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Intervista – OLIVIA RODRIGO ad Apple Music con Zane Lowe: il nuovo album, la scrittura e la vertigine del successo
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Intervista – OLIVIA RODRIGO ad Apple Music con Zane Lowe: il nuovo album, la scrittura e la vertigine del successo

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Olivia Rodrigo è tornata a confrontarsi pubblicamente con la propria traiettoria artistica in una conversazione in studio ad Apple Music al The Zane Lowe Show. in occasione dell’uscita del suo terzo album, you seem pretty sad for a girl so in love

Nel corso dell’incontro, Rodrigo apre il laboratorio interno della scrittura, riportando l’attenzione su alcuni brani chiave come the cure, maggots for brains, stupid song e cigarette smoke, utilizzati come snodi per raccontare un processo creativo meno lineare di quanto la sua immagine pubblica abbia spesso suggerito. La narrazione si sposta così dal prodotto finito alla sua genesi, tra intuizioni, scarti e rielaborazioni.

Ecco la conversazione con Lowe.

Zane Lowe: Riesci davvero a far risalire la tua musica a quei momenti, a quei momenti chiave dell’infanzia in cui hai ascoltato la musica riuscendo ad assorbirla per la prima volta e ti ha davvero colpita nel profondo?

Sì. Oh mio Dio. Cioè, fortunatamente mi capita ancora oggi di ascoltare degli album per la prima volta e fare: “Ma che cavolo? Oh mio Dio, come ho fatto a non averlo mai sentito?”. Sento che quell’amore, quella meraviglia infantile e quell’appetito per la musica non sono svaniti, per fortuna, meno male. Però sì, voglio dire, quando hai tipo 13 anni e scopri Tapestry di Carole King per la prima volta, ti viene da dire: “Oh mio Dio”, e se prima la tua vita era in bianco e nero, adesso è a colori; è un’esperienza così bella e magica. E penso che i miei genitori abbiano sicuramente avuto un ruolo enorme in questo per me. I miei non sono molto artistici o creativi, sono le persone più meravigliose del mondo e adorano la musica alla follia. E ancora oggi vado ai concerti con loro; tipo ieri, anzi no, non ieri, forse circa tre giorni fa, ho visto i The Cure con mio papà e ci stavamo stringendo l’un l’altro cantando “Pictures of You”, e io ero lì che pensavo: “Che cosa bellissima”, e piangevamo e basta. È proprio una cosa di famiglia. Siamo molto, molto emotivi quando si parla di musica, è un po’ il nostro marchio di fabbrica, ecco.

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Ora che ho 23 anni, riesco a guardare indietro alla mia infanzia con un pizzico di prospettiva in più. E sì, ho passato gran parte della mia infanzia da sola. Studiavo a casa, sono figlia unica ed ero un’attrice bambina, che è un modo molto solitario di crescere. E a volte ci penso e dico: “Oh, è un po’ triste”, ma d’altra parte penso che sia proprio questo il motivo per cui amo così tanto la musica: perché in quei momenti di silenzio e solitudine mentre crescevo, la musica era semplicemente il mio rifugio. E credo che questa non sia un’esperienza unica, solo mia. Ovviamente penso che tantissimi ragazzini si sentano così, si sentono solo incompresi.

Zane Lowe: Ormai lavori con lo stesso produttore dall’inizio, con Dan, giusto? Quindi ti piace quell’ambiente di fiducia. Ti piace avere lo spazio per poterti aprire e non, come dicevi… E conosco molti artisti che dicono: “Voglio solo fare esperienza di tutto e coinvolgere chiunque”. Tu non sei così, giusto? Non è nel tuo carattere.

Adoro lavorare con Dan, e ovviamente abbiamo fatto questo disco insieme. E penso che ci sia qualcosa di semplicemente inestimabile nell’avere qualcuno del cui gusto ti fidi ciecamente, e anche qualcuno che ti ha vista passare attraverso molte fasi della tua vita e sa come tirare fuori il meglio dal tuo lavoro.

