Dark Mode Light Mode

SANREMO 2026 – ARISA: Ho l’arcobaleno dentro di me

ARISA_©-Silvia-Violante-Rouge-2026

In attesa di vederla per la settima volta in gara sul palco dell’Ariston dal 24 febbraio col brano Magica favola (un crescendo vocale che solo lei e poche altre potrebbero reggere in Italia), Arisa ha incontrato ieri la stampa per parlare dei suoi nuovi progetti.

Con entusiasmo e una ritrovata serenità, dove non ha più paura di mettersi in gioco anche come autrice e orgogliosa delle sue sfumature “bambine”; senza sottrarsi a nessuna domanda, ha risposto con onestà e schiettezza rare – dal nuovo album in arrivo in primavera al suo percorso personale e affettivo, dal desiderio di esportare la sua musica fuori dall’Italia all’approccio a un brano iconico come “Quello che le donne non dicono” nella serata festivaliere delle cover, fino all’imperante confronto con Laura Pausini sull’interpretazione dell’inno d’Italia e le ultime fortunate esperienze televisive (“The Voice Kids”).

ARISA_©-Silvia-Violante-Rouge-2026

Io son felicissima di questa opportunità perché sono anni che desideravo tornare a Sanremo come concorrente, io ci andrei tutti gli anni! Ho capito davvero che per un artista pop italiano oggi partecipare a Sanremo è veramente un privilegio, perché quando non lo fai ti senti un po’ escluso.

Il brano fa parte di un album che uscirà presto, chiamato ‘Foto mosse’ e, per certi aspetti, è stato definito ‘Disneyano’; in realtà ha la voglia di rimanere nel tempo; è stata costruita su una melodia che a giudizio mio e degli altri autori (Galeffi, Giuseppe Anastasi e Mamakass) strizza l’occhio all’operetta dei primi del Novecento ma con un tema molto moderno, un resoconto della vita che viviamo tutti oggi, ossia la maggior attenzione a esternalizzare se stessi piuttosto che costruire internamente.

Advertisement

Una mattina poi ci si alza e ci si rende conto di aver lasciato tante cose indietro, in primis esser felici in generale, riappropriarsi della propria sensibilità e del proprio sentire, che metaforicamente significa tornare bambini e capire cosa va bene per noi. Quello che ci rendeva felici da piccoli non è molto distante da quel che ci rende felici anche adesso, occorre riappropriarsi di quello che ci faceva battere il cuore e continuare la nostra vita, pur non potendo cambiare quello che siamo diventati, ma cercando di porre maggior attenzione alla nostra interiorità, quel bambino o quella bambina che a volte lasciamo in un angolo e che invece ha bisogno di esprimersi e di divere.

In questi anni ho capito più di tutto di essermi focalizzata nella ricerca dell’amore romantico che mi ha portato via un sacco di tempo, non mi sono concentrata su nient’altro, a parte il lavoro. Per me realizzarmi è sempre dipeso dal realizzare il mio sogno e di avere una persona accanto.

Dopo tantissimi tentativi, mi sono resa conto che ho perso l’opportunità di coltivare tante altre cose; adesso l’arcobaleno è dentro di me e quindi cercherò di vivere l’amore in modo più universale, dedicandomi di più agli amici, alla mia famiglia e semplicemente a me stessa”.

Sul nuovo album in arrivo a primavera:

“Foto mosse” racconta attraverso tanti brani delle fotografie e dei ritratti sentimentali, che non possono per loro natura essere statici, per queste le foto sono mosse; i sentimenti sono soggetti al momento e ai punti di vista. La vita è bella perché ti sorprende sempre. È un racconto reale di momenti di vita fotografati attraverso le canzoni. Ho lavorato con lo stesso team per tutto l’album, i Mamakass, coi quali sto lavorando da un paio d’anni e poi con diversi autori che mi hanno aiutato nella scrittura. Questo disco in particolare è molto importante per me, è il primo in cui io partecipo davvero allo scrittura e sono l’unica autrice di molti brani, in maniera coraggiosa: ho sempre scritto ma ho sempre pensato che le mie canzoni non fossero all’altezza, poi mi son chiesta ‘Ma all’altezza di cosa?’. Ognuno fa quello che è.

