Saul Williams annuncia il suo nuovo album “Leap Life”, in uscita il 28 agosto per Big Dada.
Intitolato in riferimento alla sua nascita in un anno bisestile, Leap Life si presenta meno come un tradizionale album in studio e più come un’invocazione costruita in tempo reale: un incontro di spiriti, storie, frequenze e rivoluzioni incompiute, organizzate attraverso voce, ritmo e intuizione.
Si tratta del primo album solista in sette anni del musicista, poeta, regista e attore e segna il ritorno all’etichetta che pubblicò i suoi primi lavori da solista: Twice The First Time (1998) ed Elohim – 1972 (2008).
L’album include inoltre collaborazioni e contributi di rilievo da parte di Carlos Niño, Robert Del Naja, Kamasi Washington, Georgia Anne Muldrow e Surya Botofasina.
IL NUOVO SINGOLO
Ad accompagnare l’annuncio arriva il primo singolo, Conspiracy, realizzato insieme a Gonjasufi e Moor Mother.
Il brano è accompagnato da un videoclip ufficiale diretto da Cleon Arrey, già al lavoro con artisti come Snoop Dogg, Akeem-Ali e A$AP Rocky.
Da quasi trent’anni, Saul Williams occupa un posto unico nella cultura afroamericana, sfidando con straordinaria coerenza i confini tra musica, letteratura, cinema, e utilizzando l’arte come strumento di trasformazione. La sua carriera cinematografica comprende interpretazioni in film acclamati come Sinners — candidato a 16 Premi Oscar — oltre a Lackawanna Blues, Aujourd’hui (TEY) e New York, I Love You. Williams è inoltre co-autore e interpretate in SLAM, film premiato nel 1998 al Sundance e al Festival di Cannes, e ha recentemente debuttato alla regia con il lungometraggio Neptune Frost. Al di fuori del cinema ha pubblicato la sua prima graphic novel, Martyr Loser King, progetto multidisciplinare che intreccia una produzione coreografica itinerante realizzata con Bill T. Jones, una raccolta poetica e tre dei suoi album in studio, incluso quello che dà il titolo all’opera.
Con Leap Life, Williams amplia ulteriormente la definizione stessa di musica, muovendosi secondo una filosofia semplice ma radicale:
la voce è lo strumento”.
Nel corso dell’album parla, canta, improvvisa e testimonia su arrangiamenti fluidi che sfumano i confini tra spoken word, jazz d’avanguardia, cadenze hip-hop, ritmiche dell’Africa occidentale, composizione ambient e paesaggi sonori rituali. Superando le tradizionali strutture della rima, il progetto abbraccia la spontaneità e tratta il linguaggio come una forza ritmica e vibrante, catturando l’essenza di un improvvisatore jazz alla ricerca di una rivelazione in tempo reale, frutto di una vita interamente dedicata alla preparazione artistica.
È un processo rischioso — abbandonare il controllo all’interno di un mezzo fondato sulla permanenza — ma Williams trova proprio in quell’incertezza la possibilità della rivelazione. “Cosa significa fidarsi del momento?”, si chiede.
Questa domanda attraversa tutto Leap Life, un album che riflette sull’allineamento: tra il mondo visibile e quello invisibile, tra i vivi e la memoria ancestrale, tra la lotta politica e la resistenza quotidiana. Williams descrive il disco come profondamente influenzato dai concetti di cerimonia e sciamanesimo. Non nella loro versione estetizzata e commerciale tipicamente occidentale, ma secondo una concezione più antica della musica come strumento capace di trasportare simultaneamente dolore, resistenza e guarigione. In un’epoca che spesso premia la distrazione e l’anestesia emotiva, Leap Life rivendica il valore dell’intenzione e del significato.
L’album funziona quasi come un rituale accuratamente costruito, pensato per generare un movimento emotivo nell’ascoltatore. Questo emerge in particolare dal rapporto costante con i temi dell’ascendenza e del martirio.
Williams descrive apertamente il disco come un tentativo di entrare in comunione con i morti. Osservando la devastazione in corso in Palestina, Sudan, Haiti, Congo e Yemen, si è interrogato sul destino del dolore collettivo, su dove vada l’energia delle persone uccise, su come i vivi possano restare responsabili nei confronti dei defunti e se i movimenti di liberazione abbiano bisogno tanto di solidarietà quanto di strategia politica. “Avremo bisogno di quegli spiriti”, afferma. “Bisogna comprendere che i soldati della nostra lotta non sono soltanto quelli visibili. Ci sono persone che combattono al nostro fianco anche se non possiamo vederle.”
Questa tensione tra accessibilità e sperimentazione ha definito l’intera carriera di Williams. Pur restando profondamente interessato alla musica popolare, continua a interrogarsi sui suoi limiti.
O mi ispira o mi disgusta”, dice scherzando.
Eppure Leap Life non appare mai cinico. Gran parte di questo equilibrio deriva dalla collaborazione con il produttore Carlos Niño, amico di lunga data di Williams fin dalla fine degli anni Novanta, quando lo invitò per la prima volta a esibirsi a Los Angeles. Sebbene Williams abbia composto gran parte della musica, Niño ha contribuito a dare coesione alle diverse idee presenti nel disco, firmando arrangiamenti e direzione musicale in brani come Baobab Constellations, Great, Great-Grandmother, 13 Moons e Coming Forth.
Fondamentale per la definizione sonora dell’album è stato anche il contributo di Robert Del Naja dei Massive Attack, che ha collaborato alla realizzazione di tre tracce: I Think I Get It Now, Controlled Is Not Controllable e Not Everything For Sale.
Intimo e cosmico allo stesso tempo, Leap Life ci invita a rallentare e a prestare attenzione a ciò che abbiamo davanti agli occhi, ricordandoci soprattutto che la musica può ancora essere un autentico strumento di cambiamento.
LA TRACKLIST

1. Baobab Constellation
2. Mazahua
3. I Think I Get It Now
4. Great, Great-Grandmother
5. The Dagger
6. Controlled Is Not Controllable
7. 13 Moons
8. Une Photographie (feat. Anisia Uzeyman)
9. Not Everything For Sale
10. Robot Slave
11. Conspiracy
12. Vengeful Spirit
13. Friends I Ain’t Met Yet
14. Coming Forth
15. Leap Life