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Intervista – LAS MIGAS: con “Luna” vogliamo riportare il flamenco in Italia, ma senza stereotipi

LASMIGAS-2026-

Dopo vent’anni di carriera, sei album e concerti in oltre cinquanta Paesi, le Las Migas scelgono l’Italia per inaugurare una nuova fase del loro percorso.

Esce Luna, rilettura in chiave flamenca di Non voglio mica la luna, il classico portato al successo da Fiordaliso. Un omaggio che nasce da un ricordo d’infanzia e che diventa il primo passo di un progetto più ampio, con l’obiettivo di riportare il gruppo nel nostro Paese e mostrare un volto del flamenco lontano dagli stereotipi.

Ne abbiamo parlato con Marta Robles, chitarrista e fondatrice della formazione.

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L’INTERVISTA 

Dopo vent’anni di carriera avete scelto di reinterpretare un classico italiano come Non voglio mica la luna di Fiordaliso. Com’è nata l’idea di trasformarlo nel vostro linguaggio musicale?

Questa canzone l’ho ascoltata tantissime volte quando ero bambina. In Spagna era molto conosciuta e per me è legata ai primi ricordi della musica. Qualche mese fa abbiamo incontrato il team di Warner Italia e ci hanno proposto di registrare un brano italiano. Abbiamo subito pensato a questa canzone perché ci sembrava perfetta proprio per la sua distanza dal flamenco. Era una sfida interessante: prendere qualcosa di molto diverso e portarlo nel nostro mondo.

Abbiamo lavorato tanto sull’arrangiamento per renderlo molto energico, molto rumba, una canzone che faccia venire voglia di ballare.
È stato un lavoro molto divertente e speriamo davvero che il pubblico italiano la accolga con entusiasmo.»

Perché avete scelto proprio questa canzone come ponte tra la vostra musica e l’Italia?

Per me è anche un modo per tornare in Italia. Ci sono stata molte volte in passato, sia con Las Migas sia con altri progetti, e ho sempre avuto la sensazione che qui il flamenco venga associato soprattutto al ballo. Si pensa alla ballerina, ai danzatori, meno alla musica.

Noi invece siamo prima di tutto una band. Certo, sul palco c’è anche il movimento, ma il centro del nostro lavoro sono gli strumenti, le armonie, le voci. Con Luna vogliamo mostrare proprio questo: un altro modo di vivere il flamenco.»

Esiste un filo che unisce la musica italiana e il flamenco?

Forse non tutta la musica italiana, ma sicuramente quella del Sud. Quando penso alla tarantella, alla musica napoletana, sento tante affinità con il flamenco. C’è la stessa intensità emotiva, lo stesso ritmo, lo stesso modo drammatico di raccontare le storie.

Anche nella canzone italiana c’è una grande attenzione alla melodia e all’interpretazione delle parole. Sono elementi che sento molto vicini alla nostra cultura musicale.»

Negli ultimi anni il flamenco è tornato al centro della scena internazionale anche grazie ad artiste come Rosalía. Avete percepito un cambiamento?

Sì, oggi vedo tanti progetti che utilizzano elementi del flamenco, le palmas, il linguaggio ritmico, persino l’estetica. È sicuramente un momento favorevole e credo che questo renda il pubblico più curioso verso linguaggi che fino a qualche anno fa sembravano lontani.»

Fiordaliso ha già ascoltato la vostra versione?

Ancora no, non abbiamo avuto occasione di incontrarla. Prima di registrare il brano, però, abbiamo chiesto tutte le autorizzazioni necessarie agli autori (che è Zucchero per la musica). Ero molto nervosa quando abbiamo inviato la prima versione, perché ci tenevo tantissimo a rispettare lo spirito della canzone.

Quando ci hanno risposto positivamente siamo stati davvero felici. Mi piacerebbe moltissimo far ascoltare personalmente questa versione a Fiordaliso.

Questo singolo rappresenta anche il primo passo verso un ritorno dal vivo nel nostro Paese?

Assolutamente sì. Lo consideriamo proprio il primo passo. Suoniamo continuamente in Francia, Germania e in tantissimi altri Paesi europei, ma l’Italia per noi è sempre stata più difficile da raggiungere.

È uno dei Paesi che amiamo di più e vorremmo davvero riuscire a costruire qualcosa di stabile. Crediamo che i nostri concerti possano piacere molto al pubblico italiano e speriamo che Luna possa aprire questa porta.»

La musica italiana ha accompagnato anche la tua formazione personale?

Moltissimo. Quando avevo diciotto anni sono venuta in Italia con un’amica e abbiamo conosciuto dei ragazzi italiani che ci hanno fatto ascoltare tantissima musica.

Ricordo Francesco De Gregori, Fabrizio De André, Jovanotti. Eravamo completamente innamorate dell’Italia e delle sue canzoni. Con le mie amiche scherziamo spesso dicendo che abbiamo imparato a parlare italiano proprio ascoltando la vostra musica.

Anni fa ho partecipato anche a un progetto dedicato a Fabrizio De André insieme all’Orchestra di Parma. È stato un lavoro bellissimo. Per questo registrare oggi una canzone in italiano con Las Migas ha per me un significato speciale. È un nuovo inizio.»

State pensando anche a un progetto discografico internazionale che raccolga esperienze musicali provenienti da diversi Paesi?

Potrebbe succedere. Oggi è tutto più semplice grazie ai social e noi siamo sempre stati un gruppo molto internazionale. La Spagna ormai ci sta un po’ stretta: lavoriamo molto in America Latina, stiamo preparando un tour negli Stati Uniti e collaboriamo con artisti di tanti Paesi.

Abbiamo registrato anche canzoni in francese e lavorato con Ibrahim Maalouf. Forse è arrivato il momento di fermarci e immaginare un progetto che guardi davvero oltre i confini della Spagna. È una possibilità concreta.»

GUARDA IL VIDEO 

WEB & SOCIAL

@las_migas

 

 

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