-ear: solo strumenti suonati dal vivo e una scaletta volutamente aperta, costruita tra cover, brani meno frequentati del suo repertorio e possibili variazioni decise direttamente sul posto. Anche il rapporto con il pubblico viene ripensato: l’artista non salirà sul palco tradizionale, che sarà occupato dagli spettatori, ma suonerà nello spazio della sala.

La regola vale anche fuori dal palco. I telefoni verranno chiusi in apposite custodie all’ingresso, trasformando Allo Sbagliato in un club offline dove la serata non nasce per essere immediatamente fotografata, filmata e condivisa.

Mengoni arriva a questa esperienza dopo un tour da oltre 670mila spettatori e in un momento della carriera in cui avrebbe potuto semplicemente aumentare ancora le dimensioni dello spettacolo. Sceglie invece di ridurle. Cinquecento persone, una band, una stanza e la possibilità di non sapere esattamente cosa succederà la sera successiva. È questa, più che il nome, la vera scommessa di Allo Sbagliato.

Da un progetto ancora in fase di allestimento, Marco Mengoni racconta così l’idea che lo ha portato a cambiare prospettiva sul concerto, sul pubblico e persino sulla propria musica.

IL RACCONTO 

Perché “Allo Sbagliato”?

Perché tutto dipende dal punto di vista di chi guarda e giudica. Quello che per qualcuno è sbagliato, per qualcun altro può essere perfettamente giusto. Mi interessava partire proprio da questa ambiguità. Allo Sbagliato è un posto in cui le cose non devono necessariamente andare secondo il copione.

È anche una dichiarazione contro il formato tradizionale del concerto?

In parte sì. Negli ultimi anni abbiamo fatto concerti sempre più grandi, con movimenti studiati, scalette precise, una macchina produttiva molto complessa. Qui avevo bisogno di togliere. Voglio essere più vicino al pubblico e soprattutto ai musicisti, senza avere una scaletta serrata e una linea prestabilita per ogni momento.

Da dove nasce questa esigenza?

L’idea si è evoluta nell’ultimo anno, ma in realtà nasce molto prima. Era una specie di regalo che volevo farmi per i miei trent’anni, sette anni fa. Poi sono successe molte cose e non avevo avuto modo di svilupparla. Avevo però sempre più voglia di avere un posto veramente intimo, dove poter fare quello che voglio e stare a contatto con le persone.

Cosa significa, concretamente, essere “a briglia sciolta”?

Che non ci sarà una scaletta vera e propria. I pezzi che potranno tornare in più serate cambieranno completamente veste a seconda dell’umore e del mood della sera. Potremmo decidere qualcosa sul momento. Se ci ricordiamo un accordo, magari parte un pezzo. Se invece quella sera succede altro, andiamo da un’altra parte.

Non ci saranno necessariamente i singoli della mia carriera. Non sarà il concerto dei successi. Voglio recuperare soprattutto quei brani che hanno reso importanti per me i miei dischi, i pezzi meno esposti, i lati B. Poi magari una sera faremo anche un pezzo più conosciuto. Non voglio però che l’aspettativa sia quella di venire ad ascoltare una replica dei miei concerti.

Da dove arriva invece il repertorio delle cover?

Da tutta la musica che amo e che mi ha accompagnato. Al Green, Marvin Gaye, Donny Hathaway e altri artisti che hanno avuto un peso nella mia formazione. Saranno circa metà del repertorio. L’altra metà arriverà dalla mia musica, ma riletta in modo diverso.

Hai scelto una formazione molto lontana dall’idea di band di accompagnamento.

Siamo dodici sul palco, compreso me. È una soul band: tre fiati, tre coristi, due tastiere, organo, Leslie, basso, batteria, chitarra. Voglio che i musicisti abbiano spazio, che possano respirare e reagire a quello che succede.

Non avremo sequenze, click, niente. Neanche gli in-ear. Torniamo alle spie, come negli anni Settanta. Si attacca e si parte. È una dimensione molto più fisica della musica.

Mi interessa molto l’imperfezione. Una band che suona davvero insieme può sbagliare, può prendere una strada diversa, può reagire a qualcosa che succede in quel momento. È proprio quello che voglio.

Il palco tradizionale sarà occupato dal pubblico. Chi si esibisce starà invece nello spazio davanti, a contatto con le persone. È una scelta precisa. Potrebbe sembrare sbagliata, infatti siamo allo Sbagliato.

È un modo per eliminare la distanza tra artista e spettatore?

Esatto. Non voglio quella separazione netta. Vorrei che fosse una situazione più conviviale, quasi da club. Ci saranno persone sedute sul palco e altre in piedi intorno a noi. La distinzione tra chi guarda e chi si esibisce diventa molto meno rigida.

Il pubblico avrà però un altro limite: il telefono.