Zane Lowe: Il che deriva dalla fiducia.

Sì, deriva dalla fiducia e deriva dall’amore. Penso che ci vogliamo un bene dell’anima, a questo punto siamo come una famiglia. E quindi penso che ci sia una chimica specifica che è un po’ difficile da ricreare con qualcuno che magari ho conosciuto sei mesi fa. Lui è geniale, mi sento incredibilmente fortunata a poter lavorare con lui.

Penso che, a livello di sound, una canzone come “maggots for brains” sia stata davvero illuminante e ci abbia dato una direzione. Sapevo di non voler andare verso quel tipo di rock and roll fatto di power chord, che credo fosse ciò che molta gente si aspettava, ma volevo che fosse più morbido e più sottile, e stavo prendendo molti riferimenti da band new wave e roba del genere, che erano rock in un certo senso, ma non punk come si potrebbe pensare. Però sì, mi ricordo quando abbiamo creato quella canzone e la sensazione di aver fatto una vera scoperta; amo quel brano per come suona e mi fa provare qualcosa di veramente intenso.

“honeybee” è la canzone più vecchia del disco. “honeybee” o forse “my way”, ma mi ricordo quando ho scritto “honeybee” ed ero così entusiasta, perché per me quella era la vera sfida a livello di testo e come cantautrice: come faccio a scrivere una canzone d’amore che sento importante per me? Capisci cosa intendo? Sento di aver scritto canzoni d’amore in passato, ma sembrano un po’ infantili, il che va benissimo, adoro le canzoni d’amore infantili. Sono fighissime. Però volevo scrivere un pezzo che catturasse questo amore più maturo e sfaccettato che stavo vivendo nella mia vita. Ed era un’impresa davvero ardua. Penso sia difficilissimo farlo. Penso che tantissimi artisti lo facciano da tantissimi anni ed è difficile trovare una nuova chiave di lettura, ovviamente.

Zane Lowe: La tua chiave di lettura sei tu, giusto? Il modo in cui quella relazione e quella sensazione che provi sono uniche per te.

 Totalmente.

Zane Lowe: Quindi cos’è che ami così tanto di questa canzone, che ti fa capire che è la tua storia d’amore e di nessun altro?

Oh, wow. È bellissimo. Penso che ci sia una fragilità in quella canzone che amo davvero tanto. Penso al verso:  I hope I never see what your face looks like going. A face, I swear I could spend my whole life knowing. Mi ricordo di averlo scritto e di aver pensato: “Oh sì, è proprio così che ci si sente”. Capisci cosa intendo? Perché stare con qualcuno a cui sei legata e che adori in questo modo è la cosa più terrificante del mondo. E penso di essere stata in un momento della mia vita in cui dicevo: “Oh, ho tutte queste cose e ora ho qualcosa da perdere”, il che è spaventoso. È molto più spaventoso di dire: “Oh mio Dio, ho perso qualcosa e vorrei riaverlo”. È più tipo: “No, ce l’ho proprio adesso. Spero che non svanisca”. E c’è qualcosa che automaticamente mi fa… ti tocca le corde del cuore, pensare all’amore in termini di quella reazione istintiva e timorosa.

Se ci fosse un verso che sento possa racchiudere l’intero album, penso che sarebbe “here’s to hoping”. Sento questo riascoltandolo ora. Quando ci sei dentro, non riesci davvero a vedere la foresta a causa degli alberi, ma oggi, quando lo ascolto dall’inizio alla fine, sento di poterlo vedere forse di più per quello che è. Sento che gran parte del disco parla di speranza. Capisci cosa intendo? La speranza all’inizio è tipo: “Sì, ho sempre voluto questo. È così che voglio che sia”. Oppure: “Oh, spero che questo amore mi faccia sentire meglio con me stessa”. E bla bla bla. E poi alla fine c’è il declino della speranza o la delusione. Ma penso che ci sia così tanta speranza nell’innamorarsi. Penso sia la sensazione primaria.

