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CANZONI DELLA SETTIMANA: le nuove uscite discografiche (25 Settembre) #NewMusicFriday

CANZONI-DELLA-SETTIMANA-39-2026.

Vol. 39-2026 di Newsic Friday – le nostre pagelle dei primi ascolti del venerdì.

LA PLAYLIST

LE PAGELLE BRANO PER BRANO

Gino Paoli – Paolo Fresu – Voto 9,00 – Paoli lascia che siano la melodia e il respiro dei fiati di Fresu a misurare l’assenza di Ornella Vanoni. Quando ti rivedrò evita il sentimentalismo facile e trova una gravità pudica, quasi testamentaria. Una canzone che il tempo rende ancora più necessaria. Struggente.

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John Legend – Pharell Williams – Voto 8,50 -John esce dalla comfort zone tutto e solo piano e trova in Pharrell un produttore capace di spostarne il baricentro verso funk e soul contemporaneo. Fireflies ha groove, eleganza e una scrittura che trasforma la memoria in luce senza appesantirla. Luminoso.

U2 – Voto 8,00 – Silencio è essenza U2: chitarre, tensione melodica e quella solennità emotiva che la band sa ancora maneggiare alla grande. Un ritorno riconoscibile, ma tutt’altro che stanco, capace di riattivare un animo sonoro mai paco. Inequivocabile.

Anna Castiglia – Voto 8,00 -Anna ha una voce autoriale già riconoscibile: melodia, scrittura e ironia convivono alla perfezione senza neutralizzarsi. Il modo in cui mette in scena le proprie  paure e la propria quotidianità trasformandole in materia narrativa, è il vero colpo di genio. Personalità rara, soprattutto per lucidità. Geniale.

Ibisco – Voto 7,75 – Ibisco costruisce un’intimità elettrica senza indulgere nel sentimentalismo. Bassi sintetici, chitarre filtrate e pianoforte alimentano una tensione oscura, mentre la voce resta lucida dentro il flusso. Un equilibrio riuscito tra fragilità e impulso. Ipnotico.

Emma Nolde – Voto 7,50 – Emma trasforma una fragilità privata in un canto collettivo, senza caricarlo di retorica. Siamo in tanti cresce proprio quando la voce si moltiplica, con una scrittura semplice ma non semplicistica. Partecipata. Da live!

Nightmares On Wax – Chyna B – Voto 7,50 – Nightmares On Wax recupera Damn e ne lascia intatta la vena soul, affidando a Chyna B una vulnerabilità che non ha bisogno di effetti. Il groove resta morbido, ma sotto la superficie affiora un’inquietudine autentica. Profonda

Leon Brideges – Voto 7,25 – Basso morbido, handclap e chitarra funk: Watch You Dance ha il movimento naturale del soul che vuole riportare il corpo al centro. Il tocco dei Jungle valorizza Leon Bridges, ma la canzone seduce più per il groove che per l’originalità. Sensuale.

Margherita Vicario – Voto 6,75 – Il dolore viene osservato da vicino, senza trasformarsi in confessione. Ho chiesto aiuto allarga la prospettiva dal sentimento individuale a una forma di empatia più ampia, sostenuta dalla sensibilità di Margherita Vicario. Resta però qualche rigidità nella scrittura. Intensa.

Remi Wolf – Voto 6,75 – Il suo pop obliquo trova una dimensione più emotiva, senza rinunciare a quella scompostezza ritmica che ne definisce il linguaggio. I Won’t Cry alterna vulnerabilità e groove con naturalezza. 

 Queens of the Stone Age – Voto 6,75 – Un riffing desertico per una canzone che trasforma la memoria adolescenziale in rock obliquo e teatrale. Archi e fiati ampliano il ritornello senza addomesticarne l’irruenza. Il gioco funziona, ma il segno non è indelebile. 

