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BEYONCÉ “B’DAY” compie 20 anni: la maturità di una popstar riletta oggi

BEYONCÉ “B’DAY” compie 20 anni: la maturità di una popstar riletta oggi

A vent’anni dalla pubblicazione, B’DAY torna con una nuova Anniversary Edition che amplia il disco originale e ne conferma la centralità nella parabola artistica di Beyoncé.

Vent’anni fa Beyoncé afferrava un coccodrillo per la coda. Oggi, a guardare quella copertina con il senno di poi, viene da pensare che non fosse soltanto una posa.

In questi vent’anni Beyoncé quel coccodrillo lo ha preso davvero (la nuova cover è una fotografata di Max Vadukul, usata per la promozione del singolo “Ring the Alarm”), lo ha trascinato fuori dall’acqua, domato, fino quasi a farlo stare fermo. Il coccodrillo predatore era l’industria, il pop, la fama, forse persino l’idea stessa di cosa dovesse essere una popstar. Lei ha imparato a tenerlo per la coda senza farsi mordere.

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Quando “B’DAY” uscì, il 4 settembre 2006, Beyoncé aveva solo 25 anni e alle spalle una carriera già enorme. Ma il disco raccontava un’altra storia: quella di un’artista che aveva deciso di smettere di chiedere permesso. Oggi torna nel giorno del suo compleanno, vent’anni esatti dopo, con una nuova edizione rimasterizzata che aggiunge inediti, B-side, remix, registrazioni in spagnolo e materiali visivi restaurati.

“B’DAY (20TH ANNIVERSARY EDITION)” non è dunque soltanto un anniversario messo in calendario. È l’occasione per tornare al momento esatto in cui Beyoncé cominciò a prendere le misure della bestia che avrebbe finito per governare.

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Dopo l’esperienza con le Destiny’s Child e il successo di “Dangerously in Love”, l’artista aveva già dimostrato di poter stare da sola sotto i riflettori. Qui compie un passaggio diverso: assume il controllo del processo creativo e costruisce un suono che cerca deliberatamente un punto di attrito tra R&B, hip-hop, soul, pop e tradizione vocale. Lo fa con una produzione fisica, ritmica, spesso quasi muscolare, nella quale gli arrangiamenti non cercano di addomesticare la voce ma di metterla sotto pressione.

Il dato più sorprendente resta quello delle registrazioni, completate in appena due settimane. Un tempo brevissimo per un album destinato a diventare uno dei cardini della sua discografia, ma perfettamente coerente con la natura febbrile di “B’DAY”. Beyoncé voleva un disco energico, percussivo, costruito anche attraverso strumenti suonati dal vivo e capace di mantenere al centro melodie e armonie R&B mentre l’hip-hop stava occupando progressivamente lo spazio del pop mainstream.

Il risultato è un album che non sembra interessato a scegliere tra passato e contemporaneità. Déjà Vu, Get Me Bodied, Upgrade U, Ring the Alarm e Irreplaceable appartengono allo stesso universo ma non alla stessa idea di pop. Beyoncé alterna sensualità, aggressività, vulnerabilità e controllo senza trasformare queste dimensioni in personaggi separati. La sua voce è il punto di raccordo, ma anche lo strumento con cui l’artista comincia a definire una propria idea di autorità.

È qui che B’DAY diventa storicamente interessante.

“B’DAY” può essere considerato, di fatto, il primo visual album di Beyoncé: un progetto accompagnato da cortometraggi che raccontavano una relazione in tutte le sue fasi. Al centro dell’album ci sono temi come la fiducia in se stessi, la libertà, l’audacia e la compatibilità, ancora attuali a 20 anni di distanza.

Per celebrare questo importante anniversario, Beyoncé è tornata personalmente al lavoro sui brani per rimasterizzarli. Anche i contenuti visivi sono stati recuperati e restaurati: i video originariamente girati in 35 mm sono stati rimasterizzati, sottoposti a una nuova color correction e finalizzati in 4K.

Tra questi anche il video di “Déjà Vu” feat. JAY-Z, diretto da Sophie Muller.

La Deluxe amplia ulteriormente il perimetro dell’album. Quattro LP in vinile Bayou Blue da 180 grammi raccolgono materiale inedito, B-side e nuove versioni, insieme al nuovo singolo Morning Dew (Donk). Arrivano anche Can I Watch You, prodotto da Beyoncé e Pharrell, e My First Time, brano registrato durante le session di Dangerously in Love e rimasto fuori dalla versione definitiva dell’album.

Ci sono poi Lost Yo Mind, Creole e Back Up, tracce rimaste ai margini della pubblicazione originale e che oggi funzionano quasi come materiale archeologico: frammenti di un processo creativo che permettono di osservare cosa Beyoncé decise di lasciare fuori mentre costruiva il disco che conosciamo.

La Digital Deluxe introduce invece un’altra traiettoria, quella latinoamericana. Cuerpo Tumbao (Get Me Bodied) con Maluma e Irreemplazable (Como La Flor) featuring Selena spostano il baricentro culturale del progetto e riportano in primo piano un rapporto con la lingua spagnola già esplorato da Beyoncé nel 2007 con l’EP Irreemplazable.

Persino New Orleans entra nella nuova rilettura dell’album. Le immagini inedite realizzate in città durante la fase di ricostruzione successiva all’uragano Katrina riportano B’DAY dentro un contesto storico preciso. Beyoncé non osservava semplicemente quella devastazione: cercava di trasformare la città e la sua capacità di resistere in parte dell’immaginario del progetto.

