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Recensione concerto – VINICIO CAPOSSELA i 30 anni de Il ballo di San Vito [Scaletta e Info]

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Quest’anno il ballo di San Vito di VINICIO CAPOSSELA compie trent’anni (1996–2026), e il cantautore ha deciso di festeggiare la ricorrenza con due sole date in altrettanti festival: il 2 agosto 2026 a Monforte d’Alba (CN) per MonfortinJazz e il 12 agosto 2026 a Locorotondo (BA) per il Locus Festival.

Disco a suo modo importante nella carriera di Capossela, perché segna uno spartiacque tra il periodo debitore al Tom Waits degli esordi e l’inizio di un nuovo percorso in cui si fondono jazz, blues, tango e musica popolare, che porterà Capossela a diventare uno dei cantautori italiani più originali.

La serata a Monfortinjazz è importante anche perché chiude il programma del suo cinquantesimo anniversario, traguardo importante per un festival indipendente nato e cresciuto in un piccolo paesino delle langhe. Inoltre, Capossela è di casa a Monfortinjazz, essendo oggi alla sua quinta presenza sul palco dello splendido Auditorium Horszowski, un anfiteatro naturale sulla cima del paese di Monforte.

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Tutte premesse per una serata importante, è così è. Una serata piena di ricordi e racconti, perché, come dirà Vinicio, “più che un disco, Il Ballo di San Vito è stato una vicenda”, che deve molto ai bassifondi della città di Torino e ad alcuni amici torinesi (Davide Graziano alla batteria, Carlo Rossi al mixer, Cato Senatore alla chitarra, Renato Striglia).

Quindi non solo un anniversario, ma un’occasione per rimettere in circolo quelle canzoni e per ricordare alcuni momenti e incontri fondamentali della sua vita. Come l’incontro con Vincenzo Costantino Cinaski, raccontato in ”L’affondamento del Cinastic”, e dalla cui amicizia nasce anche “Charlie”, traduzione italiana della “Christmas Card from a Hooker in Minneapolis” di Tom Waits, composta all’epoca ma pubblicata solo nel 2024 in “Sciusten Feste”.

La “presenza” di Tom Waits ritorna più volte nella serata, come nell’arrabbiata “L’accolita dei rancorosi”, un testo ispirato a un libro di John Fante, con cui si apre il concerto, e nell’introduzione di “Pioggia di novembre”: Vinicio racconta di quando Paolo Rossi gli chiese di tradurre in italiano la famosa “Águas de março” di Antônio Carlos Jobim e, citando Tom Waits, ammette di non sopportare “la musica brasiliana cantata male. Di peggio c’è solo la musica brasiliana cantata bene”. Da quell’invito di Paolo Rossi nasce però un piccolo gioiello del canzoniere di Capossela, quella “Pioggia di novembre” in cui trasporta il brano originale nella Milano dei navigli e della nebbia, raccontando, da vero poeta, non solo la città lombarda ma anche uno stato d’animo.

In questa prima parte del concerto ritroviamo anche la lenta e intima “Le Case”, il gracchiare del corvo de “Il Corvo Torvo”, la divertente “La notte se n’è andata”, la reggaeggiante “Body Guard” (altra ammissione di Capossela: “non ho mai amato il reggae”), e la swingante “Scatà scatà (Scatafascio)”. “Contrada Chiavicone” e “Al veglione” chiudono la prima parte del concerto con il pubblico in piedi a ballare.

Ma la pausa è molto breve, Vinicio torna sul palco accompagnato solo dalla chitarra di per un omaggio al tango con “Cristal”, un famoso tango argentino degli anni ‘40, che diventa occasione per ricordare uno dei luoghi del cuore di Capossela, il Folk Club di Torino che ha chiuso i battenti proprio quest’anno.

Si resta ancora a Torino con “Tanco del murazzo”, e per ricordare anche l’amico torinese Renato Striglia Capossela presenta un inedito, “Ricordati di Rosy”, composto per un radio dramma che Striglia aveva cercato di realizzare, Sotto il Bosco di Latte, tratto dal radiodramma Under Milk Wood del poeta gallese Dylan Thomas. Il brano è dedicato stasera al ricordo di tutti quelli che non ci sono più.

Sempre tratta da Dylan Thomas arriva un’altra bella sorpresa, “Ai cancelli dell’Eden”. Altro omaggio a un illustre torinese, il cantautore Fausto Amodei, arriva con “La badoglieide”, occasione anche per ricordare la lotta partigiana delle langhe così come i morti della strage fascista del 2 agosto di Bologna, di cui ricorre proprio stasera l’anniversario. “Pena de l’alma”, ispirato al tradizionale messicano “Prenda del alma” e incluso nell’album ⁠Ovunque proteggi del 2005, anticipa il finale di concerto, con il pubblico tutto in piedi per “Il ballo di San Vito” e il saluto finale “Ovunque proteggi” con cui Capossela vuole ricordare ancora una volta tutte le figura importanti che ha incontrato nella sua carriera.

Recensione e foto di Giorgio Zito per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo)

LA SCALETTA 

L’accolita dei rancorosi
Le case
Morna
Il Corvo Torvo
Pioggia di novembre
L’affondamento del Cinastic
Charlie
La notte se n’è andata
Body Guard
Scatà scatà (Scatafascio)
Contrada Chiavicone
Al veglione
Cristal
Tanco del murazzo
Ricordati di Rosy
Ai cancelli dell’Eden
La badoglieide
Pena de l’alma
Il ballo di San Vito
Ovunque proteggi

WEB & SOCIAL 

https://www.viniciocapossela.it/
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@vcapossela/

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