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Recensione: TEDUA – “Ryan Ted”

Tedua_RTM_artworkMarcoGiacobbe-album-2026.

Decisamente un Mixtape. “Ryan Ted” ha questa struttura, questa attitudine, questa valenza.

Non ambisce a essere un qualcosa di diverso. È un gesto, una presa di posizione.

Dopo La Divina Commedia, costruzione monumentale in cui Tedua aveva portato il rap italiano a misurarsi con strutture concettuali raramente frequentate, tornare al formato originario ha il sapore di uno spogliarsi volontario. Mario sa benissimo cosa sta facendo.

Dieci anni separano questo disco da Aspettando Orange County. Non è nostalgia, o almeno non solo. È ricognizione. Il riferimento a The O.C. non è mai stato solo estetico in Tedua: era un modo per fare dell’immaginario californiano uno schermo su cui proiettare Genova, i suoi palazzi, il mare storto e quella provincia dell’anima che nessun successo riesce del tutto a cancellare. Qui la formula torna, ma filtrata da un decennio di cicatrici.

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L’artwork di Marco Giacobbe, un uomo sospeso nel cielo notturno di una metropoli, è la sintesi visiva esatta: né dentro né fuori, in bilico.

La scrittura è più asciutta, dritta, meno costruita. Blue sembra la continuazione naturale di Purple sul piano del beat, come se certi pensieri avessero bisogno di un secondo giro per essere detti. Volare è il brano più intimo del lotto: amore, riscatto, cambiamento, con Battisti che aleggia come citazione, ma ci sono anche Vasco e Battiato, Veliero di carta in particolare, a ricordare che le penne che contano sanno da dove vengono.

Genova sul fondo non si dimentica mai, è una costante.

Gli ospiti funzionano perché sono amici prima che feature: Latrelle su Faxxx e Gravità, Nerissima Serpe in Uno+Gangsta, Anna su Felpa Nera dove il beat sembra Drop It Like It’s Hot accelerato e trascinato per i capelli nel 2026, Ernia in Hoola Hop, Sayf in Giovane Bello. Nessuna collaborazione sembra ingaggiata, tutte sembrano nate in sala.

Il disco si chiude dove dovrebbe aprirsi. Lettera a Tedua è la chiave che spiega tutto il resto retroattivamente: “Tedua è un meme, Tedua non sa cantare / Tedua crede di far l’intellettuale / Tedua deve tornare ai tempi di Orange County / Quando ancora cantava col cuore tra i palazzi”. Il modo in cui demolisce la propria mitologia pubblica prima che lo facciano gli altri è il gesto più onesto e il più smaliziato insieme. Non sa stare a tempo, non ha talento, piace solo perché è bello: se lo metti in bocca da solo, nessuno può usarlo come arma.

Ryan Ted non risolve niente e non pretende di farlo. È un disco che respira, che ha spazio per sbagliare. Dopo un’opera come La Divina Commedia e in attesa del bagno di folla di San Siro forse era esattamente questo il passo necessario.

DA ASCOLTARE SUBITO

Mai – Hoola Hop – Volare – Giovane Bello

DA SKIPPARE SUBITO

Freestyle, un beat troppo consumato.

SCORE 7,25

TRACKLIST

Rap Leggenda
Faxxx feat. Latrelle
Uno+Gangsta feat. Nerissima Serpe
Mai
Felpa Nera feat. Anna
Too Late
Hoola Hop feat. Ernia
Volare
Freestyle
Giovane e bello feat. Sayf
Gli Anni
Gravità feat. Latrelle
Blue
Veliero di carta
Chuniri
Lettera a Tedua

LA DISCOGRAFIA

2017 – Orange County California
2018 – Mowgli
2023 – La Divina Commedia
2024 – Paradiso – La Divina Commedia Deluxe

Mixtape
2015 – Aspettando Orange County
2016 – Orange County Mixtape
2020 – Vita Vera Mixtape
2020 – Vita Vera Mixtape, aspettando la Divina Commedia
2026 – Ryan Ted

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