Penso che stessi cercando di scrivere quella canzone da tantissimo tempo. E ne stavo parlando con un mio amico. Credo che il fulcro di tutto l’album sia proprio questa conversazione che ho avuto con uno dei miei amici. Gli dicevo: “Voglio scrivere questo disco sull’amore. Dovrebbe parlare d’amore. Ho tutte queste canzoni d’amore che adoro e sono in questa relazione che è ‘felice’. Perché mi sento così depressa? Perché non riesco a provare quello che nella mia testa penso dovrei provare?”. E abbiamo avuto questa conversazione, e dopo quella chiacchierata sono andata a casa e ho scritto “the cure”. E penso che per me la scrittura di canzoni riesca meglio quando hai un po’ paura di scriverle. E penso che avendo scritto quel pezzo, ho imparato tantissimo su me stessa, cosa che non succede sempre con ogni canzone. E penso che non avrei mai potuto scrivere quella canzone in GUTS o in SOUR. Penso che dovevo accumulare un bel po’ di esperienza di vita e guardare davvero nel profondo in un modo che la me diciassettenne non avrebbe potuto fare. Penso che in SOUR, o forse un po’ in GUTS, e proprio per il fatto di essere un’adolescente, vedi l’amore in bianco e nero. Dici: “Questa persona mi ha ferito e la odio”. Oppure: “Amo questa persona. È la persona migliore che sia mai esistita”. E penso che questo disco per me, e anche questo periodo della mia vita, rappresenti il mio muovermi un po’ di più nella zona grigia.

Yacht Rock è una storia divertente. Quella sul gusto musicale da “yacht rock” è stato il contributo di Dan. Mi fa: “Deve essere qualcosa che in realtà non ti piace davvero. Deve essere imbarazzante e divertente”.

Zane Lowe: Che delusione.

Ha deciso per lo yacht rock.

Zane Lowe: Questa è la prima delusione di questa conversazione, il fatto che lo yacht rock sia la prima battuta non vera e non autentica di questo disco.

Sì. Lo yacht rock era un po’ finto. Volevo che fosse…

Zane Lowe: Devo tagliare un bel pezzo di questa intervista. Sapevo che sarebbe stato un grandissimo approfondimento sullo yacht rock.

Lo so. Scusa a tutti gli amanti dello yacht rock.

Zane Lowe: C’è una bella differenza tra Christopher Cross e Don Henley, in cui non posso addentrarmi proprio adesso. Non ci posso credere che non ti piaccia lo yacht rock. Amica, cosa c’è da non farsi piacere?

 Lo so. Forse se passassi più tempo in barca, mi piacerebbe.

Zane Lowe: È terribile!

Mi sto scavando la fossa da sola?

Zane Lowe: Sì. Cavolo, ci sono così tanti cambi di accordi interessanti. Cosa ti piaceva di quel cambio di accordo cerebrale?

Devi farmi una playlist e darmela. Forse non sono aggiornata su tutto lo yacht rock più figo.

Zane Lowe: Te la mando adesso.

Mandamela.

Zane Lowe: Te la manderò. Ti manderò la mia playlist yacht rock…

Quali sono in realtà, tecnicamente, le canzoni yacht rock? Qual è il pezzo yacht rock più famoso?

Zane Lowe: Oh, “Sailing” di Christopher Cross è letteralmente una canzone yacht rock. “What a Fool Believes” dei Doobie Brothers. Senti, la playlist è… è epica. È incredibile. Si chiama “Soft”.

Ok, perfetto.

Zane Lowe: Lo è.

Sarà la mia playlist per il 4 luglio.