Ho sentito di esprimere la mia vita attraverso le canzoni in maniera estremamente onesta, anche la mia femminilità scomoda, in certi frangenti: nella coppia, nelle relazioni, esprimendo il mio lato più infantile, il legame salvifico con la mia terra. Ci saranno dei brani in cui sicuramente non mi ritroverete e vi chiederete chi è… Sono io! E sono molto felice, forse è arrivato il momento giusto di sentirmi felice”.

Sul percorso che l’ha portata a questa nuova fase di serenità:

La felicità si raggiunge con la consapevolezza di non poter avere tutto, di placare la ricerca continua di mondi e sensazioni che non sono alla nostra portata. Certo, prima bisogna capire cosa effettivamente sia alla nostra portata… Io ho  fatto anni di analisi, mi son guardata dentro tantissimo e ho voluto capire chi ero io veramente.

Per capirlo, mi sono concessa un periodo di solitudine. Io ho 43 anni quindi è anche naturale che alla mia età abbia consapevolezze diverse ma questa non è una resa definitiva, credo di essere ancora in cammino, vorrei trovare il coraggio per esplorare me stessa a fondo e tirar fuori davvero tutto quello che sono e lasciare un segno di me autentico”.

Sul fronte personale, “in questo momento sono sentimentalmente sola ma ho tante persone vicino. Però da quando sono sola, mi vedo più bella, più tranquilla, più serena, più solare. Penso che nel mio caso mi serva la persona giusta e non una persona in generale. Penso che una donna abbia bisogno della persona giusta ma possano bastare a se stesse”.

Sulla scelta del brano

Quello che le donne non dicono” nella serata delle cover: “Ho sempre amato la canzone di Fiorella Mannoia – e di Enrico Ruggeri. La amo profondamente perché rappresenta una femminilità molto autentica, che non è quella martire né quella femminista radicale, è una femminilità che conosce la realtà eppure non smette di sentire, né vincitrice né vinta; è la femminilità delle madri, delle donne che vanno dritte per la loro strada, le cosiddette donne comuni, di cui mi sento di far parte, che si fanno un culo così e vanno avanti tutti i giorni. Ho scelto di affiancarmi al Coro del Teatro Regio di Parma perché mi piace dare alla canzone l’opportunità di navigare in una dimensione diversa; questo Coro dona un’aura angelica al brano perché la femminilità, anzi, il femminile in genere, è fatto dalla stessa sostanza degli angeli, è capace di grandissimi gesti ed è in grado di cambiare il mondo”.

Sul discusso cambio di finale del brano che spesso Fiorella fa live (“Ti diremo un altro no” anziché “Ti diremo un altro sì”):

Io mi atterrò all’originale; per come l’ho sempre interpretata, quel sì non lo dedico solo all’uomo; le grandi donne non perdono la voglia di essere disponibili, aperte e possibiltà; dire ‘no’ è una chiusura, io voglio vedere cosa mi porta il futuro, voglio essere inclusiva e libera in tutte le forme, non voglio porre barriere fra e me e l’altro. La violenza è un altro tema: non possiamo vivere con la presunzione di pensare che tutti gli uomini sono sbagliati, così come le donne sono tutte giuste.

Bisogna essere esseri umani, in questa canzone le donne sono in primis esseri umani che non perdono il loro femminile e la loro accezione materna, anche se non espressa, perché maternità è accoglienza e compresione. Io dico ancora un altro sì, non per forza al maschile ma alla vita intera.”

Su quello sfogo ad Amici di qualche anno fa diventato poi virale:

Bisogna avere pazienza nella vita, ci sono momenti e momenti e se non molli e non ti arrendi al rifiuto le cose possono cambiare; essendo io un tipo molto ansioso, a volte vorrei tutto subito e quando qualcosa non mi viene data mi spavento, invece bisogna lavorare duro e non dare tutto per scontato. Pensavo non avrebbero mandato in onda quel momento, me l’ero poi anche presa e invece ho capito che mi è servito molto, il pubblico ha capito che mi sento semplicemente un essere umano soggetto al gradimento o al non gradimento delle persone”.

Sull’Eurovision e la mancata opportunità di parteciparvi nell’anno in cui vinse con Controvento (2014):

Io vorrei tanto andarci, c’è la mia canzone, ‘La notte’, che ogni anno viene chiesta da qualcuno all’estero, quest’anno da Gusstavo Lima che è poi stato un grande successo; ogni volta ringrazio perché il brano è anche mio ma perché non io direttamente? Mi piacerebbe esportare la mia musica all’estero, conoscere posti nuovi e vivere diversamente il mio lavoro”.

