Dark Mode Light Mode

Recensione: ERYKAH BADU & THE ALCHEMIST – “Before The World Blows’: The Abi and Alan Experiment”

Erykah Badu e The Alchemist trasformano Before the World Blows in un viaggio sonoro sospeso tra hip-hop, jazz, neo soul e funk. Un album visionario e sensuale, attraversato da desiderio, identità e memoria,

Era da tempo che aspettavo di ascoltare e recensire un disco di Miss Badu! Avevo voglia di immergermi di nuovo nella sua gelatina sonora, quella in cui hip-hop underground, jazz, neo soul e funk si sciolgono l’uno nell’altro senza appartenere a nessuno dei quattro, lasciandomi ondeggiare sospeso.

“Before the World Blows: The Abi and Alan Experiment” è il joint album che Erykah Badu firma con The Alchemist, un alchimista musicale nel vero senso della parola: il titolo esteso gioca sui nomi veri dei due, Erica Abi Wright, la Badu anagrafica, e Alan Daniel Maman, il produttore che il mondo conosce con lo pseudonimo. Dietro le maschere artistiche costruite in trent’anni di carriera, è un disco che si presenta fin dal frontespizio come un patto tra due persone prima che tra due icone.

Il risultato dell’incontro sono sedici canzoni per poco più di un’ora di musica, la sommatoria di diciotto mesi di lavoro tra Dallas e Los Angeles: il tempo giusto per lasciare decantare le cose. Ne esce una delle opere più visionarie della carriera di entrambi, un disco destinato a evolversi insieme a chi lo ascolta, nel tempo. È un invito a continuare a esplorare te stesso, a concederti un altro bacio, un altro tiro, un altro ballo, un’altra risata, tutto prima che il mondo esploda.

Il disco vede Badu interrogarsi su quali parti di noi stessi e delle nostre storie, dall’amore all’innocenza, dai sogni ai ricordi fino all’essere donna, valga la pena proteggere prima che il mondo si spezzi e si frammenti.

Advertisement

Meditativo e fluido, l’album si sviluppa in quattro movimenti, tracciando l’evoluzione dell’io attraverso i prismi dell’amore, dell’arte e dell’identità, e invitandoci a confrontarci con sentimenti difficili. La passione si confonde con il desiderio, la speranza con il dolore; ogni brano rivela un’altra sfaccettatura dell’universo interiore di Badu, il Baduverse.

Il nucleo lirico del disco, come Badu ha chiarito in un’intervista al Guardian, è la politica di genere intesa nel senso più letterale: il modo in cui uomini e donne si cercano e si sfuggono, si desiderano e si feriscono. Molti testi assumono la forma di lezioni autobiografiche rivolte alle proprie figlie e, per estensione dichiarata, a “le figlie del mondo”.

È un impianto che avrebbe potuto scivolare nel didascalico, e regge perché Badu non pretende mai di possedere la risposta: in Crossfade la seduzione è già lutto; in I Know That Man, dove Earl Sweatshirt getta la sua verve più scoperta su un tappeto quasi gospel, l’archetipo maschile viene sezionato senza processo sommario.

Il perimetro musicale attraversa la black music antica e moderna senza fermarsi mai abbastanza a lungo da lasciarsi etichettare. Black Box, chiusa da un intervento di Kamasi Washington che si scioglie più che esplodere, è il punto in cui il disco si avvicina di più al jazz da camera; They Ain’t You, con Thundercat al basso, ne è il rovescio ritmico, quasi uno scherzo nervoso dentro un album altrimenti rarefatto.

Witch Doctor resta la prova più diretta di quanto Badu sappia rendere ancora ipnotica una minaccia sussurrata, senza alzare mai la voce.
Così come la marea di ospiti che hanno voluto partecipare alle session sonore. Il risultato somiglia a una conversazione fra sensibilità affini più che a uno scambio di featuring: dentro ci passano Steve Lacy, Thundercat, Kamasi Washington, Earl Sweatshirt, Westside Gunn, Joi, DRAM e DJ Creole Princess, e ognuno resta ospite, mai protagonista.

Unica nota da fare è l’effetto dei filtri sulla voce di Badu. Qualche volta, sentite To The Moon come base per capire cosa intendo o anche Hot BiBi, la voce suona modificata all’estremo, meno sporca e passionale del solito. Resta un’increspatura, non una crepa. Forse un’alchimia di troppo.

Badu, cinquantacinque anni compiuti, non ha nulla da dimostrare e infatti non dimostra: mostra, in tempo reale, cosa significhi restare curiosi del proprio desiderio mentre il mondo, fuori, continua a scricchiolare.

Alla fine … Prima che il mondo scoppi tu chi baceresti? 

SCORE: 8,50

DA ASCOLTARE SUBITO

Echos – Breezy – Black Box 

DA SKIPPARE SUBITO

Un’ora di sospensione del mondo. Impossibile skippare!

TRACKLIST

1. Echos
2. I Just Play A Part
3. Crossfade (feat. DJ Creole Princess, Westside Gunn, Joi)
4. Witch Doctor
5. Valentine (feat. DRAM)
6. Next 2 U
7. Love Me Not
8. Breezy
9. Abracadabra
10. To The Moon (Plan C) (feat. Steve Lacy)
11. They Ain’t You (feat. Thundercat)
12. What The People Say (Apostle 1)
13. Hot BiBi (Apostle 2)
14. No I.D. (feat. Westside Gunn)
15. I Know That Man (feat. Earl Sweatshirt)
16. Black Box (feat. Kamasi Washington)

DISCOGRAFIA 

1997 – Baduizm
2000 – Mama’s Gun
2003 – Worldwide Underground
2008 – New Amerykah Part One (4th World War)
2010 – New Amerykah Part Two (Return of the Ankh)
2026 – Before The World Blows (con The Alchemist)

VIDEO 

WEB & SOCIAL 

Badu
Website | Instagram |

The Alchemist:
Instagram | 

Previous Post

Concerti e festival per i prossimi mesi. La lista in continuo aggiornamento [Info e Biglietti]

Next Post

PAUL HEATON #1 negli album e vinili in UK. OLIVIA DEAN e SAM FENDER sempre primi nei singoli

Advertisement