Olivia Rodrigo racconta della scrittura di “begged” e “stupid song”

Amo tantissimo quella canzone [“begged”]. È stata una di quelle canzoni… Ci sono certi pezzi su cui fatichi, ci torni sopra più e più volte, li rimetti in discussione e ritocchi i testi. Ma quella canzone mi si è presentata come un pensiero unico e completo, e l’ho scritta dall’inizio alla fine in un colpo solo. E in realtà mi trovavo in una stanza d’albergo a Londra con la mia migliore amica. Lei stava dormendo, ma io avevo un jet-lag tale che mi sono svegliata alle 4 del mattino e ho scritto la canzone. E quindi adoro immaginare… ogni volta che la canto, immagino come ci si sentiva in quell’hotel, mentre cercavo di cantare sussurrando perché non volevo svegliarla.

Zane Lowe: C’è qualcosa di davvero magico nello scrivere canzoni quando anche il resto del mondo dorme.

Totalmente. La stessa cosa con “stupid song”. Scusa, sto saltando di palo in frasca, ma mi sono divertita tantissimo a scrivere quel pezzo. Ero super in jet-lag di nuovo. Questa cosa del jet-lag fa davvero bene al processo di scrittura.

Zane Lowe: Sì, perché subentra il subconscio e in pratica… lo sforzo cognitivo che fai per cercare di farti domande sparisce.

Sì, sì. Niente filtri, nessun giudizio su se stessi. Stavo tornando da Londra a New York e mi sono svegliata alle 4 del mattino senza riuscire a riaddormentarmi. E ho camminato per New York e non c’era nessuno in giro. E io, in quel periodo, facevo un po’ fatica a vivere a New York. Venivo disturbata un sacco, ero super ansiosa. Ogni volta che uscivo di casa mi sentivo tipo: “Oh mio Dio, cosa sta succedendo?”. E quella è stata tipo la prima volta in cui sono riuscita a camminare per New York completamente senza ansia, e mi sentivo così felice e libera da pesi. E così poi sono tornata a casa e ho scritto questa canzone. Però sì, qualcosa nel sentirsi soli al mondo mentre tutti gli altri dormono è semplicemente un terreno bellissimo in cui piantare i semi della scrittura, credo. Ma di cosa stavo parlando? Oh, “begged”. Sì. Quindi ho scritto quella canzone, l’ho fatta sentire a Dan e abbiamo buttato giù una demo. E Dan è molto pignolo sulla produzione vocale, è uno dei suoi punti di forza. E ovviamente lo si sente anche nel disco di Chappell. È come se riuscisse a tirare fuori dai cantanti delle performance vocali così incredibili e così emotive. E te lo fa fare più e più volte. Ti dice quello che ho detto io, fa tipo: “Fallo così, fallo così”. E ha sempre ragione.

Olivia Rodrigo racconta della sua ispirazione per il titolo dell’album

Amo tantissimo questo titolo, ma anche in passato, prima che la vita facesse il suo corso e che tutto iniziasse a sgretolarsi, ho sempre pensato che le mie canzoni d’amore preferite fossero quelle un po’ tristi, un po’ spezzate, un po’ strazianti. Tipo, “Lovesong” dei The Cure è la canzone più triste di sempre ed è così… Oppure una delle mie canzoni d’amore preferite, che forse in realtà non è una canzone d’amore, è “First Day of My Life” dei Bright Eyes. La adoro. Ed è quasi una canzone di rottura, forse simile alla canzone dei Waxahatchee. Forse è per questo che ti piace così tanto. Amo quel titolo perché rifletteva anche tutte le mie canzoni d’amore preferite. Canzoni che parlavano di romanticismo e di positività, ma che erano anche un po’ spezzate. E quindi penso che, ovviamente, quando la vita ha preso la sua piega e le cose hanno iniziato ad andare un po’ a rotoli nella mia vita personale, quel titolo sia diventato l’emblema di ciò che volevo che l’album fosse. Capisci cosa intendo? E poi improvvisamente è diventato: “Oh sì, ecco perché l’ho chiamato così. È perché la vita ha due facce. Ci sono due facce nella medaglia dell’amore”.

