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Recensione concerto – BOY GEORGE & CULTURE CLUB : eleganza pop, soul senza nostalgia [Scaletta e Info]
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Recensione concerto – BOY GEORGE & CULTURE CLUB : eleganza pop, soul senza nostalgia [Scaletta e Info]

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Il loro esordio discografico risale al 1982, nel 1986 il primo scioglimento, dal 1998 al 2002 la prima reunion a cui fa seguito una nuova separazione a cui segue un periodo burrascoso tra reunion parziali, separazioni sino al 2014 quando i BOY GEORGE & THE CULTURE CLUB tornano a essere una nuova entità che porta nel 2018 a un nuovo album.

Così, dopo questa breve sintesi, la band inglese (il primo gruppo dai tempi dei Beatles ad avere tre singoli nella Top 10 americana tratti da un album di debutto) arriva a Milano (unica data italiana) in una formazione quasi originale con Mikey Craig (basso), Roy Hay (chitarra e tastiere) e il frontman Boy George (voce principale), insieme a una band di 8 elementi.

Ascoltando la band oggi gli anni ’80 tornano a brillare, ma dimenticate l’effetto nostalgia fine a se stesso. Sul palco, Boy George e i suoi Culture Club firmano una serata di buon livello grazie a un’intensa lucidatura del loro storico repertorio, riproposto con arrangiamenti attuali e suoni contemporanei, autentici figli del nuovo millennio.

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Lo show si rivela un mosaico sonoro in cui il pop si mischia prevalentemente al soul, per poi avventurarsi con disinvoltura verso il reggae (come in “Everything I Own”), il dub di “Eyeliner” (dal repertorio di Boy George solista), il recente ska trascinante di “Skinhead Stomp” o il rock più puro, come nel caso della cover dei T. Rex.

Nonostante questa ricca varietà di sfumature, resta il ritmo a fare da padrone assoluto della serata, cedendo la scena in qualche preziosa occasione alla pura melodia (come “Letting Go” e “King of Everything”). Il suono complessivo è incredibilmente compatto, privo di grandi virtuosismi fini a se stessi, se non quelli della corista e l’intenso assolo di chitarra sulla cover di “Purple Rain”, riletta per l’occasione in una chiave decisamente pop. In questo equilibrio perfetto, un ruolo centrale viene affidato al sax, che conquista più spazio rispetto ai tradizionali soli di chitarra, regalando atmosfere calde e avvolgenti.

La scaletta pesca nell’intero percorso della band: dai successi storici degli anni Ottanta fino alla reunion, passando per l’ultimo singolo “Letting Things Go” e qualche incursione nel repertorio solista di Boy George. Le cover in scaletta ammorbidiscono i toni – configurandosi a volte come un elegante esercizio di stile rispetto alle versioni originali – ad eccezione dei graffianti omaggi a T. Rex e David Bowie.

Tra i momenti più sorprendenti dello show spicca la coraggiosa versione di uno dei loro cavalli di battaglia assoluti: “Do You Really Want to Hurt Me” viene proposta in una lentissima e ipnotica versione reggae, ispirata alla celebre reinterpretazione che ne fece Sia. Una scelta rischiosa ma assolutamente vincente.

Sul finale, il  concerto regala un vero e proprio salto temporale in avanti. Sul palco sale infatti Senhit, la cantante bolognese con cui Boy George ha condiviso l’esperienza e il palco dell’Eurovision Song Contest 2026. La loro esecuzione dal vivo del brano “Superstar” accende il pubblico, celebrando una collaborazione fresca, trascinante e di respiro internazionale che strizza l’occhio allo stile “Eurovision”.

Tutto lo spettacolo è gestito in modo estremamente misurato, adulto, a tratti persino patinato, con zero concessioni allo spettacolo fine a se stesso e alle distrazioni visive. La scelta della band è chiara: lasciare che siano la musica e la forza delle canzoni le uniche, vere protagoniste della serata. Resta invece una certezza l’immancabile passione per i look eccentrici di Boy George, che non perde mai la sua cifra stilistica inconfondibile e il suo celebre amore per i colori.

Com’era prevedibile, la chiusura è affidata a una travolgente “Karma Chameleon”, che trasforma l’intera arena in un enorme dance floor a cielo aperto e in un liberatorio karaoke collettivo.

Una serata decisamente gradevole, resa ancor più piacevole da una leggera brezza che si è levata proprio a fine concerto, rinfrescando l’aria e facendo dimenticare la torrida giornata estiva che aveva preceduto lo show.

Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo)

LA SCALETTA 

Church of the Poison Mind/ Mister Man 1983
Standing Tall in the City of Love” Boy George And Culture Club 2006
Move away 1986
It s a miracle 1983
I’ll Tumble 4 you 1982
Everything I Own 2002
Letting Things go Boy George & Culture Club 2026
King of Everything Boy George 2013
Purple rain Prince cover
Children of the Revolution t rex cover 1972
Time (Clock of the Heart) 1982
Do you really want to hurt me (Sia versione) 1982
Eyeliner Voodoo Boy George‧ 2025
Skinhead stomp Boy George & Culture Club 2024
Let’s dance David Bowie cover
Miss Me Blind 1983

Encore
Simpathy for the Devil Rolling Stones cover
Superstar – con Senith 2026
Karma Chameleon 1983

LE DATE 

12 luglio Belle and Sebastian
13 luglio Vulfpeck – Unica data italiana
14 luglio Pixies – Unica data italiana
15 luglio Caparezza
21 luglio I Cani
23 luglio Lorde – Unica data italiana
25 agosto Djo
1 settembre Hollywood Vampires
7 settembre Gemitaiz
8 settembre Negramaro
9 settembre Levante
11 settembre Mannarino

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WEB & SOCIAL 

@boygeorgeofficial/
@cultureclubofficial/

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