A quattro anni dall’ultimo lavoro in studio, Serena Brancale presenta “Sacro” un nuovo disco che suona più come un dispositivo narrativo più che come un semplice album.
Un disco che presenta un’artista che rifiuta ogni irrigidimento identitario e che preferisce abitare la musica come campo mobile, attraversato da dialetti, matrici jazzistiche e accensioni popolari.
Il disco non si limita a dichiarare un ritorno, ma mette in discussione la stessa idea di continuità, affidandosi a una scrittura che si alimenta di collaborazioni, scarti geografici e tensioni culturali. In questo quadro, il Sud non è un perimetro ma una grammatica estesa, mentre la nozione di “sacro” diventa una soglia lessicale prima ancora che concettuale, utile a tenere insieme ciò che normalmente tende a disperdersi.
Ecco il suo racconto.

INTERVISTA
Partiamo dal titolo: perché “Sacro” e che cosa rappresenta per te?
L’ho chiamato così perché dentro questo lavoro ci sono molte stratificazioni, quasi dei capitoli di vita.
È un disco che nasce quattro anni fa, attraversa la ricerca del vernacolo, del folklore, delle radici, ma anche delle contaminazioni.
Per me è sacro perché dentro c’è la famiglia, c’è una canzone scritta con mia sorella lasciata nella sua nudità originaria, senza mediazioni di studio. È sacro perché convive con il jazz, con un’idea di musica che non resta confinata in un genere ma lo attraversa. È sacro anche nel suono della parola stessa, che è breve, compatta, quasi piena. Non ha a che fare con la religione, ma con una forma di riconoscimento interno. È un equilibrio tra corpo e anima, festa e spiritualità.
È un equilibrio che hai raggiunto o che stai ancora inseguendo?
Non credo sia un punto di arrivo. È una ricerca continua. Questo è il quarto album che mi rappresenta in modo libero, ma già so che il prossimo sarà diverso. Mi piacerebbe andare verso il soul, l’R&B. Ogni disco è un capitolo, non una definizione. Mi interessa restare in uno stato di curiosità permanente, anche di incoscienza creativa. È lì che sento di poter rischiare davvero. In questo senso “Sacro” è anche un gesto di coraggio: raccontarmi senza costruire un personaggio.
Nel tuo lavoro c’è sempre una tensione tra Sud, lingua, identità. In questo disco come si traduce?
È stata un’operazione rischiosa. Volevo parlare di folklore senza restare dentro casa mia, ma attraversando anche le case degli altri. E ho scoperto che le storie si assomigliano tutte. Delia, Claudia, le immagini delle donne che cantano o raccontano il proprio Sud sono diverse ma speculari. Ci sono luoghi comuni che diventano quasi sacri: la donna affacciata alla finestra, il saluto ai parenti, la ritualità domestica. È come se aprissi un racconto e altre voci lo continuassero. Non è un’idea chiusa di Puglia, è una coralità più ampia.
In questo senso si può parlare di sorellanza nel disco?
Più che un tema costruito a tavolino, è una presenza naturale. Sono cresciuta in una famiglia matriarcale, dove la musica e le decisioni passavano attraverso figure femminili forti. In questo album ci sono molte donne: mia sorella, le mie amiche, collaborazioni che hanno un peso specifico enorme, come Omara Portuondo, che ha segnato la mia immaginazione da bambina. Non è un manifesto, è una costellazione di presenze. Una celebrazione della libertà femminile, più che un discorso sulla donna.
Le collaborazioni hanno un ruolo centrale. Come le hai scelte?
Non sono state pensate come operazioni strategiche. Sono incontri con persone che stimo profondamente e che potevano aggiungere qualcosa di reale. Gregory Porter, Saif, Alborosie, Omara Portuondo: ognuno porta una lingua diversa dentro lo stesso spazio. Anche quando abbiamo registrato a New York con Gregory Porter c’era l’idea di lasciare che ogni voce mantenesse la propria identità. È questo che mi interessa: non l’armonia perfetta, ma la convivenza delle differenze.
Hai spesso detto “meno personaggio, più persona”. Che cosa significa oggi per te?