È probabilmente questo l’aspetto più interessante della 20th Anniversary Edition: non cerca di rendere B’DAY più moderno. Cerca di mostrare quanto fosse già moderno.

Ascoltato oggi, il disco conserva una fisicità che molte produzioni pop contemporanee hanno progressivamente smaterializzato. I beat hanno peso, le voci sono stratificate ma non sterilizzate, i campioni sono trattati come elementi strutturali e non come decorazione nostalgica. Beyoncé canta come se dovesse conquistare fisicamente ogni centimetro del brano.

Vent’anni dopo, B’DAY resta soprattutto il documento di una trasformazione. La Beyoncé che emerge da queste canzoni non è ancora quella monumentale e concettuale di Beyoncé, Lemonade o Renaissance. Ma ne contiene già il principio fondamentale: l’idea che una popstar possa trasformare il proprio album in un territorio creativo autonomo.

La copertina mostrava una donna che teneva per la coda un animale enorme. Vent’anni dopo sappiamo che non era una metafora troppo grande. Beyoncé ha tenuto il coccodrillo, ha imparato a muoverlo e, soprattutto, ha fatto in modo che fosse lui a seguire il ritmo.

LA RECENSIONE DI VENTANNI FA 

Sta per tornare e la febbre sale alta. Le Destiny’s Child sono già un bel ricordo e Beyoncé Knowles è di nuovo sotto i riflettori, ma questa volta da sola. Tra qualche giorno compirà 25 anni (4 settembre) e per festeggiare questo importante traguardo pubblicherà il suo secondo lavoro solista, dopo il successo riscosso con il debutto Dangerously In Love del 2003, che ha venduto 11 milioni di copie in tutto il mondo.

La texana più sexy d’America, fidanzata con l’uomo più potente del rap, Jay-Z, vuole stupire, mostrare il suo talento oltre l’immagine, per smentire i soliti luoghi comuni.

B’DAY si accosta, etimologicamente, al più storico e memorabile D-Day, lo sbarco degli alleati in Normandia nel 1944 per liberare l’Europa dall’invasione tedesca. Stando alle premesse si annuncia un lavoro epico, che rimarrà nella storia come punto di riferimento per le generazioni a venire.

«Voglio che questo disco sia valido anche fra 30 anni, i miei figli dovranno essere orgogliosi di questo set».
Con questi presupposti mostra l’estrema confidenza con il progetto e la fiducia in se stessa.

B’DAY è la password per l’Olimpo della musica. Un disco scritto e arrangiato dalla fashion-glamour Beyoncé, con l’ausilio di nuovi produttori.

Per esempio, il singolo apripista Déjà Vu feat. Jay-Z è prodotto da Rodney Jerkins. Tra i produttori che hanno fornito il loro contributo a questo secondo album troviamo Beyoncé, Rich Harrison, Sean Garrett, The Neptunes e Swizz Beatz.

«Volevo a tutti i costi Swizz (Beatz), ma in studio sedesse anche Rich (Harrison) e Rodney (Jerkins). Ci siamo dislocati in tre distinte stanze per vedere cosa succedeva. Una sorta di osservatorio privilegiato su tre distinti mondi paralleli».
«Questo è quello che è realmente accaduto e in due settimane avevo il mio disco. Ho chiamato mio padre e gli ho detto che era fatto. Lui è rimasto esterrefatto… È stata un’esperienza magica», ha spiegato la star discutendo il making of del CD.

Un talento istintivo, un processo creativo come un fiume in piena che ha colto di sorpresa anche l’artista, che è rimasta folgorata dal risultato finale.

Questo nuovo lavoro deve reggere il confronto con il suo predecessore. Dangerously In Love, album, e Crazy In Love, singolo, quando uscirono conquistarono simultaneamente la numero 1 in USA e UK. Era dal 1983 che non succedeva una cosa del genere.

Il concetto di B’DAY rispecchia anche la traiettoria della sua maturità. È la coda di questo processo. Beyoncé ha lavorato in profondità, affrontato e risposto a interrogativi personali, un’autoanalisi che le ha permesso di trovare un nuovo fuoco nella sua anima.

ASCOLTA IL DISCO 

DÉJÀ VU (FEAT. JAY-Z)
GET ME BODIED
SUGA MAMA
UPGRADE U (FEAT. JAY-Z)
RING THE ALARM
KITTY KAT
FREAKUM DRESS
GREEN LIGHT
IRREPLACEABLE
CHECK ON IT (FEAT. SLIM THUG)
BEAUTIFUL LIAR (BEYONCÉ & SHAKIRA)
FLAWS AND ALL
RESENTMENT
LISTEN
MORNING DEW (DONK)
MY FIRST TIME
CAN I WATCH YOU (FEAT. PHARRELL)
WELCOME TO HOLLYWOOD (FEAT. JAY-Z)
LOST YO MIND
CREOLE
BACK UP
GET ME BODIED (EXTENDED MIX)
CUERPO (TUMBAO) FEAT. MALUMA
IRREEMPLAZABLE (COMO LA FLOR) FEAT. SELENA
AMOR GITANO (BEYONCÉ & ALEJANDRO FERNÁNDEZ)
LISTEN (OYE)
BEAUTIFUL LIAR (BELLO EMBUSTERO)
IRREPLACEABLE (IRREEMPLAZABLE)
GET ME BODIED (TIMBALAND REMIX) [FEAT. VOLTIO]
IRREPLACEABLE (IMPLAZABLE) [NORTEÑA REMIX]
GET ME BODIED (MUEVE EL CUERPO)

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@beyonce
https://twitter.com/BEYONCE

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