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Recensione: INTERPOL – “This Mirror Weighs a Ton”

Recensione: INTERPOL – “This Mirror Weighs a Ton”

Con il loro ottavo sigillo in studio, “This Mirror Weighs a Ton”, gli Interpol frantumano la propria comfort zone. Guidato dall’incedere ieratico di Paul Banks, il disco si rivela un’autoanalisi asfissiante e atmosferica, un’indagine spietata sui compromessi emotivi e sulle verità irrisolte che sedimentano nel tempo.

Gli Interpol sono una certezza. Non sbagliano. Non deludono, non lasciano le cose in sospeso.

Di solito ascolto il disco da recensire tre volte. Con “This Mirror Weighs a Ton”, ottavo capitolo di una liturgia in abito scuro che sfiora i trent’anni di carriera, sono già al riascolto a rullo e non riesco a fermarmi.

Dimenticate la rassicurante e stantia etichetta di “revival post-punk”: qui si sprofonda in un’autoanalisi asfissiante e atmosferica. Niente facili esplosioni indie-rock a uso e consumo dei nostalgici; la materia trattata è densa, vischiosa, inesorabile.

Nato dalle vertigini compositive di un Paul Banks sempre più ieratico, con melodie e parole plasmate in simultanea, il disco seziona le nevrosi della percezione e il logorio emotivo.
Merito anche delle alchimie in sala macchine: con Andrew Wyatt alla produzione e David Fridmann al missaggio, la rigida palette monocromatica dei newyorkesi si contamina.

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Troviamo archi sferzanti (Ever the Actor), strumenti a fiato ( Bird and The Serpent), pianoforti dalle sonorità tintinnanti (Iron City) e persino digressioni tra bonghi giocosi e pulsazioni calypso (Wake Up). Uno sberleffo geniale al proprio stesso elitarismo. Non mancano intarsi acustici di insospettabile derivazione prog (So Rides the Reindeer) o le architetture corali (Enemy), ma il DNA ritmico e marziale del gruppo pulsa intatto sotto pelle, come certifica la lama di Wings On Fire.

Registrato nel ventre del Lower East Side, un ritorno a Manhattan che sa di espiazione dopo un decennio e incorniciato visivamente nella cover dall’estetica museale di Addie Wagenknecht, l’album trova il suo climax concettuale nella conclusiva Sudden.

Qui si compie la diagnosi definitiva: qualsiasi dolore che sembri apparire dal nulla è, in realtà, un sedimento covato nell’ombra per anni.

Ecco perché lo specchio pesa una tonnellata: riflette il carico schiacciante di ogni compromesso, di ogni verità irrisolta che ci portiamo dentro prima ancora di avere il coraggio di ammetterne l’esistenza.

Gli Interpol non hanno bisogno di reinventarsi. Gli basta continuare a scavare.
E continuo ad ascoltare…

SCORE: 8,00

DA ASCOLTARE SUBITO

Wings On Fire – Ever The Actor – Enemy – Bird and The Serpent

DA SKIPPARE SUBITO 

Naturalmente nulla. Un’oretta di gravitazionale introspezione oscura.

TRACKLIST

This Mirror Weighs a Ton
See Out Loud
Iron City
Wounded Soldier
Wings On Fire
Ever The Actor
So Rides The Reindeer
Darling Thoughts
Wake Up
Enemy
Bird and The Serpent
Sudden

DISCOGRAFIA 

2002 – Turn On the Bright Lights 
2004 – Antics
2007 – Our Love to Admire
2010 – Interpol 
2014 – El Pintor
2018 – Marauder 
2022 – The Other Side of Make-Believe
2026 – This Mirror Weighs a Ton

VIDEO 

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