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RECENSIONE: MALIKA AYANE – “cicale” [Traccia per traccia]

RECENSIONE: MALIKA AYANE – “cicale” [Traccia per traccia]

Con Cicale, Malika Ayane torna dopo cinque anni di assenza discografica con un album che riflette sul tempo e sul cambiamento. Leggi la recensione di Newsic.it!

Cinque anni sono un tempo lungo per chi fa pop, abbastanza per essere dimenticati o per maturare fuori dai riflettori.

Malika Ayane li ha passati soprattutto a Berlino, dove si è trasferita lasciando Milano. Il risultato si chiama “Cicale”, settimo album in studio dopo “Malifesto”, uscito nel 2021.

A Berlino racconta di aver trovato ritmi più lenti e meno pressione. Negli ultimi tempi ha aggiunto Roma e Parigi all’equazione, una vita che riassume in una cifra quasi comica: cinque traslochi in sei anni. È il contrario esatto della stanzialità che il titolo del disco sembrerebbe promettere.

Perché il titolo, appunto, è un dispetto alla lettura più ovvia della favola di Esopo. A Malika non interessa la contrapposizione tra la cicala spensierata e la formica previdente. Le interessa che la cicala passi sottoterra la quasi totalità della propria esistenza per poi emergere, cantare per poche settimane ed essere giudicata soltanto per quel canto, come se tutto il resto non fosse mai accaduto.

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“Cicale” nasce da questa idea. Il tempo trascorso lontano dalla scena non viene trasformato in una dichiarazione di rinascita, né in un tentativo di ricominciare da capo. Malika torna con gli strumenti che conosciamo, ma con una diversa disposizione nei loro confronti.

Il disco ha amici che l’accompagnano. In Diversamente c’è Dargen D’Amico: due monologhi paralleli sullo stesso stato d’animo, il minimalismo di Malika contro la densità verbale che Dargen porta ovunque metta piede. Sulla carta è l’incrocio più stuzzicante dell’album, all’ascolto le due voci procedono affiancate senza mai volutamente toccarsi. 

La scrittura tiene insieme collaborazioni consolidate e innesti più recenti. Pacifico e Andrea Bonomo restano presenze importanti nell’architettura dell’album; Una possibilità porta la firma di Davide Simonetta e Paolo Antonacci, Come la prima volta quella di Emma Nolde, alla prima collaborazione con Malika, mentre All’improvviso ci verrà da ridere è scritta con Ginevra, altra nuova luce della musica italiana. Primavera in città, prodotta da Mr. Monkey, è invece uno dei pochi momenti in cui il disco abbandona davvero il suo passo riflessivo e si concede una leggerezza più fisica piena di echi bossanova. 

Musicalmente “Cicale” resta dentro il territorio che Malika frequenta da anni: pop adulto, sofisticato, elegante senza compiacimento, costruito su una voce che non ha bisogno di forzare il gesto per imporsi. Gli arrangiamenti lavorano sulle sfumature, con aperture melodiche che arrivano senza cercare l’effetto. La malinconia occupa più spazio rispetto al passato, mentre l’idea della pista da ballo rimane sullo sfondo, come una possibilità mai del tutto abbandonata.

Anche la scrittura sembra meno interessata a nascondersi dietro l’eleganza. Malika racconta una donna che ha smesso di chiedere permesso per vivere la propria vita e lo fa con un linguaggio più diretto, meno cifrato rispetto a quello di una parte della sua produzione precedente. 

Alcuni brani sembrano dialogare con una memoria musicale che appartiene alla stessa Malika. In Finalmente alcuni passaggi proseguono idealmente Adesso e qui (nostalgico presente), brano che porta undici anni sulle spalle: la stessa urgenza, spostata avanti nel tempo, con meno bisogno di dimostrare qualcosa. In Diversamente affiorano echi che possono riportare alla memoria Destinazione Paradiso di Gianluca Grignani, soprattutto nella costruzione emotiva della melodia. Come la prima volta evoca invece Shallow di Lady Gaga e Bradley Cooper, più per l’andamento melodico che per una citazione riconoscibile. Sono accostamenti che appartengono anche alla mia percezione d’ascolto, più che riferimenti necessariamente dichiarati.

