E finalmente ci siamo: si apre oggi il sipario sul 76° Festival della Canzone Italiana, il quinto di Carlo Conti e il secondo consecutivo dopo la “golden age” di Amadeus.
C’è da dire che l’hype quest’anno sembra partire basso, con un cast (sulla carta) più debole – ma stasera sentiremo finalmente le canzoni dal vivo, con l’orchestra e tutto il cucuzzaro.
Accanto a Conti, Laura Pausini e, per questa sera, Can Yaman (che si incontrerà con l’attore originale di Sandokan, Kabir Bedi).
Altri ospiti attesi: aprirà Olly, il vincitore dello scorso anno con “Balorda nostalgia” (3 dischi di Platino, quindi il brano più streammato del 2025); dal Suzuki Stage in piazza Colombo ci sarà invece Gaia con la hit “Chiamo io chiami tu” (solo ventiseiesima lo scorso anno ma poi divenne una vera hit), mentre dalla Costa Toscana Max Pezzali ci presenterà una dei suoi tanti evergreen (per tutta settimana). Super ospite all’Ariston sarà invece Tiziano Ferro, fra medley dei suoi successi e il nuovo brano “Sono un grande”. Atteso anche un doveroso omaggio all’indimenticabile Peppe Vessicchio, che tanti brani ha diretto su quel palco in oltre 3 decenni.
La serata si apre con la voce di Pippo Baudo, scomparso lo scorso agosto; un doveroso omaggio a una figura storica del Festival (ha firmato ben 13 edizioni).
Mentre la memoria storica è stata onorata dall’ospite simbolo Gianna Pratesi, che con i suoi 105 anni è testimone del primo voto alle donne.
Ma bando ai convenevoli e passiamo alla gara, che ci auguriamo sia serrata e sorprendente (in attesa dei tanto temuti dati d’ascolto domattina).
LE PAGELLE E COMMENTI
LDA & AKA 7EVEN – Poesie clandestine
Amici e coinquilini, si percepisce la sinergia anche sul palco, dove raccontano un amore viscerale su una tarantella pop che scorre bene tra sali e scendi ma un po’ fine a se stessa; difficile pensare a un progetto ad ampio respiro. Non al Festival, quantomeno.
Voto: 5,75
FRANCESCO RENGA – Il meglio di me
Ormai ufficialmente tra i veterani (presenza n.11) punto nel testo all’introspezione con un brano meno stantio e più credibile delle sue ultime partecipazioni ma che nulla aggiunge o toglie alla sua discografia. Difficile però possa lasciare davvero il segno, in gara o fuori gara.
Voto: 6
LEO GASSMANN – Naturale
Al terzo Festival (vinse nei Giovani nel 2020) e impegnato anche con una promettente carriera d’attore, Leo porta stasera un’altra canzone d’amore, cantata, gridata (maluccio) e recitata, sospiri compresi, senza alcuna preoccupazione di trovare qualcosa d’originale o di memorabile. Leo, non hai 50 anni…
Voto: 5
MARIA ANTONIETTA & COLOMBRE – La felicità e basta
Coppia nella vita e nella musica, esordiscono all’Ariston con un brano fresco e radiofonico nella miglior accezione del termine – e lo sappiamo che avete pensato ai Coma_Cose. Le voci si sposano bene, pur con timbri e attitude molto diversi. Orecchiabile già al primo ascolto, al settordicesimo in radio probabilmente la odieremo ma ora (quasi) l’amiamo.
Voto: 7
BAMBOLE DI PEZZA – Resta con me
Prima rockband totalmente al femminile su quel palco (frasi a effetto messe lì tanto per), firmano con Nesli e Simone Borrelli un brano meno rock e più melodico di quanto ci si potesse aspettare e un testo davvero banalotto ma ben cantato. Fatichiamo a immaginarle in alta rotazione radiofonica ma attendiamo la versione incisa.
