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Intervista – POPA: “Nuda Proprietà” la Signora, Milano e il disco come cortometraggio emotivo

Intervista – POPA: “Nuda Proprietà” la Signora, Milano e il disco come cortometraggio emotivo

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Popa torna con “Nuda Proprietà” un disco che si comporta più come un viaggio narrativo.

Il punto di partenza è un termine immobiliare, sottratto al suo uso tecnico e trasformato in condizione emotiva: uno spazio abitabile ma mai davvero posseduto.

Un cortometraggio. Una sceneggiatura emotiva al centro del quale si muove la “Signora”, figura ricorrente e mobile, che tiene insieme il racconto tra intimità domestica e slittamento simbolico. Attorno a lei si compone un’Italia filtrata, tra Milano quotidiana e immaginario anni Ottanta, dove la produzione musicale diventa parte di una messa in scena più ampia.

Abbiamo incontrato Popa attraversa le coordinate del progetto: la genesi del concetto, la costruzione del personaggio, il lavoro sonoro con Gaetano Scognamiglio e la dimensione visiva del disco, fino agli episodi accidentali che hanno definito l’estetica finale.

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INTERVISTA 

Allora, “Nuda Proprietà”, questa nuda proprietà… che cosa mi racconti?

Per me la nuda proprietà, quando ho scoperto che esiste questo concetto, sono rimasta scioccata. Non lo sapevo. Vedevo a Milano scritto “nuda proprietà” e non capivo cosa volesse dire. Poi me l’hanno spiegato.
Però anche lì ho pensato: non è un brutto concetto. Soprattutto guardando come viviamo oggi. È un’epoca in cui ci sono tantissime persone single, non sposate, e non si sa come sarà il futuro. Io ho 30 anni, quindi sto pensando che forse questo sarà il mio futuro.
Non è una cosa cupa, tipo una casa dove qualcuno aspetta di entrare quando muori. Io ho voluto tradurre la nuda proprietà in qualcosa di più positivo.

Per me è anche non sapere cosa ti aspetta. Non sai dove andrai. Io non sono italiana, sono lituana. Sono arrivata dalla Lituania, che era casa mia, e mi sono trasferita in Italia, a Milano. Non so quanto resterò qui, magari tornerò in Lituania, magari no.
Quindi la nuda proprietà è uno stato d’animo: tutto può cambiare o restare. Questa idea un po’ effimera della vita quotidiana, in cui non sai mai cosa succede domani. Ed è anche bello, perché non sei mai fermo.

L’album è anche pensato come un cortometraggio. Chi è la Signora? Ti rivedi in lei o è una figura esterna?

Per me la Signora è un personaggio, una figura, un’icona in cui molti possono riconoscersi. Una donna o un uomo possono vedersi in lei.
Ho voluto chiamarla “Signora” perché mi parla di una persona che vive in Italia, senza età. Nel precedente album c’era una canzone, Sciura Milanese: lì ero più lontana, quasi la osservavo, un po’ intimidita.

In questo album invece la trovo nella sua intimità. Lei piange, è a casa.
La prima frase del disco, del primo brano Signora, dice: “Signora non piangere, perché è ancora un altro giorno in questa nuda proprietà”.
Sto parlando con lei, siamo a casa, prendiamo il tè. Cerco di ricordarle i bei viaggi, con Marino, con Princess Diana, che per me è un’icona.
Il messaggio dell’album è questo: anche nei momenti tristi bisogna ricordarsi che ci sono stati giorni belli e ne arriveranno altri. Devi ballare, viaggiare.

Un po’ di introspezione va bene, ma proprio grazie a quella puoi ripartire. Nuda Proprietà è restare, ma anche ripartire.

Nel disco convivono moda, Milano, immaginari da viaggio e un’estetica anni Ottanta. Come nasce la ricerca musicale?

Questo album è stato scritto e prodotto con Gaetano Scognamiglio, con cui lavoro sempre. Ci piaceva definire il mio suono tra pop, synth e italo disco.

Qui ci siamo ispirati anche a Gazebo: quel sound disco ballabile ma soul, slow disco. Un disco che puoi ascoltare in spiaggia, facendo un aperitivo o andando a ballare, ma con un mood nostalgico e dreamy.

Tutto però è ambientato nell’Italia contemporanea. Ci piaceva mischiare contemporaneo e anni Ottanta per creare qualcosa che non è nuovo, ma riletto oggi.

Beauty routine, estetica attuale, ma suono di quegli anni. Una fusione tra moderno e passato.

E a livello visivo, anche i video seguono questa estetica?

Sì. Nei video di Nuda Proprietà c’è sempre una pellicola. Mi piace quell’estetica decadente.

