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SANREMO 2026 – SERENA BRANCALE: “Qui con me” è continuare un dialogo

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Serena Brancale torna all’Ariston per la 76ª edizione del Festival di Sanremo con Qui con me  un brano intimo e potente che segna una nuova tappa nel percorso artistico della cantante.

Dopo l’eco di Anema e Core nella scorsa edizione,  Serena si presenta al festival con una canzone che unisce la forza della sua vocalità alla profondità dei ricordi personali, confermandosi come una delle interpreti più originali e riconoscibili del panorama musicale italiano.

L’abbiamo incontrata durante il suo percorso di avvicinamento al Festival. 

L’INTERVISTA 

Serena, porterai sul palco della 76ª edizione del Festival di Sanremo il brano Qui con me. In questo progetto mostri un lato diverso di te, anche nel look. Qual è un altro aspetto di te che hai sempre avuto voglia di mostrare, e perché proprio ora?

Penso che questo nuovo lato sia una parte di me che è sempre esistita, ma che non avevo ancora avuto il coraggio di portare alla luce completamente.
Riflettendo, mi sono resa conto che, fuori dall’Italia, quindici anni fa, ho fatto i miei primi passi per capire cosa significasse vivere e mangiare la musica, il primo Sanremo era una sorta di iniziazione incosciente, ma necessaria.
L’anno scorso era una festa, il mio secondo Sanremo dopo dieci anni, e portavo con me una parte di gioia, di leggerezza.
Quest’anno, invece, la consapevolezza è diversa: voglio cantare con sincerità, dare spazio alla mia voce come protagonista assoluta.
Il vestito e tutto il contesto creativo sono importanti, ma il cuore del palco è la canzone e ciò che voglio raccontare.

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Sei visibilmente emozionata anche ora. Che tipo di pressione senti all’idea di cantare una canzone così intensa, sia vocalmente sia emotivamente?

Qui con me è un pezzo che racconta qualcosa di profondamente mio: un ricordo dei viaggi con mia madre.
Ci sono voluti sei anni per trovare le parole giuste, perché la musica vive anche nei silenzi, nei respiri. Non porto nessuna maschera, non gioco con i colori, voglio che la voce racconti la verità, e questa verità mi emoziona già.
Stamattina, mentre vedevo il videoclip, ho sentito ancora più forte quanto questo brano sia parte di me.
Non è una performance per divertire, è una dedica, un ricordo che continua a ferire, ma che ho trasformato in felicità e condivisione.

Come ti immagini la tua performance a Sanremo? Hai paura che la pressione possa giocarti un brutto scherzo?

Voglio concentrarmi su un punto, sulla voce, non sul corpo. Non voglio gesti forzati, né movimenti inutili; voglio che ogni gesto sia naturale, da cantante, come una dedica.
Ho pensato a come raccontare il pezzo senza artifici: la voce vicina al microfono, pura, con gesti misurati e sinceri.
Ci saranno emozioni personali che mi accompagneranno, ricordi di mia madre, mio padre, mio fratello: non devo fingere, voglio solo cantare con verità.
La performance sarà semplice ma potente, perché parte da chi sono realmente.

Quanto senti la vicinanza di tua madre durante questa esperienza?

La sento ogni giorno, nelle mani, nel sorriso, nella voce che diventa simile alla sua. Non è solo fede, è osservazione quotidiana, è vivere ciò che lei mi ha insegnato. Ogni consiglio che mi dava lo ritrovo nel mio modo di affrontare la musica e la vita. Cantare per lei è continuare un dialogo, un legame che non si interrompe.

Cosa ti aspetti da questo Sanremo, considerando la tua crescita artistica e personale?

Voglio portare me stessa, senza filtri. Il festival cambia ogni anno, ma io non voglio essere parte di un gioco di colori o di stili: voglio raccontare una storia, la mia storia. Non mi pongo limiti o paure rispetto alle critiche: la mia concentrazione è sulla performance, sulla verità che voglio trasmettere, e su tutto ciò che ho vissuto per arrivare a questo momento.

LA LETTERA 

Tutte le volte che mi fermo a ripensare a quello che è successo, mi piglia una confusione strana, di quelle che ti fanno girare la testa, come quando fai un passo convinta di trovare terra sotto i piedi e invece no, il vuoto.

Perché, vedi, io ancora non riesco a farmene una ragione vera, di quelle che ti sistemi dentro e non ci pensi più: che questa cosa sia capitata proprio a noi.

Non lo dico per lamentarmi, ma perché la testa, certe volte, si mette di traverso e non vuole capire, e il cuore, inconsapevole, le va dietro.

Col tempo ho imparato a conviverci, no, perché certe cose non si accettano mai fino in fondo, manco volendo. Però ci convivi, sì, perché la vita continua a camminare e tu, volente o nolente, le devi stare appresso.

E ti dirò una cosa, che magari ti farà sorridere, come facevi tu: io ti sento ancora. Ti sento in tutto quello che faccio, pure nelle cose piccole, quelle che non contano niente, e invece contano. Ti sento complice, come se mi dessi una mezza dritta, un’occhiata d’intesa, senza bisogno di parole. A volte mi viene da pensare questa cosa tu la faresti così. E allora mi sento più tranquilla, come se non fossi sola davvero.

Dopo più di cinque anni, mamma, mi sono decisa a scriverti questa lettera.

Non so se le lettere arrivino dove sei tu, né se abbiano bisogno di francobolli o di silenzi; ma io la affido all’aria, con una canzone, con la mia voce, che l’aria, in fondo, sa trovare strade che noi non vediamo.

Volevo solo dirti che ti penso sempre e di stare serena.

Che io lo so, e lo so con quella certezza che non ha bisogno di prove, che tu sei ancora “Qui con me”.

Serena

WEB & SOCIAL 

@serenabrancale

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