La vera novità di “Cicale non sta dunque nella forma. Malika non ha bisogno di reinventare il proprio vocabolario per raccontare che qualcosa è cambiato. È cambiata piuttosto la distanza dalla quale guarda quel vocabolario. Dopo cinque anni di assenza discografica, il ritorno non forza una nuova identità e non insegue la necessità di dimostrare qualcosa: accetta il tempo trascorso e lo lascia entrare nelle canzoni.

“Cicale” non è ancora il disco della reinvenzione. E’ un buonissimo disco. Un disco in cui si sente che cantare importa ancora davvero a Malika Ayane.

TRACCIA PER TRACCIA 

finalmente: è troppo presto ora per scrivere la mia versione di my way e troppo tardi per abbandonarsi all’ ottimismo sconsiderato di Rossella O’hara.
Provo ad essere critica senza giudicare, vagare senza essermi smarrita. non cerco di avere l’ultima parola- che se no ,cosa rimane?-  ma di mettere punti dove serve, sia sulle i che alla fine di una frase, che essi siano . ? oppure !

animali notturni: è una canzone perfetta da ascoltare in macchina e dovunque ci sia la possibilità di muovere le spallucce. Parla dell’amore maturo, della bellezza di potersi scegliere, il tutto raccontato con una serie di suggestioni che danno l’idea del dinamismo del mondo e della vita. Chi sono gli animali notturni? siamo tutti noi. la notte è un momento in cui tante persone si divertono ma altrettante lavorano. è semplicemente una parte del giorno che si vede meno. è un brano pensato per offrire, ogni volta, un elemento sonoro da riscoprire, come un bel tessuto o un bel paesaggio.

è andata così: pur tenendo bene a mente che siamo la somma delle nostre scelte, dei nostri sogni gestiti male e dei traumi elaborati in modo creativo, e che si impara strada facendo, non arriverà mai il momento in cui sapremo esattamente cosa fare e come farlo. Non sapremo mai se siamo pronti. piuttosto, molto spesso sarà un eccesso di sicurezza a farci commettere l’errore talmente banale da farci sentire degli Icaro decisamente low cost. Tuttavia, non è finita finché non è finita. Forse è tardissimo ma non è ancora ormai.

all’improvviso ci verrà da ridere: È una canzone sull’emotività. Potendo scegliere, ho sempre preferito provare a descriverla piuttosto che cercare di razionalizzarla a ogni costo. Come chi preferisce lasciare sfogare i sintomi invece di abbattere la febbre al primo grado sopra la temperatura ideale. Ecco perché abbiamo due strofe con scenari, sentimenti e atteggiamenti differenti, che però convergono nella stessa soluzione — quella del ritornello — ovvero osservare, riconoscere quello che si sente e lasciarsi portare, senza giudizio. Lo special vuole essere una sorta di climax ed è per questo volutamente un groviglio di voci senza testo.

diversamente: Il centro di questo brano è nell’ultima frase del ritornello: “Cambiare ancora casa non è abbastanza per vivere diversamente”. Già dalla prima stesura ho sentito che c’era un’intensità rara, ma sentivo anche che mancava qualcosa di importante per completare questo racconto sulla volontà di cambiare, di cambiarsi e sull’enorme difficoltà di riuscire a perseverare nel processo. Ho chiesto a Dargen di intervenire perché conosco la sua immensa sensibilità e la sua penna lucida e tagliente. Infatti, non solo ha centrato perfettamente il tema, ma ha costruito un racconto parallelo che si muove dritto e perforante, mentre il mio si arrovella come l’acqua dentro il vortice.

