Dopo il funk sartoriale di Bruno Mars e l’edonismo latino e viscerale di Bad Bunny questa sera a San Siro è andata in scena la spettacolarizzazione del pop con il primo dei tre show milanesi di The Weeknd.

Strutture diverse, linguaggi scenografici persino opposti, ma impatti del tutto equivalenti: la saturazione totale dello spazio urbano e la trasformazione della venue in un tempio collettivo.
Non c’è più alcuna traccia di umana imperfezione nell’architettura spettacolare che Abel Tesfaye ha eretto al centro del Meazza per la prima delle sue tre date milanesi dell’After Hours Til Dawn Tour.
La struttura la si era già assaporata qualche anno fa all’Ippodromo. Allora ci era sembrato di un altro campionato ma l’upgrade 2026 è ancora più mastodontica.
Quello a cui assistiamo non è un semplice concerto pop, ma la messa in scena delle nevrosi collettive del contemporaneo, eseguita con una precisione ingegneristica ma con dei momenti dove l’artista si lascia andare al pubblico.
Dominata dalla mastodontica scultura ginoide firmata Hajime Sorayama, un feticcio cromatico che fende irradiando lampi e fumi teatrali al centro dello stadio.
Quando Abel prende possesso del palco dopo la deflagrazione rage-trap di Playboi Carti, non cerca l’empatia della curva: ne esige il culto. La voce, nitida, glaciale, intatta nonostante la tenuta di una residency fisica imponente, taglia le fiamme e gli arpeggiati di sintetizzatore analogico con la freddezza di un professionista dell’estasi.
Da “Take My Breath” fino al finale catartico di “Blinding Lights” e “Timeless”, la scaletta scorre con tante versioni shorter, tra le hit da miliardi di streaming (ricordiamo che The Weeknd ha ben due brani nella top ten degli streaming all time su Spotify) abolendo la pausa in favore di un montaggio quasi cinematografico.
Il sub-basso fa vibrare le strutture dello stadio mentre il pubblico recita a memoria litanie di alienazione, edonismo e redenzione. È la contraddizione più affascinante di The Weeknd: trasformare la solitudine più disperata nel prodotto di consumo di massa definitivo.
Se questo capitolo rappresenta davvero l’addio dell’alter ego “The Weeknd” prima della transizione verso Abel Tesfaye, la prima notte di San Siro ne ha sublimato il mito. Nessuna sbavatura, nessuna crepa nel ritmo e anche un generoso bagno di pubblico tra la folla. Un dispositivo pop giga che gira a regime perfetto.
Resta l’interrogativo se, sotto questa immensa cattedrale di luce, fuoco e acciaio, batta ancora il cuore del crooner torbido dei primi Mixtape o se l’artista abbia definitivamente ceduto il passo alla sua stessa statua.
Domani si replica e ancora domenica, poi la stagione estiva dei concerti milanesi è finita. Tutti in ferie meno che Abel che continua a girare per l’Europa e il mondo!
LA SCALETTA
1. Baptized in Fear
2. Open Hearts
3. Wake Me Up
4. After Hours
5. Starboy
6. Heartless
7. Faith
8. Cry for Me
9. I Can’t Fucking Sing
10. São Paulo
11. Until We’re Skin & Bones
12. Take My Breath
13. Sacrifice
14. How Do I Make You Love Me?
15. Eva
16. Can’t Feel My Face
17. Lost in the Fire
18. Often
19. I Was Never There
20. Given Up on Me
21. The Hills
22. Timeless
23. RATHER LIE
24. Creepin’
25. Niagara Falls
26. One of the Girls
27. Stargirl Interlude
28. Out of Time
29. I Feel It Coming
30. Die for You
31. Is There Someone Else?
32. Wicked Games
33. Call Out My Name
34. The Abyss
35. Save Your Tears
36. Less Than Zero
37. Blinding Lights
38. Without a Warning
39. House of Balloons
40. Moth to a Flame
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25 luglio 2026 | MILANO @ San Siro Stadium
26 luglio 2026 | MILANO @ San Siro Stadium
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