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Intervista – PAOLO JANNACCI: le scimmie sono ovunque. Sanremo? Non mi hanno risposto

Intervista – PAOLO JANNACCI: le scimmie sono ovunque. Sanremo? Non mi hanno risposto

Scimmie ovunque» è il nuovo album di inediti di Paolo Jannacci. Nell’intervista racconta l’ironia ereditata dal padre Enzo, il silenzio di Sanremo e l’AI usata come bersaglio nel videoclip
Paolo-Jannacci_Galbiati_2026

«Scimmie ovunque» è il nuovo disco di inediti di Paolo Jannacci. 

Un album che ha richiesto sei anni di lavoro: undici brani scritti in gran parte con Paolo Re e abitati da scimmie, figure simpatiche e insieme pericolose, che incarnano la paura di regredire verso un egoismo rabbioso e, nelle parole dello stesso Jannacci, il riflesso delle sue debolezze.

Dentro ci sono il femminicidio, le morti sul lavoro, il politicamente corretto, storie d’amore e una dedica al padre, Enzo, l’incrocio e tutto il resto, che sul lato A trova un controcanto nella cover di Due gelati.

Gli ospiti sono due: Elio in Politically topless, il singolo in radio, e Stefano Massini in L’uomo nel lampo, il brano sulle morti sul lavoro che i due avevano portato all’Ariston nel 2024.

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Il pianista jazz fa un passo indietro e la musica diventa colonna sonora delle parole. Con Paolo abbiamo parlato di scimmie, di Montale e Ungaretti, di un Sanremo che non ha risposto e dell’ennesima scimmia che ci aspetta dietro lo schermo.

Paolo-Jannacci ph. Galbiati

Partiamo dalle scimmie. Chi sono e perché sono ovunque?

Le scimmie sono fantasmi che si attualizzano. Rappresentano la paura di involvere, di tornare a essere quella figura antropomorfa da cui veniamo.

Le ho scelte proprio per la loro ambiguità: appaiono simpatiche, divertenti, ma allo stesso tempo sono pericolose, perché hanno atteggiamenti che a volte sfuggono al controllo e possono diventare violente, come succede a qualsiasi animale che si sente minacciato e si protegge.

Per questo mi spaventano, e molto. Non vorrei mai diventare una di quelle forme, uno di quei fantasmi che conoscono soltanto l’egoismo legato alla rabbia, quello che ci fa vivere in un mondo di tutti contro tutti, teso davvero all’autodistruzione. È un incubo che ho. Però quando vedo le disgrazie che ci circondano, le cattiverie, a un certo punto sento di doverle raccontare, di doverle dire, perché magari è proprio il racconto a poter cambiare qualcosa.

Non pensi che, involvendo, tornando un po’ scimmie, potremmo riuscire a essere più umani?

Potrei essere d’accordo se la guardiamo da un punto di vista poetico, quasi bucolico. Il problema è un altro, ed è la nostra grande intelligenza. È quella che ci ha messo in cima alla piramide evolutiva, ma è anche quella che usiamo, a volte, in modo negativo, per scopi orribili. Questo non può essere tollerato, perché così ci facciamo del male non solo fisicamente ma soprattutto spiritualmente.

La tua firma, e in questo segui la strada di tuo padre, è raccontare il quotidiano e i suoi problemi con una vena ironica. Nel disco si parla di temi sociali importante eppure riesci a essere serio e leggero nello stesso momento. Come funziona questo processo?

È un retaggio che mi porto dagli insegnamenti di mio padre, che a sua volta l’aveva imparato da Dario Fo, e così via, a ritroso, fino ai greci. L’ironia è diventata la mia arma, il mio chiavistello, il mio passepartout per affrontare temi difficili.

Se volessi trattarli soltanto da poeta dovrei essere almeno Montale, o Ungaretti. Siccome non sono né l’uno né l’altro, e non ho quella potenza espressiva né quello spessore letterario, ho imparato a fare un’altra cosa: scavare nel profondo, nell’animo umano, per trovare l’elemento grezzo che muove tutti quanti noi. Poi uso l’ironia per poter trattare qualsiasi problema e raccontarlo a un amico, a un mio simile, a un altro essere umano.

Sul piano musicale ho avuto l’impressione che tu abbia voluto mettere da parte il mestiere, il virtuosismo del jazzista, per tirare fuori qualcosa di più ampio.

Mi fa piacere che tu l’abbia notato, perché era proprio la mia intenzione. Questa volta mi sono accorto di aver scritto dei testi che possono rimanere, che possono essere degni di nota o almeno di interesse. La maggior parte li ho scritti con Paolo Re, il mio compagno d’avventure, che mi ha seguito in questi cinque anni. La musica l’ho sempre usata per aiutare le parole. Certo, a un certo punto enfatizza, sottolinea, però non ho mai voluto costruire il momento virtuosistico o l’elemento musicale fine a se stesso. Doveva essere la colonna sonora di un film, e il film erano le parole.

Nel disco ci sono Elio, in «Politically topless», e Stefano Massini, in «L’uomo nel lampo». Hai un sogno nel cassetto, qualcun altro che avresti voluto coinvolgere?