Voto: 6
CHIELLO – Ti penso sempre
Rocco Modello è al suo esordio al Festival, con lui firma il pezzo Tommaso Ottomano, già braccio destro di Lucio Corsi. Il pezzo non è storto come siamo abituati, si è un po’ disennescato in chiave pop. Temevamo peggio dal vivo, ma inciso guadagnerà comunque. Detto ciò, sembra un pesce fuor d’acqua in questo contesto.
Voto: 6,25
TREDICI PIETRO – Uomo che cade
Il figlio d’arte Pietro Morandi debutta sul palco dell’Ariston col microfono spento e con un pezzo dal sapore R&B firmato insieme a Dimartino che si distingue per un refrain potente (non reso al massimo vocalmente) e un dialogo interessante col coro. La stoffa c’è, manca ancora un po’ di pastasciutta, ma la strada è quella giusta.
Voto: 6,75
ENRICO NIGIOTTI – Ogni volta che non so volare
Quarto Festival per il cantautore toscano, a sto giro con un brano cantautorale, firmato insieme a Pacifico, per riflettere sul tempo che passa (come il led ben ci sottolinea), capace di diventare arioso e ruspante allo stesso tempo. Non cercato un ritornello da canticchiare sotto la doccia perché non c’è, però c’è un Nigiotti di nuovo ispirato (anche dalla paternità). Bella costruzione in crescendo ma il tutto risulta un po’ fine a se stesso.
Voto: 6,50
SAL DA VINCI – Per sempre sì
Al suo secondo Festival a 17 anni da “Non riesco a farti innamorare” porta un inno al matrimonio firmato anche col figlio Francesco, oltre che con Federica Abbate e Alessandro La Cava, mentre la produzione vibrante è firmata da Merk & Kremont (e si sente, per ripulire un po’ un brano di base neomelodico-tamarro). Sembra di essere tornati negli anni ’80 con nessuna paura di essere popolare fino al midollo. E credo che sia il momento giusto come congiuntura astrale per fare un colpaccio, considerando che Sal è anche una spada dal vivo. Già ovazione in sala.
Voto: 7
EDDIE BROCK – Avvoltoi
Il follow up della hit virale “Non è mica te” è un ballad pop rock muscolare che ricorda i Modà ma Edoardo non è ancora centrato vocalmente per valorizzarla al meglio. Peccato perché l’empatia e l’onestà non gli manca. Tocca riascoltarla incisa.
Voto: 6 (5 per la prova vocale)
MALIKA AYANE – Animali notturni
Al suo sesto Festival, Malika serve un midtempo firmato Merk & Kremont dal sapore disco di fine anni ’70 mixato ai Nu Genea; fresco e piacevole, senza alcuna velleità di alta classifica però scorre bene pur senza climax melodici. Come Arisa, forse non è il grande rilancio che meritava.
Voto: 6,75
NAYT – Prima che
Al suo esordio festivaliero, William Mezzanotte non si svende al maintream e resta fedele a se stesso, con il suo flow puro e le barre sincere; discreto il refrain e la costruzione del pezzo, finalmente qualcosa di contemporaneo. Un vero difetto (a parte l’eccessiva serietà in ogni occasione) non chiudere le parole con l’ultima sillaba. Fra le poche che vien voglia di riascoltare.
Voto: 7
SERENA BRANCALE – Qui con me
Dimenticate il baccalà o Anema e core: questa è una lettera aperta alla madre scomparsa nel 2020 (se aggiungiamo che la direttrice d’orchestra è la sorella Nicole il quadro è completo), narrata da un dispiego vocale notevole su una melodia deboluccia e da restaurazione sanremese (acuto finale à la Claudio Villa). In tema di gara punta in alto e può permetterselo perché è (quasi) tutto al posto giusto. E, vista la concorrenza, non è detto che…
Voto: 6
ERMAL META – Stella stellina
Ermal porta il racconto di una bambina (sì, palestinese, anche se bisogna leggere bene fra le righe) morta troppo presto, produce Dardust in chiave World Music. Coraggioso con rischio retorica dietro l’angolo ma al primo ascolto superato. Non poteva mancare il gorgheggio sul finale, mitigato dal bell’arrangiamento.