Il telefono non verrà sequestrato. Verrà semplicemente messo in una custodia chiusa durante la serata. Non perché ci siano cose che non si possono vedere, ma perché vorrei recuperare il contatto diretto con le persone. Siamo continuamente impegnati a fotografare, filmare, condividere. Qui vorrei che per qualche ora non fosse necessario.

Un’esperienza che esiste mentre succede e che poi rimane nella memoria. Se la stessa serata viene filmata e distribuita immediatamente, diventa qualcosa d’altro. Qui voglio che sia soprattutto vissuta.

Intorno ai tuoi concerti hai costruito un programma molto eterogeneo.

Ci saranno musicisti, artisti internazionali e italiani, comicità, stand-up, DJ set. Benjamin Clementine avrà una sua serata, così come Faccianuvola, Rareş, Sayf, Mace, Luca Ravenna, Nuzzo e Di Biase. Ho scelto persone che mi incuriosiscono, anche quando non appartengono direttamente al mio mondo.

Tu stesso potresti uscire dal ruolo di cantante.

Sì. Potrei essere presentatore, ospite, disturbatore, magari anche spalla comica. Vedremo. Anche questo fa parte dell’idea.

Quanto conta il design nel progetto?

Molto. Ho seguito personalmente l’allestimento e abbiamo lavorato con realtà nel mondo dell’arte e del design. Non volevo una scenografia applicata a un concerto. Il design deve diventare parte dell’esperienza.

Ci saranno anche opere d’arte.

Sì. Ho scelto due artiste, Sabrina Rosenheim e Carla Giaccio Darias, che esporranno i loro lavori all’interno del percorso. Mi interessava che l’esperienza iniziasse già prima di arrivare nella sala dove suoneremo.

Che tipo di spazio sarà, alla fine? Un club, un teatro, una galleria?

Non lo so. Ed è proprio questo il punto. Può essere tutte queste cose senza doverne scegliere una. Può essere un teatro quando c’è uno spettacolo, un atelier quando si costruisce qualcosa, una galleria quando entrano le opere. Non voglio che abbia un’identità troppo rigida.

Perché proprio Milano?

Perché è la città in cui vivo e volevo stare vicino a casa. Faccio merenda e vengo a suonare. È anche un modo per scaldare i motori e capire cosa può diventare questo formato.

E cosa succederà allo spazio dopo il 19 dicembre?

Il locale continuerà ad avere una vita propria. Io sarò lì per questa residency e poi lascerò il testimone a qualcun altro, immagino. Lo spazio esisteva già prima di noi e continuerà a vivere dopo questa esperienza. Per questi due mesi gli daremo una nostra veste, poi la toglieremo.

In un momento in cui gli spettacoli tendono a diventare sempre più grandi, perché scegliere 500 persone?

Forse proprio perché può sembrare sbagliato. O forse perché oggi è giusto fare qualcosa di piccolo. Non volevo semplicemente andare in un posto piccolo. Volevo ritrovare una dimensione intima.

Il progetto potrebbe avere una dimensione televisiva o cinematografica?

Potrebbe. Stiamo pensando anche a qualcosa per chi non riuscirà a essere qui. Non voglio però anticipare troppo, perché molte cose sono ancora in cantiere. Troveremo una strada per non far sentire escluse le persone che non potranno assistere fisicamente.

E dopo Allo Sbagliato arriverà nuova musica?

Oggi siamo qui per parlare della residency. Per il resto vi farò tornare un’altra volta!

ARTE E DESIGN 

Platea e sala sono state progettate da Marco insieme a Kartell, con arredi e soluzioni di design pensati su misura per la residency. È l’incontro tra due visioni che tendono alla perfezione e che, proprio in un luogo nato da uno “sbaglio”, trovano un nuovo modo di generare armonia: la ricerca della perfezione nel suono e nell’espressione artistica dialoga così con uno spazio storico e inaspettato, reinterpretato dal design Kartell per il Progetto dello Sbagliato.

Il design, del resto, è un mondo a cui Marco è vicino da tempo: ha collaborato con Salone del Mobile e si è esibito alla Triennale di Milano per l’inaugurazione dell’edizione 2021, davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per Allo Sbagliato ha seguito in prima persona l’allestimento e scelto personalmente le firme con cui lavorare, perché qui il design non è semplice scenografia, ma entra nel racconto e definisce l’identità e l’atmosfera del locale.

Alcuni elementi iconici di arredo sono di Porro, che da oltre cento anni sceglie di pensare fuori dagli schemi e trasformare ciò che può sembrare “sbagliato” in una possibilità. 

La luce – da sempre elemento imprescindibile di spettacolarizzazione per Marco – porta le firme di due aziende e filosofie scelte direttamente dal direttore creativo. 