detto tra noi: sintetizza il grigio del mare invernale, il riflesso delle luci dell’alba su paillettes che hanno danzato tutta la notte, l’inevitabile pensiero rivolto al “poi” ogni volta che inizia qualcosa di nuovo. “detto tra noi” è la lucida malinconia tipica dell’età adulta che quando siamo in buona chiamiamo ‘consapevolezza’ e che nei giorni meno brillanti diventa ‘saggezza’. È l’ombra che si proietta sulle cose ma che non le scurisce perché lo sguardo di su di esse è dato con senso della realtà e con fiducia ma senza scomodare le aspettative. per quello che riguarda testo e musica, mi piace che sia l’ascolto ad evocare un’interpretazione possibile. quello che mi interessava più di ogni altra cosa è che le suggestioni emotive fossero forti e il testo chiaro

probabile: è una canzone d’amore. È una canzone sull’inizio di un amore che arriva inaspettato e in un momento della vita in cui si sa che, se qualcuno ti dice che sei speciale, hai due possibilità: la prima è scappare il più velocemente possibile; la seconda — che non esclude la prima — è invece procurare al dichiarante un terapeuta piuttosto bravo. È una canzone d’amore che racconta l’attimo in cui ancora non ci si è rincitrulliti per colpa degli ormoni — nell’arrangiamento rappresentati dagli archi— e si vedono chiaramente le possibilità che tutto possa funzionare oppure no, ma che non sarà quasi mai per mancanza d’amore, purché l’amore consista, come diceva la mia terapeuta — peraltro bravissima — quello che diceva Valéry: “l’amore consiste nel voler dire ancora”

come la prima volta: poi si dice ancora, e ancora, e ancora. Solo che, all’improvviso -e nemmeno troppo all’improvviso- ci si accorge che, per quanto ancora sia stupendo, nuovo è febbrile. 
Razionale ed evoluto è sapere che il nuovo ha una scadenza naturale. Straordinario è non essere costretti a considerare ancora qualcosa da preservare da un punto di vista puramente razionale e conservativo. Straordinario è il desiderio di vivere l’ancora come fosse qualcosa di nuovo, come se i due che si parlano in questo brano fossero quei due dei Silenzi per cena di dieci anni fa e che, a guardarli bene, non siano silenti per stanchezza — almeno non ora — ma perché studiano un nuovo modo per dire ancora, ancora, ancora.

una possibilità: c’è un tipo di canzone che mi appassiona da sempre: “la finta canzone allegra”, quella in cui si associa un testo più o meno amaro a un mondo sonoro che per ritmo, melodia e armonia evoca invece un’attitudine più spensierata. “una possibilità” vuole essere una di queste. Da grande appassionata di commedie sarcastiche, ho trovato irresistibile l’idea di realizzare un brano che fosse leggero nel raccontare come spesso l’immagine della felicità che arriva dall’esterno, dalle cartoline delle vacanze ad esempio, non sia universale ma che anzi a volte si riveli una trappola in cui si cade perché, cercando di aderire forzatamente a un modello, provando ad adattarsi a una forma non propria,  si perde di vista il piacere autentico del vivere ovvero la sperimentazione che comprende anche la  parte in cui un errore di valutazione o una cantonata sono da considerare come un’eventualità del vivere e non come una tragedia. dal punto di vista musicale, abbiamo scelto di suoni che evocassero canzoni del passato con le stesse caratteristiche così da ottenere un cocktail di estate, nostalgia, alienazione saggia ironia.  

primavera in città: è un divertissement, una gioia. Sono io che torno dall’ennesima trasferta e fumo una sigaretta seduta come un gatto alla finestra di casa mia e, spiando un po’ negli appartamenti di fronte, un po’ sul marciapiede della via, aspetto che il sole scenda finalmente un po’ più tardi.

SCORE: 8,00

DA ASCOLTARE SUBITO

finalmente – come la prima volta – primavera in città

DA SKIPPARE SUBITO

forse l’unica che skipperei è una possibilità. Non mi è mi piaciuta! 

TRACKLIST:

finalmente
animali notturni
è andata così”
all’improvviso ci verrà da ridere
diversamente” ft Dargen D’Amico
detto tra noi
probabile
come la prima volta
una possibilità
primavera in città

DISCOGRAFIA:

2008 – Malika Ayane
2010 – Grovigli
2012 – Ricreazione
2015 – Naïf
2018 – Domino
2021 – Malifesto
2026 – cicale

VIDEO

WEB & SOCIAL

Sito web – http://www.malikaayane.com
Facebook – https://it-it.facebook.com/MalikaAyaneOfficial
Instagram – https://www.instagram.com/damalikessa/

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