Voto: 6,25
FEDEZ & MASINI – Male necessario
Fra i favoriti, il duo già rodato lo scorso anno su “Bella stronza” porta un brano meno d’impatto di quanto ci aspettavamo. Fedez canta (non benissimo) e rappa (bene), Masini è una certezza ma il ritornello zoppica un po’. Sentiremo incisa.
Voto: 6,50
LEVANTE – Sei tu
Claudia Lagona – belle ed elegantissima – torna per la terza volta all’Ariston a sto giro con una ballata dove la sua voce viene valorizzata ma, almeno al primo ascolto, oltre al crescendo del ritornello, è difficile capire dove il brano voglia esattamente andare a parare. Come capita quasi spesso con lei, sembra abbia paura a sfornare un brano veramente pop, come se fosse intimorita dal piacere troppo al grande pubblico (sia mai che poi le tolgano la parola “raffinata” nelle intruduzioni).
Voto: 6,25
FULMINACCI – Stupida sfortuna
Al secondo Festival, Filippo torna dopo 5 anni con un brano autobiografico e ironico, dal sapore retro-pop (e lo staging nelle strofe è pensato proprio per questo). Scorre via che è un piacere in modo onesto ma senza il coup de theatre, nonostante la chiusura corale.
Voto: 6,50
J-AX – Italia starter pack
Dopo l’esordio nel 2023 con gli Articolo 31, “lo zio” esordisce da solista con un country tamarro con tanto di cowboy sul palco, ironia, un ritornello discrettamente irresistibile con più di un richiamo ad Avicii (perdonami, Tim). Le radio si stanno già leccando i polpastrelli. “Serve una brutta canzone che fa pa pa pa pa”. Se lo dice da solo.
Voto: 5,50
RAF – Ora e per sempre
Torna per la quinta volta nella città dei fiori per raccontare la sua storia d’amore lunga oltre 30 anni, con la firma del figlio Samuele (che di nuovo e fresco non inserisce nulla). Un brano dolce e nostalgico, fra archi e chitarre, dichiaratamente démodé e non è necessariamente un difetto, se non altro tenta una costruzione musicale. Alti e bassi nella prestazione vocale ma siamo affazionati a questo portatore sano di onesto pop da oltre 40 anni. Non è qui per piazzarsi ma per… non lo sappiamo, ma siamo contenti ci sia (ancora).
Voto: 6,50
SAMURAI JAY – Ossessione
Il rapper partenopeo Gennaro Amatore vuole bissare il successo di “Halo” portando un evidente follow-up dal sabor brasileiro: bel ritmo e sicuramente contemporaneo (ha tanta voglia di prendere il posto di Fred De Palma) dove si concede anche un downgrade del ritmo (ma è la parte più cringe del brano con l’innesto vocale di Belèn); la sensazione è che su quel palco sia un po’ fuori posto – e fuori luogo. Le radio e i club attendono remix e bootleg a profusione.
Voto: 6,25
PATTY PRAVO – Opera
La Patty nazionale festeggia 60 anni di carriera con un brano firmato da Giovanni Caccamo in cui si autocelebra (perché lei può): temevo un disastro vocale invece se l’è cavata (meno nel ritornello). Però sotto gli archi – bellissimi – niente (o poco più), testo compreso. Ha portato di meglio su quel palco, ma anche di peggio.
Voto: 6 “politico”
ELETTRA LAMBORGHINI – Voilà
Al suo secondo Festival, ci regala esattamente quello che volevamo da lei: un brano sbatticul dal ritornello trascinante “cantato” alla bell’e meglio senza pseudo paranoie esistenziali leopardiane; un inno alla vita e un palese omaggio alla Carrà senza troppe pretese e senza prendersi troppo sul serio. Premio simpatia.
