Oggi, 22 giugno di quarantun anni fa (1985) la Kitchenware Records licenziava “Steve McQueen”, il secondo capitolo dei Prefab Sprout.
Dire che abbia “retto il test del tempo” significherebbe fraintendere il sofisticato anacronismo di Paddy McAloon: quel disco era fuori dal suo tempo nel 1985 e continua a restarlo oggi, refrattario a qualsiasi tentativo di storicizzazione.
È, semplicemente un disco clamoroso, il perfetto manufatto pop, un’opera d’ingegneria emotiva applicata che ha ridefinito i confini della canzone leggera proprio mentre l’Inghilterra tatcheriana si dibatteva tra i residui post-punk e il feticismo sintetico delle classifiche.
Il segreto di questo capolavoro risiede nel cortocircuito calcolato tra l’iper-intellettualismo letterario di McAloon e la produzione algida e geometrica di Thomas Dolby.
Il disco si apre con l’incipit paradossale di Faron Young. Lì, un finto country centrifugato nel pop sintetico dell’epoca prende il nome da un’autentica stella di Nashville per imbastire una riflessione acida sull’industria culturale, trascinato dall’elasticità micidiale del basso di Martin McAloon.
È solo la prima stazione di un viaggio che trova il suo baricentro emotivo nella successiva Bonny, una ballata sulla perdita e l’assenza che rifiuta ogni climax scontato e poi prosegue con i cori eterei e spettrali di Wendy Smith il perfetto contrappeso alla voce confidenziale di Paddy.
Se il pop perfetto avesse una formula matematica, verrebbe comunque codificata nelle tessiture liquide di Appetite, dove un giro di sintetizzatore guida un testo ambiguo sulla maternità e il destino, risolvendosi in un ritornello che non esplode, ma si insinua. Questa stessa asciuttezza sonora si eleva in When Love Breaks Down, il manifesto commerciale dell’album. Il pezzo perfetto sulla fine di un amore privo di qualsiasi concessione al melodramma da classifica.
Il lato A si chiude con l’euforia agrodolce di Goodbye Lucille #1, un uptempo brillante ereditato dalle prime sessioni per John Peel, in cui la serrata trama di chitarre acustiche maschera il dramma del rifiuto amoroso, confermando come il pop, quando smette di inseguire il presente, possa diventare una delle forme artistiche più rigorose del Novecento. A seguire, Hallelujah spoglia definitivamente il disco delle sovrastrutture tecnologiche introdotte da Thomas Dolby: una traccia nuda, acustica, in cui l’artificio si dissolve lasciando emergere soltanto la vulnerabilità della canzone.
La seconda metà del disco non allenta la tensione. L’apertura del lato B del vinile di allora è affidata a Moving the River, un sofisticato jazz-pop dalle tastiere rarefatte che introduce l’eccentricità di Horsin’ Around, un pastiche che gioca con accenti sincopati per narrare, sotto una superficie frivola, la spietata cronaca di un’infedeltà emotiva.
Con Desire As McAloon spinga la lirica e forgia una ballata fumosa e indolente, dominata da un’armonica malinconica, in cui il verso “I’ve got nothing against romance / But it’s time to take a stand” diventa una lucida decostruzione del sentimento romantico.
La chiusura del disco passa dal divertissement bluesy di Blueberry Pie, utile ad alleggerire l’atmosfera, per passare alla solennità laica della chiusura di When the Angels Sing, un inno sacro profanato da drum machine.
L’eredità di Steve McQueen è sotterranea e radicale. Dire che ha forgiato generazioni di cantanti pop è riduttivo: i Prefab Sprout hanno sdoganato l’idea che la complessità non sia nemica dell’empatia. Senza questa lezione non esisterebbe montagne di dischi.
A quarantuno anni esatti dalla sua pubblicazione, questo album rimane l’inarrivabile pietra di paragone per chiunque decida di prendere in mano uno strumento e sfidare l’ascoltatore a decodificare la bellezza. Tutto il resto è rumore di fondo.
ASCOLTA IL DISCO
Faron Young – 3:50
Bonny – 3:45
Appetite – 3:56
When Love Breaks Down – 4:08
Goodbye Lucille #1 – 4:31
Hallelujah – 4:20
Moving the River – 3:57
Horsin’ Around – 4:39
Desire As – 5:19
Blueberry Pies – 2:24
When the Angels – 4:29
ACQUISTA IL DISCO SU AMAZON
LA DISCOGRAFIA
1984 – Swoon
1985 – Steve McQueen
1988 – From Langley Park to Memphis
1989 – Protest Songs
1990 – Jordan: The Comeback
1997 – Andromeda Heights
2001 – The Gunman and Other Stories
2003 – I Trawl the Megahertz
2009 – Let’s Change the World with Music
2013 – Crimson/Red