Il cantautore anglo-italiano JACK SAVORETTI chiude a Milano il tour europeo con un concerto intenso, tra arrangiamenti raffinati, chitarre dal sapore morriconiano e una voce roca capace di trasformarsi in una carezza.
Sul palco anche MILLE per I Hear You Call e Io che non vivo.
Una base musicale calda, profonda ed elegante, sulla quale si appoggia una voce graffiante e roca, capace però di ammorbidirsi e trovare nuove sfumature con il procedere del concerto. È questa la cifra del live di Savoretti al Fabrique di Milano, che conferma la capacità di tenere insieme anima rock, sensibilità pop e una scrittura dalla forte impronta d’autore.
Savoretti arriva a questo appuntamento forte anche di importanti soddisfazioni internazionali. Il concerto alla Royal Albert Hall di Londra del 23 aprile è andato sold out in meno di un’ora dall’apertura delle vendite, tanto che si è aggiunta una seconda data, il 27 maggio, anch’essa esaurita. Numeri che raccontano un rapporto sempre più solido con il pubblico e una dimensione artistica che non conosce confini.
Sul palco milanese, il suono è costruito soprattutto intorno alle chitarre, ma sono le tastiere a svolgere un ruolo altrettanto importante, affiancandosi alle sei corde e dialogando con basso e batteria, fondamentali nel dare profondità e corpo agli arrangiamenti. In alcuni momenti la chitarra elettrica lascia spazio all’acustica dello stesso Savoretti, modificando il colore dei brani e mettendo in primo piano la voce.
Le canzoni si sviluppano tra momenti più ritmati, passaggi da ballare e aperture melodiche, con tante ballate anche up tempo, ma senza mai scivolare nel melenso. Savoretti spinge su ogni pezzo, restituendogli quel sapore che arriva dalla suola d’autore tipica italiana che nasce da una scrittura personale figlia di radici culturali e musicali mai rinnegate, anzi rivendicate e rese parte integrante delle sue composizioni.

Ne è un esempio “Candlelight”, con la sua chitarra dal sapore morriconiano, capace di evocare atmosfere cinematografiche (e la musica di Morricone chiude anche il concerto dopo i saluti). Altrove, invece, le canzoni si distendono e si dilatano, come accade in “When We Were Lovers”, dedicata agli amici di lunga data presenti tra il pubblico. “The One” invece viene dedicata alla città che lo sta ospitando e a cui è molto legato.
La voce, sempre riconoscibile per quella ruvidità che ne costituisce la firma, si fa più raccolta in “Casa Colorata” (dal repertorio in italiano di Savoretti), affidata al dialogo tra voce e pianoforte. In “The Way You Say Goodbye” il cantautore si siede su uno sgabello e assume le movenze del crooner (con la sua voce graffiante), mentre la band arricchisce l’arrangiamento con una fisarmonica, il passaggio alla chitarra acustica e un pianoforte che sale in primo piano. Ne nasce un episodio intenso, costruito con cura sul piano armonico e sonoro.
Di segno opposto “Knock Knock”, lunga cavalcata trascinante dal ritmo marcato, nella quale pianoforte e armonica contribuiscono a dare ulteriore slancio all’esecuzione. È uno dei momenti in cui la componente più energica del concerto prende il sopravvento, senza perdere la ricchezza degli arrangiamenti, seguita dalla successiva
Non manca lo spazio per le richieste del pubblico. “Changes”, brano del 2012, viene recuperata in versione acustica, mentre la scaletta segue sostanzialmente quella del tour europeo, con alcuni pezzi in italiano in una combinazione di italiano e inglese. La tradizione musicale italiana trova invece il suo spazio nel tributo finale.
Dopo averla vista duettare su “I Hear You Call” (come nel loro singolo) sul finale torna MILLE, in una cover di “Io che non vivo (senza te)” di Pino Donaggio (1965)”, interpretata da Savoretti con il testo delle strofe in inglese mentre la cantante le interpreta in italiano.
Al Fabrique, Jack Savoretti saluta Milano mostrando le diverse anime della propria musica: il rock che sostiene le canzoni, l’eleganza degli arrangiamenti, il gusto per le melodie e una voce che sa essere ruvida e confidenziale mischiando italiano e inglese in giusta misura.
Un concerto nel quale le radici anglo-italiane non sono un semplice tratto biografico, ma una componente viva di una scrittura che continua a cercare il proprio equilibrio tra energia e introspezione. Uno spettacolo elegante e caldo, senza forzature o “fastidi”, piuttosto rassicurante per quanto coinvolgente.
E così il pubblico viene accarezzato e sospinto da un artista che dimostra di essere molto amato da una fan base adult ma appassionata.
Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo).
LA SCALETTA
Do It For Love
Candlelight
The One
When We Were Lovers
Anything But A Fool
WeWillAlways Be The Way We Were
I Hear You Calling (FeatMille)
Changes (Richiesta dal pubblico) (Chitarra e voce)
Casa Colorata (Piano e voce)
The Way You Said Goodbye
What More Can I Do
Knock Knock
Bada Bing Bada Boom
Back Where I Belong
Other Side Of Love
Greatest Mistake
Home
Dancing Through The Rain
Encore
Io Che Non Vivo (Feat Mille)