No, anzi. L’esperienza con Elio mi è piaciuta tantissimo, come quella con Stefano Massini, con cui stiamo anche lavorando a un progetto teatrale che va avanti, anche se lui è talmente poliedrico che nel frattempo ne sta portando avanti altri tre o quattro suoi. Però in questo disco avevo bisogno soprattutto di far capire, anche a chi non mi conosce, chi sono: come interpreto certe tematiche, il mio timbro, la mia ironia, il mio modo di essere. Per questo due featuring per me sono già tantissimi.

Nel 2024 eri all’Ariston con Massini proprio per «L’uomo nel lampo». E il prossimo Sanremo?

Mi piacerebbe. Ho mandato anche alcuni brani di questo disco, ma purtroppo non ho avuto alcun cenno di risposta. Ho chiesto se ci fosse almeno un minimo di interesse, dopo l’invio, e niente. Allora ho preferito far uscire il disco, farlo respirare, finalmente farlo cantare e lasciarlo parlare, perché era fermo da molto tempo.

Anche davanti a un no, che sarebbe stato accettabilissimo, avrei rischiato di aspettare altri sei mesi, e sarebbe stata la morte di certi brani.

E un po’ anche la mia, perché non ce la facevo più ad aspettare. Però ti dico una cosa: se a Sanremo fossero interessati a Paolo Jannacci, un brano ce l’ho.

Il disco avrà anche una dimensione dal vivo?

Sì. Entrerà nello spettacolo “Jannacci arrenditi la città ascolta!”, che è andato in scena a marzo di quest’anno. In estate abbiamo fatto una piccola pausa e lo abbiamo trasformato per una versione estiva, adesso torna nei teatri nella sua dimensione più vera, quella invernale. Appena uscirà il disco saremo pronti: farò sentire molti brani nuovi, in teatro e dal vivo.

Ultima domanda, so che hai i tempi stretti. Hai usato l’intelligenza artificiale nel videoclip. Anche per la copertina del singolo o del disco?

No, e anzi citale, perché ci tengo. La copertina del disco l’ha fatta Marco Cazzato, ed è una cosa secondo me eccezionale. Gli occhiali colorati sono i miei, ha centrato tutto: è un grande artista. Un’altra grande artista è Annalisa Sartori, che ha firmato invece la copertina del singolo.

L’intelligenza artificiale c’è solo nel video, e c’è come critica alla possibilità di essere sostituiti. L’ho usata in maniera volutamente grezza per raccontare un computer che cerca di impossessarsi del regista, Luca Tartaglia, e delle nostre menti, per farci fare quello che vuole.

In fondo è un’altra scimmia: può essere simpatica oppure molto violenta, dipende da come impareremo a usarla. 

TRACCIA PER TRACCIA 

1. LA FACCENDA DELL’AMMAZZO

Una visione sulle brutture dell’essere umano e delle sue azioni malvagie, con un’attenzione particolare alla disgrazia del femminicidio.

2. RESPIRARE ANCORA

La storia di un ragazzo che fa fatica, un tossicomane considerato perdente, che non deve essere però stigmatizzato, perché alla fine riesce a farcela e respirare ancora.

3. POLITICALLY TOPLESS feat. ELIO

Sono, siamo nudi, in topless, di fronte al politicamente corretto, a tutto quello che non abbiamo il coraggio di dire in maniera spontanea: il gioco di fare delle domande su quello che si può dire o no è il modo, l’escamotage, per poter raccontare il fastidio di questa autocensura in maniera ironica.

4. LA ROSA E IL FIORISTA

Forse una delle storie d’amore più intense e nello stesso tempo più delicate.

5. SCIMMIE OVUNQUE

L’immagine della mia umanità che si degrada, che si imbarbarisce e perde tutti i valori di sensibilità e di bellezza. Nella canzone mi immedesimo in un caleidoscopio di personaggi sempre più disgraziati e bizzarri; una giungla senza santi ne eroi, nella quale i miei personaggi perdono sempre di più la loro meravigliosa umanità nel senso più shakespeariano del termine.

6. DUE GELATI (di ENZO JANNACCI)

Una canzone d’amore e di umana riflessione di Enzo Jannacci, quasi misconosciuta, dalle enormi potenzialità.

7. IL MERCATO NERO DEGLI ABBRACCI

Un mondo distopico in cui viene negato anche il contatto fisico ma l’essere umano reagisce e trova un luogo segreto per vivere e amare.

8. L’UOMO NEL LAMPO con STEFANO MASSINI

Canzone dedicata alla piaga delle morti sul lavoro. Poetica e umanità si incontrano nello spietato mondo del lavoro.

9. ENZO, L’INCROCIO E TUTTO IL RESTO

Dedica commossa a un padre, ai luoghi e agli amati, che danno significato e poetica alla vita di ogni giorno.

10. IL GIORNO PRIMA

Un racconto di come un evento importante segna le nostre vite e la riflessione di come un giorno prima fossimo persone diverse.

11. E ALLORA VENNE IL MOMENTO

Riflessione attenta e sentita di momenti significativi che hanno caratterizzato il tempo sia passato che futuro.

IL VIDEO 

WEB & SOCIAL 

@paolojannacci
paolojannacci.com

 

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