Davina Michelle costruisce AFTERPARTY attorno a una contraddizione che il pop tende spesso a rimuovere: si può ballare mentre tutto intorno vacilla.
In AFTERPART1, la festa diventa una scelta esistenziale, un modo per affermare la vita proprio quando la sua fragilità diventa impossibile da ignorare. Libertà, identità, desiderio e accettazione di sé convivono con la consapevolezza della precarietà, senza trasformare il dolore in una posa.
Il disco, in uscita il 28 agosto, è la prima parte di AFTERPARTY, progetto diviso in due capitoli che mette al centro libertà, identità, accettazione di sé e consapevolezza della fragilità dell’esistenza. La festa, nella visione della popstar olandese, non è una fuga dalla realtà, ma un modo per affrontarla: ballare, celebrare, desiderare e vivere diventano atti di consapevolezza.
Alla vigilia del suo più lungo tour europeo, Davina Michelle racconta a Newsic la genesi di AFTERPARTY, il rapporto con la vulnerabilità, l’identità femminile, il valore politico della libertà e la possibilità di affrontare temi profondi senza rinunciare al piacere immediato di una canzone pop.

L’INTERVISTA
Il disco parla di libertà, identità e accettazione di sé, ma anche della consapevolezza che la vita può essere fragile. Quanto è cambiato il tuo modo di scrivere da quando hai iniziato a confrontarti con questa fragilità?
Penso di avere meno paura di dire esattamente quello che penso. Quando diventi più consapevole di quanto la vita sia realmente fragile, ti rendi conto anche di quanto tempo sprechiamo preoccupandoci di cose che, in fondo, non contano davvero. Di quello che gli altri pensano di noi, del fatto che ci sentiamo o meno parte di qualcosa, del fatto che stiamo vivendo la nostra vita nel modo “giusto”.
Credo che per questo la mia scrittura sia diventata più diretta. Voglio parlare delle cose che mi fanno davvero provare qualcosa, anche quando sono scomode o caotiche.AFTERPARTY parla proprio di questo: la vita non è perfetta e non è infinita, quindi, finché siamo qui, tanto vale viverla davvero.
Hai definito “AFTERPART1” il tuo lavoro più personale. Essere più personale significa necessariamente essere più vulnerabile, oppure hai scoperto che la vulnerabilità può diventare una forma di forza artistica?
Decisamente la seconda. Per molto tempo la vulnerabilità mi è sembrata qualcosa che significava esporre una parte di me che probabilmente avrei dovuto proteggere.
Oggi penso invece che sia uno degli strumenti più potenti che ho come autrice. Più mi permetto di essere specifica e sincera, più le persone sembrano riuscire, in qualche modo, a riconoscersi in quello che racconto.È la cosa curiosa della scrittura delle canzoni: a volte il brano più personale diventa quello più universale.
In What A Woman affronti il tema dell’identità femminile. Quanto senti il bisogno, oggi, di mettere in discussione le aspettative che ancora circondano l’immagine pubblica di una donna pop?
È molto importante. What A Woman è fondamentalmente la mia celebrazione dei tanti modi diversi in cui si può essere donna. Esiste ancora questa strana contraddizione per cui alle donne viene chiesto di essere forti, ma non troppo intimidatorie; sexy, ma non troppo sessuali; sicure di sé, ma allo stesso tempo piacevoli e rassicuranti. È estenuante.
Non voglio dire alle donne come dovrebbe essere una donna. Il punto della canzone è proprio che la libertà ha un aspetto diverso per ognuno di noi.

Still Champagne sembra condensare bene la filosofia di AFTERPARTY: non bere per dimenticare, ma brindare alla consapevolezza del presente. Che cosa significa per te “celebrare” quando sai che la vita non è perfetta?
È proprio in quei momenti che celebrare acquista un significato per me. Still Champagne nasce da un momento doloroso, ma la canzone non parla davvero di tristezza. Parla della scelta di celebrare la vita anche sapendo che non durerà per sempre.
Celebrare non significa necessariamente fingere che vada tutto bene. Questa idea è diventata molto importante per l’intero album.
AFTERPARTY è concepito come una storia divisa in due capitoli. Perché avevi bisogno di separare la festa dal momento in cui la festa finisce?
Perché sono due stati d’animo completamente diversi e volevo dare a entrambi lo spazio necessario.
AFTERPARTY è la festa. È rumorosa, impulsiva, celebrativa e a volte anche un po’ sconsiderata. Celebra l’essere donna, l’amicizia, la libertà, il sesso, la vita, persino quelle cose per cui tradizionalmente non pensiamo di dover organizzare una festa.
Prima o poi, però, la musica si ferma. Tutti tornano a casa. E all’improvviso rimani sola con i tuoi pensieri. È lì che comincia il secondo capitolo. È il mattino dopo, quando inizi a chiederti che cosa abbia significato davvero tutto quello che è successo.
Amo questo contrasto perché penso che la vita si muova continuamente tra questi due luoghi.