Julie Ant – Voto 6,75 – Julie Ant porta il ritmo fuori dalla gabbia del mestiere: batteria e voce spingono un brano abrasivo, attraversato da reminiscenze Prodigy senza scadere nell’imitazione. L’urgenza è autentica, l’attitudine punk-elettronica convince più della costruzione.

Alberto Fortis – Voto 6,75 – Un centro commerciale che diventa una piccola allegoria del presente, tra consumo, natura e comunità. L’idea ha ambizione e qualche intuizione, ma la scrittura resta più didascalica. Resta comunque Alberto con il suo stile e il suo talento. 

Lumiero  – Voto 6,75 – Il racconto dell’inadeguatezza con una scrittura asciutta, sospesa tra malinconia e ironia. Ancora te segue il tempo di una giornata qualunque per restituire una solitudine molto contemporanea, senza indulgere nel patetico. Qualche passaggio è ancora prevedibile, ma il tono è personale. 

Nervi – Voto 6,75 – Una piccola scena sentimentale con misura, lasciando che l’ironia stemperi il romanticismo. L’eleganza vintage guarda al cantautorato alla Ivan Graziani senza rifugiarsi nella nostalgia, mentre la scrittura cerca una sua voce. Piace il tono. Garbatamente.

Francesco Messina – Voto 6,75 – Messina torna alla propria grammatica ambientale senza trasformarla in un esercizio archeologico. Second Ascent procede per risonanze, pianoforte ed elettronica rarefatta, con una profondità che convince più nell’atmosfera che nella scrittura. Il passato riaffiora, ma non sempre si rinnova. Meditativa.

Sfera Ebbasta – Voto 6,75 – Sfera Ebbasta abbassa i riflettori e porta il racconto su un terreno più personale, tra successo, sovraesposizione e desiderio di sottrazione. L’introspezione è credibile, ma la scrittura non sempre trova la necessaria profondità. Beat e voce nel suo stile. Salvifico.

centomilacarie – Voto 6,75 – Scrittura emotiva deformata, dove tenerezza e disagio convivono senza trovare una sintesi rassicurante. Monete e bottoni ha immagini interessanti che si mescolano alla paura, all’istinto e a quella malinconia che riesce a trasformare la visione in realtà.

Syria – Fiori di Cadillac – Voto 6,75 – Syria e I Fiori di Cadillac riprendono un pezzo del 2000 trasformandolo in un dialogo tra memoria e presente. Se t’amo o no (pt.2) aggiorna la formula con elettronica e sensibilità indie. Interessante l’idea e anche la nuova scrittura.

Biagio Antonacci – Sayf – Voto 6,50 – Due generazioni e un respiro mediterraneo cercano un punto d’incontro. Biagio Antonacci e Sayf trovano una buona convivenza sonora, ma la scrittura rimane convenzionale e l’incrocio produce più curiosità che sorpresa. Ibrido.

Settembre – Voto 6,50 – Settembre lavora sulla nostalgia attraverso un dettaglio concreto, trasformando le lentiggini in una traccia della relazione perduta. La scrittura ha qualche intuizione felice, ma resta dentro coordinate emotive già molto frequentate. 

Madonna – Charli xcx – Voto 6,50 – Elettronica muscolare, atmosfera club e due identità pop che arrivano da mondi differenti. Danceteria diventa così un incontro generazionale interessante soprattutto per l’incastro tra Madonna e Charli xcx, meno per ciò che aggiunge alla canzone.

Taylor Swift  – Voto 6,50 – Taylor Swift devia dal pop più luminoso dell’album con un’apertura inaspettata di cornamuse, poi affidata a pianoforte e synth dal passo cupo. L’atmosfera richiama il lato più folk del suo repertorio recente. 