Davide Groppi cura l’installazione visiva che accoglie gli ospiti all’ingresso: una traccia luminosa che non sovrasta, ma rivela la bellezza dell’imperfezione e l’anima più autentica dello spazio. 

Ingo Maurer accompagna l’ingresso degli spettatori in sala con Measure Light, un metro a nastro che diventa lampada da parete, un cortocircuito tra funzione e poesia che incarna lo spirito del progetto.

LA BAND

Sul palco di Allo Sbagliato, Marco Mengoni sarà accompagnato da Giovanni Pallotti al basso, Davide Sollazzi alla batteria, Peter Cornacchia alla chitarra, Benjamin Ventura al pianoforte e Nicola Peruch all’organo. Ai cori le voci di Moris Pradella, Yvonne Park e Alice Tombola, mentre la sezione fiati vede Daniel Ventura al sax tenore, Beppe Scardino al sax baritono e Mirko Cisilino al trombone e alla tromba. Una formazione allargata e interamente analogica, pensata per suonare come si suona in un club: pianoforte verticale acustico, organo, batteria, basso, chitarra, fiati e voci, senza sequenze, senza click e senza strumenti digitali. Non solo accompagnamento, ma un vero ensemble capace di muoversi tra generi diversi, improvvisare e lasciare spazio ai singoli musicisti.

IL CONCEPT

Questa volta Marco passa dall’altra parte e costruisce un cartellone lungo sette settimane, dal 5 novembre al 19 dicembre, scelto seguendo i propri gusti: amici, artisti stimati e nomi che non appartengono soltanto al mondo della musica, spesso lontani da quella che il pubblico immagina essere la sua comfort zone. Intorno alle sue 26 serate con la band si alternano appuntamenti dedicati alla comicità, serate con ospiti musicali e un DJ set. E anche quando non è protagonista, Marco può comparire nei modi più diversi: da ospite musicale a presentatore, da disturbatore a spalla comica.

IL PALCO

Allo Sbagliato ribalta, o meglio, “sbaglia”, i canoni estetici dei club musicali, a partire dal rapporto tra artista e pubblico. Le performance di Marco scendono dal palco alla platea, mentre il palco cambia funzione e accoglie tavoli e pubblico, annullando la distanza tra chi suona e chi ascolta. Una venue da 500 posti, “grande il giusto”, all’interno del Teatro Principe di Milano: 100 posti a sedere tra platea e palco, 400 in piedi tra platea e balconata, due bar e un guardaroba. Marco ha seguito in prima persona l’allestimento, progettando platea e sala insieme a Kartell e scegliendo personalmente le firme del design, perché qui il design non è semplice scenografia, ma entra nel racconto e definisce l’identità e l’atmosfera del locale.

LO SHOW

Ogni serata porterà la musica di Marco Mengoni, ma non quella che ci si aspetta. I concerti affondano le radici nel soul, nel blues e nel rhythm and blues, tra groove e un certo gusto per l’imperfezione che dà il nome al progetto. Il repertorio nasce da una lista di circa cinquanta brani, per metà tratti dal catalogo di Marco e per metà scelti tra le canzoni che ama, da cui sera dopo sera prende forma una scaletta sempre diversa, decisa anche all’ultimo momento. Per questo è stato realizzato il Marco Mengoni Real Book, ispirato ai Real Book degli standard jazz, i canzonieri con i grandi brani della tradizione americana trascritti in forma essenziale, con melodia, accordi e struttura, senza arrangiamenti dettagliati. È il libro che i musicisti trovano sul leggio quando vanno a suonare in un club: basta aprirlo alla pagina giusta per suonare insieme un pezzo, lasciando spazio all’interpretazione e all’improvvisazione. Allo stesso modo, il Marco Mengoni Real Book raccoglie tutti i brani del repertorio della residency, trascritti in partiture essenziali. Allo Sbagliato è infine un off-line club: all’ingresso il telefono viene riposto in una custodia richiudibile, e all’interno non sarà possibile fotografare né riprendere. Qui conta il momento, da vivere fino in fondo per portare con sé, all’uscita, il ricordo di una serata unica, atipica. Insomma, “sbagliata”. Almeno un po’.

ALLO SBAGLIATO – LE SERATE CON MARCO MENGONI

Marco-Mengoni-Allo-Sbagliato-2026

5 novembre 2026
7 novembre 2026
8 novembre 2026
10 novembre 2026
11 novembre 2026
13 novembre 2026
14 novembre 2026
17 novembre 2026
18 novembre 2026
20 novembre 2026
22 novembre 2026
25 novembre 2026
26 novembre 2026
28 novembre 2026
29 novembre 2026
1 dicembre 2026
2 dicembre 2026
4 dicembre 2026
5 dicembre 2026
8 dicembre 2026
11 dicembre 2026
13 dicembre 2026
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