Oggi il mondo guarda solo al futuro, ma io trovo serenità nel passato. Sono nostalgica degli anni Settanta e Ottanta, che non ho vissuto ma che mi sembrano magici.
Sembrava un’epoca in cui poteva succedere tutto: un politico in ufficio e poi tutti a ballare.
Oggi con i social tutto è veloce. Io invece volevo un tempo diverso: video senza tempo, che possono essere anni Settanta, Ottanta o 2026.
Timeless.

Com’è nata la copertina con i cagnolini?

È successo tutto per caso. Stavamo facendo foto davanti a un portone, come se fosse una casa da cui stavo per partire.
A un certo punto si apre il portone ed esce una signora con dei cagnolini. Non potevo crederci.
Abbiamo chiesto di fare una foto con loro, lei è stata gentilissima. E così è nata la copertina.
Non era organizzato. Era perfetto così.

E la dimensione live di Nuda Proprietà?

Ci saranno date quest’estate: Roma, Veneto, Abruzzo. E settimana prossima la presentazione a Milano.
Sarà una serata normale, aperitivo, persone che passano, e a un certo punto canterò alcuni brani per chi sarà lì.

TRACCIA PER TRACCIA 

SIGNORA
Il punto di ingresso è già una dichiarazione di poetica. Signora non introduce semplicemente un personaggio, ma un’interiorità frammentata. È un monologo che si rivolge a sé stesso, un dialogo domestico tra fragilità e auto-sostegno. Il tempo qui non scorre, si accumula. La “nuda proprietà” diventa subito condizione mentale: abitare senza possedere, esistere senza stabilità.

MARZO BEIGE
Il lessico urbano si fa epidermico. Il cappotto beige diventa non un accessorio ma una seconda pelle emotiva. Marzo Beige è la malinconia trattenuta, quella che si insinua nei gesti minimi, nei tragitti ripetuti, nei silenzi pubblici della città. Milano non viene descritta: viene indossata.

GOMMAGE
Qui il quotidiano si ribalta in rituale. La beauty routine smette di essere superficie e diventa gesto quasi terapeutico. Gommage lavora sulla sottrazione, sulla pelle che si libera, ma anche sull’identità che si sfibra. È una canzone che pulisce e al tempo stesso espone.

ANIMALIER
L’estetica si deforma e diventa linguaggio sociale. L’animale non è più pattern ma condizione: istinto, maschera, moltiplicazione del sé. La città si trasforma in una giungla elegante e artificiale, dove lo sguardo degli altri è parte integrante del paesaggio.

CUSTODE
Momento di frattura narrativa. Il quotidiano si interrompe attraverso un gesto minimo ma decisivo: un suono, una soglia, una voce. Custode è il punto in cui il dentro viene disturbato. È l’invito implicito a uscire dalla sospensione, a trasformare la stasi in movimento.

DOVE ANDIAMO A BALLARE QUESTA SERA?
La soglia si apre definitivamente. Il corpo della “Signora” entra nella notte e abbandona la grammatica dell’attesa. Il club diventa spazio di liberazione, ma anche di smarrimento consapevole. Non è evasione: è attraversamento. La pista da ballo come forma di riscrittura identitaria.

VOLO INTERCONTINENTALE
Il desiderio si sposta geograficamente. Lontananza e immaginazione si sovrappongono. Volo intercontinentale è sospensione totale: né partenza né arrivo, ma uno stato intermedio in cui le relazioni e le identità si disallineano dal presente.

MONTE CARLO
Il gioco entra come codice narrativo. Rischio, estetica del lusso, accelerazione emotiva. Monte Carlo è una fuga lucida, quasi scenografica, dove l’eccesso diventa forma di controllo e insieme di perdita.

KALISPERA
Il tempo rallenta e si sfalda. Kalispera è una zona liminale, mediterranea e sospesa, dove la nostalgia non è più ricordo ma atmosfera. È un brano che non chiude ma dilata, come una sera che non trova definizione.

TRE SETTIMANE DA RACCONTARE
Chiusura e ritorno. La cover di Fred Buongusto diventa epilogo e residuo narrativo. Tutto si ricompone senza davvero risolversi: restano frammenti, storie, immagini. Il ritorno non è mai definitivo, ma circolare. La “nuda proprietà” si conferma per quello che è: uno spazio da abitare e da cui, inevitabilmente, ripartire.

ASCOLTA IL DISCO

VIDEO 

ABOUT POPA

Popa è una cantautrice e fashion designer lituana trapiantata a Milano, crea abiti per donne chic e scrive musica. Nelle sue canzoni si raccontano di vite da copertina e playboy italiani, dolcevita, animali notturni e sogni a occhi aperti, visioni caraibiche e prese di coscienza urbane sul contesto socioeconomico che compongono l’iconografia di un’Italia contemporanea, ironica e decadente. È un pop di lusso: sofisticato, sensuale e consapevole. Nel 2023 ha pubblicato il suo album d’esordio dal titolo “Arte e Finanza”.

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