Voto: 5,90 (per la simpatia di cui sopra, altrimenti togliete 1 punto)
TOMMASO PARADISO – I Romantici
Per il suo esordio, Tommy Paradise va sull’usuto sicuro e ci offre una dedica d’amore elegante firmata con Tropico e Davide Simonetta. La prova vocale non è delle sue migliori (era visibilmente emozionato) ma onesto col suo ultimo percorso (e per ora è sufficiente rispetto a quanto sentito finora stasera). Non conquisterà nuovi fan però non perderà quelli che ha già (e visti i tempi è già una conquista). Non abbiamo sentito le winner vibes però, manca la zampata finale.
Voto: 6,90
LUCHÈ – Labirinto
Il rapper che a sto giro rappa poco ma non ha comunque la capacità vocale per cantare davvero (per usare un eufemismo, abbiamo smesso di contare le stecche al primo refrain). Il brano è un midtempo senza particolari difetti ma nemmeno guizzi, né compositivi né armonici (non ce ne voglia Tropico), che rischia di passare completamente inosservato (in gara) fra gli altri 29 brani. Magari si rifarà in radio, con tutti gli accorgimenti vocali del caso.
Voto: 5, 50 (4 per la resa vocale)
ARISA – Magica favola
Alla sua ottava partecipazione, per Rosalba è ora di un bilancio esistenziale, delicato, elegante ed emozionante, su un’operetta dove dispiegare la sua voce che ha pochi eguali, destreggiandosi in due cambi di tonalità considerevoli. Fraseggio perfetto su un’atmosfera onirica, purtroppo il brano rischia di accartocciarsi su se stesso e non è all’altezza del suo grande talento. Facciamo una media.
Voto: 6,50
DARGEN D’AMICO – Ai Ai
Terza tacca a Sanremo per lui, a sto giro sfodera la sua ironia sull’intelligenza artificiale (permettendosi anche il lusso di coniare neologismi come “raposo”). Musicalmente meno travolgente del solito – a sto giro si affida a un midtempo con una linea melodica quasi malinconica – cerca almeno di trovare un mezzo tormentone col refrain ma il tutto zoppica un po’ senza distinguirsi da una canzonetta piacevole ma fondamentalmente innocua.
Voto: 5,50
MARA SATTEI – Le cose che non sai di me
Al suo secondo Sanremo, firma una dedica d’amore intima prodotta dal fratello thasup. Una ballad classica che sembra uscita da un Festival degli anni ’90 senza una melodia ad effetto. Sara non canta neppure male (anche se un po’ afona) ma non basta per bucare.
Voto: 5
SAYF – Tu mi piaci tanto
Il rapper italo-tunisino al suo esordio festivaliero si muove fra street rap e cantautorato, con un ritornello a presa rapida, da buon genovese cita Luigi Tenco ma anche Silvio Berlusconi e Cannavaro per un ritratto del nostro Paese dalla distanza. Ritmo trascinante dal sapore folk e – finalmente – qualcuno che scandisce bene le parole. “Tu mi piaciucchi”, tanto per parafrasarlo.
Voto: 6,90
MICHELE BRAVI – Prima o poi
Terzo Festival per lui, stranamente (…) una ballad che è un dolce monologo sull’inadeguatezza, appesa a piano e archi ben dispiegati. La linea melodica non è immediata, lui regge bene vocalmente. Certo, l’originalità sta a un altro indirizzo… L’Ariston apprezza, noi un po’ più tiepidi ma ci teniamo il beneficio del riascolto.
Voto: 6,25
DITONELLAPIAGA – Che fastidio!
Dopo il duetto con Rettore in “Chimica” del 2022, Margherita Carducci torna al Festival da solista e vuol fare sul serio, accompagnata da 6 ballerini e una convincente coreografia e soprattutto con un pezzo ironico, impertinente ed energico che ha già mandato in visibilio la stampa più blasonata e che è stato montato ad arte per essere un tormentone da invadere le emittenti radiofoniche anche di Alpha Centauri. Basso in primo piano, 130 BPM o su di lì, un mare di parole non tutte comprensibili, refrain a presa rapida. Ok, sicuramente brano valido e funzionale, ma al primo ascolto non quel capolavoro tanto decantato. Probabilmente rende di più inciso, coi synth ben definiti.
Voto: 6,50