Quello che mi ha sempre affascinato dell’approccio alla materia sonora di Thundercat è la sua multidisciplinarietà.
Un esercizio di indisciplina creativa che trascende la mera poliedricità per farsi manifesto di una nuova estetica post-genere. Il suo falsetto, da standard del soul anni Settanta-Ottanta, non è più solo un timbro, ma il sigillo auratico che tiene insieme un’architettura di suggestioni altrimenti centrifughe.
In “Distracted”, il suo quinto album, che arriva a sei anni di distanza dal precedente “It Is What It Is”, Thundercat si spoglia della maschera del virtuoso funambolico per rivelare un’ontologia dell’inquietudine, dove la natura scoraggiante del cambiamento viene affrontata con una consapevolezza di sé che rasenta l’autoflagellazione catartica.
Il disco si dipana come un arco narrativo non lineare, un caleidoscopio sonoro che mastica e sputa jazz, urban e soft rock con voracità, trasformando l’apparente semplicità di superficie in una complessa stratificazione di umorismo tragico.
Non è un ascolto, è una collisione: ci si ritrova immersi nel pop onirico di No More Lies con Tame Impala, per poi essere scaraventati nel rap elegiaco di She Knows Too Much, dove la presenza di Mac Miller risuona come un’eco spettrale di una grazia perduta, o nella doppietta di stilosa frenesia metropolitana di I Did This To Myself con Lil Yachty e Flying Lotus e Funny Friends con A$AP Rocky.
Bruner maneggia la nostalgia non come un rifugio, ma come un’arma, mescolando reminiscenze soul alla Earth, Wind & Fire con la precisione clinica dei 10cc nella malinconica What Is Left To Say, un brano che ridefinisce il concetto di ballad nel 2026. La vivacità sintetica di I Wish I Didn’t Waste Your Time e le ombre dark-dance di This Thing We Call Love con Channel Tres dimostrano una capacità rara di abitare la pista da ballo senza smettere di osservarsi dall’esterno con un cinismo colto.
Persino nelle incursioni nostalgiche di ThunderWave con WILLOW o nel synth-pop vibrante di Anakin Learns His Fate, l’artista spinge la propria individualità verso confini estremi, confini continua a trapassare come nella pianistica Pozole o nella soft rock A.D.D. Through The Roof, con quell’inizio che sembra uscito dal repertorio degli Styx per poi chiudere con una chitarra fusion-space.
“Distracted” è un disco profondamente urticante per chi cerca il conforto del ritornello standardizzato, eppure possiede una freschezza sfrontata. Thundercat viaggia con una padronanza tecnica che rasenta l’insolenza, trasformando la nostra incapacità di restare concentrati nel manifesto sonoro più lucido e, paradossalmente, coeso dell’anno.
SCORE: 8,00
I VOTI DEGLI ALTRI
Uncut – Voto 8,00
Mojo – Voto 8,00
The Wire – Voto 8,00
DA ASCOLTARE SUBITO
No More Lies (feat. Tame Impala) – Funny Friends (feat. A$AP Rocky) – Pozole
DA SKIPPARE SUBITO
Un viaggio sonoro per accrescere il nostro spettro sonoro.
TRACKLIST
1. Candlelight
2. No More Lies (feat. Tame Impala)
3. She Knows Too Much (feat. Mac Miller)
4. I Did This To Myself (feat. Lil Yachty)
5. Funny Friends (feat. A$AP Rocky)
6. What Is Left To Say
7. I Wish I Didn’t Waste Your Time
8. Anakin Learns His Fate
9. Walking On The Moon
10. This Thing We Call Love (feat. Channel Tres)
11. ThunderWave (feat. WILLOW)
12. Pozole
13. A.D.D. Through The Roof
14. Great Americans
15. You Left Without Saying Goodbye
DISCOGRAFIA
2011 – The Golden Age of Apocalypse
2013 – Apocalypse
2017 – Drunk
2020 – It Is What It Is
2026 – Distracted