Sul confronto fra lei e Laura Pausini nell’esecuzione dell’inno italiano che in questi giorni ha tanto spopolato nel web:

Io mi sento sempre molto a disagio quando mi mettono a confronto con altri artisti perché è una cosa che può solo creare antipatie. Anche quando dicono che sono la voce più bella d’Italia – e per me non è vero! È una cosa che crea solo un vuoto intorno a me, mentre io da quando ero bambino volevo essere come gli altri e in mezzo agli altri, invece il mio modo d’essere mi ha sempre regalato in un posto diverso, un po’ sola. Quindi i paragoni non mi piacciono mai. Io sono molto elementare nel mio modo di cantare, non ho altra scelta se non rispettare le canzoni per quello che sono realmente.

Quello che ha fatto Laura Pausini io non l’avrei saputo fare, sinceramente: lei è un’artista con una vocalità incredibile, che ha girato il mondo, che ha espresso la sua grandezza attraverso un’interpretazione dell’inno unica; io invece l’ho interpretato come tante altre persone hanno fatto prima. Guardate l’inno nazionale americano fatto da Beyoncè o Whitney Houston o Lady Gaga, anche quelli sono stati inni personalizzati; noi non possiamo pensare a Laura Pausini solo come un’artista italiana ma è una grande artista internazionale, quindi le si può concedere di fare le cose a modo suo.

Secondo me l’inno si interpreta come si vuole. La cosa di cui sono stata meno contenta, invece, è che io e Malika Ayane avevamo fatto un contesto con un pezzo inedito per sancire l’inno delle Olimpiadi invernali: ha vinto il mio inno, ‘Fino all’alba’, e non è stato cagato minimamente e questo mi è dispiaciuto molto. Io farò la chiusura delle Paralimpiadi con l’inno d’Italia e invece questo brano, scritto dagli allievi di una scuola, non è stato minimamente cagato. Questo mi è dispiaciuto di più e io parlerei di questo”.

L’approccio a questo Sanremo sarà “con serietà ma anche con leggerezza, ormai vivo tutte le cose come se fossero le ultime perché ho capito il valore delle cose. Cercherò di godermela al massimo, di divertirmi tantissimo, di onorare le persone che mi hanno scelto come Capitana del Fantasanremo però mi impegnerò tantissimo anche a cantare. Voglio fare tutto bene perché so che posso farlo”.

Sul ritorno alla dimensione live – il 22 maggio a Roma al Teatro Brancaccio e il 29 maggio a Milano al Teatro Lirico:

Saranno live imperdibili! (ride, nda). Questi concerti saranno un faro sul nuovo senza tralasciare quello che mi ha reso importante nel cuore delle persone che vorrano venire a vedermi. I brani del mio passato sono la mia risorsa maggiore, la mia sorgente, sono il codice di comunicazione col mio pubblico che mi segue dal 2009”.

Sull’emozione di essere ricevuta venerdì scorso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella insieme a tutto il cast del Festival, e che ha definito l’importanza della musica pop italiana come “patrimonio culturale del Paese”.

L’ho sempre pensato anch’io; la musica popolare definisce anche la cultura popolare di un dato momento della storia. Lo dice sempre anche Mogol, una delle prime cose che ci ha detto quando siamo andate a scuola da lui. Dovremmo esserne più coscienti anche noi, non solo ritraendo lo specchio dalla società ma anche cercando di migliorarla un pochino. Gli esseri umani sono spugne: una musica costruttiva, che può dare messaggi, può anche onorare la cultura popolare”.

Sull’esperienza televisiva fortunata e apprezzata a “The Voice Kids”:

Avere la possibilità di farsi conoscere è davvero un privilegio; le persone a volte attraverso la musica, se non sono attente al tuo rapporto, non ti osservano ed è giusto perché hanno le loro vite; quando fai un programma televisivo dove tu sei stesso hai il privilegio di stabilire un contatto umano con le persone a casa che stimola una conoscenza più approfondita. Se prima ero un po’ incomprensibile, ora hanno capito che non sono così strana, anzi… sono felice e veramente grata di questa cosa”.

IL TOUR 

22 maggio 2026 – Roma, Teatro Brancaccio 
29 maggio 2026 – Milano, Teatro Lirico

CLICCA PER ACQUISTARE I BIGLIETTI 

WEB & SOCIAL 

@arisamusic

Previous Post

365 brani, zero algoritmo: una canzone al giorno che accompagnerà tutto il 2026

Advertisement