Marc Almond ha salutato Dave Ball nel modo che più gli somiglia, con un disco da ballare. “Danceteria” è stato completato prima che Ball morisse, nell’ottobre 2025, ed esce oggi con la sua firma dentro ogni traccia.
Il legame artistico tra i due regge l’intero lavoro, eppure il tono elegiaco resta fuori dalla porta, quasi per cortesia verso chi non c’è più. Ne è uscito qualcosa di più vicino a una festa commemorativa che a un funerale.
Il viaggio è autobiografico e ha coordinate precise: la New York dei primi anni Ottanta, Times Square, i club, gli eccessi, una sottocultura che viveva di notte perché di giorno non aveva cittadinanza. Il titolo rimanda al locale di Manhattan dove quel mondo si dava appuntamento, e la scaletta basta a disegnare la mappa, da Times Square a Crackland, da The Rainbow Room a Decadence Is Hard Work.
Chi ha consumato “Non-Stop Erotic Cabaret” riconosce subito la parentela, soprattutto nei testi. Entrambi i dischi raccontano una vita notturna trasgressiva, ma il debutto del 1981 aveva l’odore di Soho e dei suoi sottoscala londinesi, mentre “Danceteria” sposta il racconto oltreoceano.
Il paragone va fatto, e a questo disco non conviene. Manca l’energia sfrontata dei vent’anni, la sensazione che Almond e Ball stessero inventando qualcosa mentre lo suonavano. “Non-Stop Erotic Cabaret” resta un capolavoro irraggiungibile anche per chi lo ha firmato.
“Danceteria” guadagna terreno sullo sguardo. I Soft Cell recuperano il lato più marginale e inclusivo della nightlife newyorkese, attraversano club e quartieri, sessualità e droghe, la solitudine e quel bisogno di appartenenza che spingeva la gente dentro un locale alle tre del mattino. Il passato non diventa mai una cartolina: Almond racconta in prima persona, da uno che c’era.
Il suono poggia sui synth analogici e sull’elettronica old school di Ball, ed è qui che il disco diventa il testamento della sua visione. A quarantacinque anni dal debutto quel linguaggio non ha bisogno di essere aggiornato. I limiti restano, e stanno tutti nel confronto con il 1981. La vitalità è quella di chi ricorda la festa più che di chi la sta vivendo, e la scrittura in più di un passaggio si accontenta di evocare.
La chiusura spetta a Out Come the Freaks, cover dei Was (Not Was) con Nona Hendryx delle Labelle. Nessun brano poteva raccontare meglio la storia del duo: un invito rivolto ai reietti, cantato da due che dai margini non si sono mai spostati.
Un capitolo si chiude, e si chiude sulla pista.
SCORE: 7,00
DA ASCOLTARE SUBITO
Elusive – Losing Yourself – Out Come the Freaks
DA SKIPPARE SUBITO
Niente da gustare tutto almeno una volta!
TRACKLIST
01 Elusive
02 Danceteria
03 The Space Inside
04 Times Square
05 Two of a Kind
06 The Rainbow Room
07 in Heaven (When I Dance With You)
08 Decadence Is Hard Work
09 Crackland
10 What Is Your Morality
11 Losing Yourself
12 After Hours
13 Wave to America
14 Out Come the Freaks
DISCOGRAFIA
Non-Stop Erotic Cabaret (1981)
Non Stop Ecstatic Dancing (1982)
The Art of Falling Apart (1983)
This Last Night in Sodom (1984)
Cruelty Without Beauty (2002)
Happiness Not Included (2022)
Danceteria (2026)