Kingfishr  – Voto 6,50 – La formazione irlandese resta nel solco del folk, affidandosi a chitarre acustiche, impeto ritmico e crescendo corali. How Lonely ha energia e una certa immediatezza dal vivo, ma sul disco la formula appare già piuttosto familiare. Convenzionale.

sangiovanni – Voto 6,50 – Sangiovanni cerca la felicità guardando a Lucio Dalla, scelta ambiziosa che il brano affronta con una produzione avvolgente e una scrittura volutamente lineare. Il dialogo vocale è suggestivo, ma l’idea resta più forte della canzone. Irrisolta.

Myss Keta – Crookers  – Voto 6,50 – KETA e Crookers trasformano le atmosfere del Cocoricò in materia sonora: elettronica ruvida, pulsazioni da club e un’attitudine volutamente sfacciata. Il contesto alimenta il brano, ma la provocazione finisce per essere più efficace della scrittura. 

Proteo – Voto 6,50 – Proteo affida a un beat pettinato e stiloso il viaggio di un ritorno alle radici, usando Itaca come metafora dell’identità ritrovata. La scrittura ha un’intenzione chiara e funziona. Ascoltabile. 

Ddusi – Artie 5ive – Voto 6,25 – Ddusi e Artie 5ive ritrovano una formula che tra produzione e voce mantiene una discreta efficacia. Il pezzo non sposta i confini del loro linguaggio, ma possiede ritmo e misura sufficienti per evitare l’effetto déjà-vu.

Helmi – Willy  – Voto 6,25 – Barre taglienti e ritmi urban raccontano un Weekend fatto di quotidianità, rivalsa e ambizioni personali. Helmi e Willy hanno una buona sintonia, ma la formula resta dentro coordinate già note e la scrittura non sempre trova un guizzo capace di distinguerla.

Gloria Tricamo – Voto 6,25 – Gloria muove una scrittura introspettiva su un beat quasi bossa, tra downtempo e suggestioni del songwriting americano. L’atmosfera è curata, ma il confronto tra realtà e rappresentazione resta più dichiarato che  esplorato.

Cigarilla Disonasty – Voto 6,25 – Un brano che insegue i ritmi leggeri e estivi senza costruirle davvero un’identità sonora, lasciando emergere più l’attitudine che una precisa direzione autoriale. Comunque divertente. 

Soltre – Voto 6,00 – Soltre costruisce un personaggio leggero solo in apparenza, affidandosi a un beat che ha una discreta tenuta e sostiene bene il racconto. Il brano funziona quando smette di inseguire l’attitudine e lascia spazio alla scrittura, ancora un po’ acerba.

Flaco G – Guè – Voto 6,00 – Flaco G cerca nel rap dei primi Duemila una grammatica da riportare al presente, con Guè come sponda generazionale. SENZA IMPEGNO ha un’identità sonora definita e un buon senso del groove, ma la scrittura non sempre supera il debito con i riferimenti.

Morama – Voto 6,00 – Immagini sensoriali per una ballad sulla distanza, dove sapori e odori diventano tracce di una presenza assente. L’intenzione è sincera, ma la scrittura indulge in metafore già frequentate e fatica a imprimere una fisionomia propria al brano.

Matteo Faustini – Voto 6,00 – Un racconto tra il confine tra amore e abitudine con una ballad che cerca intensità attraverso cori e inflessioni balcaniche. La voce regge il crescendo, ma la scrittura resta dentro un vocabolario sentimentale piuttosto prevedibile

Camilla PNK- Voto 5,00 – iDOLL accumula EDM, electroclash, hyperpop e glitch in una produzione che punta deliberatamente alla saturazione. L’attitudine c’è, ma la sovrabbondanza di riferimenti finisce per confondere una personalità ancora poco definita. Più estetica che sostanza.

Francesca Michielin – Voto 5,00 – Chitarre anni Ottanta e suggestioni Cure fanno da sfondo a una storia di sorellanza queer. L’immaginario scelto da Francesca Michielin ha spessore, ma la canzone fatica a trasformarlo in una scrittura altrettanto incisiva. Incompiuta.

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