C’è una frase particolarmente interessante nella presentazione del progetto: “ballare può essere una forma di sopravvivenza”. Quando la musica ha avuto questo ruolo nella tua vita, prima ancora di diventare il tuo lavoro?
La musica è sempre stata il luogo in cui potevo trasformare qualcosa che non capivo in qualcosa che riuscivo a sentire. Anche prima che diventasse il mio lavoro, usavo la musica per evadere, elaborare quello che mi stava accadendo o semplicemente cambiare il mio stato d’animo per tre minuti.
Il tour europeo ti porterà in Paesi con pubblici e culture musicali molto differenti. Quanto cambia Davina Michelle quando entra in una stanza piena di persone che non condividono necessariamente lo stesso background culturale?
Non credo che le differenze culturali tra i vari pubblici mi cambieranno molto come performer. Alla fine, la musica attraversa piuttosto bene i confini e io salirò sul palco come la stessa persona, ovunque ci troviamo.
Probabilmente a fare una differenza molto maggiore sarà la dimensione della sala. La mia presenza sul palco cambia naturalmente in base alla capienza e alla distanza dal pubblico. Uno show piccolo e intimo a Parigi ha un’energia completamente diversa rispetto a un concerto più grande nei Paesi Bassi, dove sono di casa e dove il pubblico mi conosce già.
L’industria pop tende a trasformare gli artisti in immagini immediatamente riconoscibili. Quanto è difficile proteggere la persona che sei quando il successo comincia a costruire una versione pubblica di te?
Penso sia importante ricordare che la versione pubblica di te rappresenta soltanto una piccola parte di quello che sei realmente. Le persone vedono le performance, le interviste, le fotografie, i numeri, gli abiti e naturalmente costruiscono un’immagine intorno a tutto questo.
Ma nel momento in cui torno a casa, quel mondo scompare piuttosto rapidamente. Ho molti animali e sicuramente mi aiutano a mantenere i piedi per terra, ahah.
AFTERPARTY sembra rifiutare l’idea di dover scegliere tra leggerezza e profondità. Perché pensi che il pop abbia ancora bisogno di essere giustificato quando vuole parlare di qualcosa di serio attraverso una canzone che fa ballare?
Onestamente non lo so, perché alcune delle più belle canzoni pop mai scritte fanno esattamente questo. Esiste l’idea che qualcosa debba avere un suono triste per poter essere profondo, e io non sono affatto d’accordo.
Mi piace giocare con l’idea di scrivere testi tristi su melodie felici. Rende le canzoni imprevedibili e mantiene un certo equilibrio.
Come nasce l’idea della cover del disco? In che modo quell’immagine restituisce il contrasto tra la dimensione festosa e quella più riflessiva del disco?
L’intero universo visivo di AFTERPARTY nasce dall’idea del mattino dopo una festa. Non volevo la versione patinata della celebrazione, con bicchieri di champagne perfetti e decorazioni impeccabili. Volevo le prove che qualcosa fosse successo: il disordine, il fumo, le bottiglie, gli oggetti rimasti indietro.
La festa è ancora visibile ovunque, ma la sensazione è cambiata. È allo stesso tempo celebrativa e leggermente malinconica, ed è esattamente il punto in cui questi due capitoli si incontrano.

Conosci la musica italiana? C’è un artista italiano con cui ti piacerebbe collaborare?
Conosco sicuramente un po’ di musica italiana! Ho avuto anche l’opportunità di fare un’apparizione durante i concerti di Eros Ramazzotti e di cantare con lui, ed è stata un’esperienza davvero divertente. È stato speciale condividere il palco con un artista italiano così iconico.
E una domanda da afterparty, quando le luci sono già accese: quando tutto il rumore intorno a Davina Michelle scompare, che cosa rimane?
Un gran casino, ahah. Scherzo. Probabilmente rimane semplicemente Michelle. Una donna molto normale e imperfetta a cui piacciono gli animali, il trucco e i testi intensi.
ABOUT DAVINA
Pochi artisti sono riusciti a lasciare un’impronta così duratura in così poco tempo come Davina Michelle. Con la sua voce unica, le sue potenti esibizioni dal vivo e le sue canzoni piene di empowerment, è diventata una delle artiste olandesi di maggior successo della sua generazione, e ora sta rapidamente conquistando la scena internazionale.
Dal suo debutto nel 2017, Davina Michelle è diventata una delle artiste olandesi di maggior successo della sua generazione, conquistando un record nella Top 40 olandese con la sua versione di Duurt Te Lang di Glen Faria: undici settimane consecutive al primo posto, cinque dischi di platino e il titolo di artista donna di maggior successo nella storia della Top 40 olandese.
Da allora, ha pubblicato numerosi successi, si è esibita all’Eurovision Song Contest e al Gran Premio di Formula 1 di Zandvoort, e ha condiviso il palco con artisti come P!NK, Robbie Williams, Maroon 5 e Armin van Buuren.
Con oltre 850 milioni di streaming, una fanbase internazionale in rapida crescita e l’Afterparty Tour 2026, Davina Michelle compie nuovamente un grande passo verso una carriera internazionale duratura.
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