Non credo esista davvero un personaggio. Esiste una musicista che attraversa generi diversi con curiosità. Non ho sovrastrutture. C’è solo il desiderio di esplorare. Mi interessa studiare, provare, restare in movimento. Anche le storie più immaginate, come la zia di Bari Vecchia o il baccalà, nascono sempre da un suono, da un’estetica. Non costruisco maschere, porto quello che sono dentro i linguaggi che incontro.
Il tour parte da Londra. Una scelta non ovvia.
Proprio per questo. Non amo le traiettorie prevedibili. Partire da Londra significa portare la mia idea di musica italiana fuori dal suo perimetro naturale. È una sfida, soprattutto quando il pubblico ascolta parole che magari non comprende ma percepisce il suono. Poi ci saranno Madrid, Barcellona, e l’Italia. È un viaggio dentro generi che amo, dal flamenco alla bulería, rielaborati però con il mio linguaggio.
E Bari, alla fine del tour?
Quella sarà una festa e anche un ritorno emotivo molto forte. È casa mia, quindi lì non serve spiegare nulla. Ci saranno le persone che mi hanno accompagnata dall’inizio. Penso sarà un momento di commozione, inevitabile. Ma soprattutto sarà una celebrazione condivisa.
ASCOLTA IL DISCO
Maria
Serenata feat. Alessandra Amoroso
Anema e Core
Qui con me
AL MIO PAESE feat. Levante, Delia
La Zia
Solo Un’Ora feat. Sayf, Gregory Porter
Stu Cafè
Fuera
Gitana feat. Richard Bona
Bésame Mucho feat. Gregory Porter & Delia
Capatosta feat. Alborosie
Baccalà
Magic Puglia
Aquello con Omara Portuondo & Pamela
Bariamore
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VIDEO
INSTORE
10 aprile – MILANO @ Mondadori Duomo (ore 18:30)
11 aprile – BARI @ Feltrinelli | Via Melo da Bari 119 (ore 17:30)
12 aprile – NAPOLI @ Mondadori Bookstore MA | Galleria Umberto 1 (ore 17:30)
13 aprile – ROMA @ Discoteca Laziale | Via Giolitti 263 (ore 17:30)
14 aprile – TARANTO @ Mondadori Bookstore | Via De Cesare (ore 17:30)
15 aprile – CATANIA @ Feltrinelli | Via Etnea (ore 17:30)
16 aprile – PALERMO @ Feltrinelli | Via Cavour (ore 17:30)
19 aprile – TORINO @ Feltrinelli | Piazza CLN (ore 17:30)
20 aprile – BOLOGNA @ SEMM Music Store | Via Oberdan 24F (ore 17:30)
TOUR
30 aprile – Londra – Centre di Islington
11 maggio – Madrid – Sala Villanos
12 maggio – Barcellona – La Nau – Local d’assaig
6 giugno – Lamezia Terme (CZ) – Palalamezia
12 giugno – Palermo – Teatro di Verdura
13 giugno – Roma – Cavea Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
17 giugno – Capannori (LU) – “Ma la notte sì!” (Area Verde)
3 luglio 2026 – Poppi (AR) – Mengo Music
11 luglio – Taormina (ME) – Teatro Antico
14 luglio – Napoli – Arena Flegrea
16 luglio – Cervere (CN) – Anima Festival (Anfiteatro dell’Anima)
21 luglio – Cernobbio (CO) – Lake Sound Park Festival (Villa Erba)
25 luglio 2026 – La Spezia – La Spezia Estate Festival (Piazza Europa)
26 luglio – Siena – Fortezza di Siena
31 luglio – Ostuni (BR) – Luce Festival (Arena Bianca – Foro Boario)
4 agosto 2026 – Riccione (RN) – Riccione Music City (Piazzale Roma)
6 agosto – Roseto degli Abruzzi (TE) – Emozioni in Musica
8 agosto – Diamante (CS) – Fatti di musica (Teatro dei Ruderi di Cirella)
4 settembre – Macerata – Sferisterio
7 settembre 2026 – Verona – Teatro Romano
3 ottobre – Bari – Palaflorio