Olivia Rodrigo racconta  dell’essere stata catapultata nel successo in giovane età

È stato come un battesimo del fuoco. È stato pazzesco, davvero assurdo. Sì. Guardando indietro, provo tantissima compassione per me stessa, e penso che sia stata una cosa davvero folle da far piovere addosso a una ragazza di 18 anni. Capisci cosa intendo? E sono davvero fortunata ad essere stata circondata da così tante persone meravigliose che penso mi abbiano un po’ isolata e protetta sotto molti aspetti. E amo tantissimo anche quel disco, penso che riascoltarlo oggi ti faccia sentire quanto sia speciale avere una capsula del tempo del tuo primo crepacuore. Quanto è bello? Potrò far sentire ai miei figli come mi sentivo a 17 anni, mentre attraversavo la mia prima vera rottura con il mio primo vero fidanzato. È stato piuttosto speciale e ovviamente mi ha offerto tantissime opportunità ed esperienze. E penso che sia anche un po’… Credo che a volte la gente dica: “Oh cielo, ti preoccupa il fatto che SOUR sia stato così grande, e il dover cercare di fare un seguito?” e bla bla bla. E io rispondo: “Penso che questo sia il sogno di ogni artista, fare un disco che sia grande come il tuo primo disco e poi queste cose…”. Ora non devo fare nulla che io non voglia fare, il che è fighissimo. Posso solo fare musica perché amo fare musica. Mi ricordo quando è uscito, le persone più grandi venivano da me e dicevano: “Oh mio Dio, mi ha riportato al mio primo crepacuore”, e bla bla bla. E ora posso fare io stessa quell’esperienza, il che fa ridere. Ora posso ascoltare quella canzone e dire: “Mi ricordo quando…”. Capisci cosa intendo?

Olivia Rodrigo racconta  della sua canzone “cigarette smoke”

Penso che sia stata una delle ultime canzoni che abbiamo scritto per il disco. Mancava tipo una settimana al termine massimo in cui dovevamo consegnare tutto per il vinile. Eravamo in studio a lavorare su qualcos’altro e Dan ha iniziato a suonare quegli accordi, e io ho fatto: “Oh Dio”. Ho avuto immediatamente una reazione viscerale, in tutto il corpo, mentre lui suonava quegli accordi, che non è una sensazione molto comune. E così avevo sul telefono una poesia che faceva qualcosa del tipo:
 I thought we played the perfect couple, but you didn’t like the part, o qualcosa del genere. E così gliel’ho data e abbiamo lavorato a partire da quella piccola idea di testo. Ma mi ricordo che ero in studio a scriverla e provavo una sensazione davvero speciale, sentivo che catturava qualcosa. E non c’è davvero modo di descriverlo a parole. Sai di cosa si tratta. È come se ci fosse una strana elettricità nella stanza tra te e l’altra persona con cui stai scrivendo, o tra te e il divino o come diavolo vuoi chiamarlo… E l’ho sentita ed è stato davvero emozionante. Però sì, è un modo piuttosto oscuro di finire l’album, ma in un certo senso mi piace come la prima canzone sia tipo il pezzo più felice di sempre e l’ultima canzone sia tipo il pezzo più oscuro di sempre.

Zane Lowe: Hai guardato oltre il sipario prima di salire sul palco a Glastonbury?

Sì.

Zane Lowe: C***o.

Sinceramente. Oh Dio, Glastonbury è stato il massimo.

Zane Lowe: O lo fai o non lo fai. Chiunque con cui ho parlato mi ha detto che o lo fai o non lo fai.

Però i miei amici erano lassù ed erano davvero nervosi perché cinque metri prima che salissi sul palco, il prato non era pieno nemmeno per un quarto, perché tutti arrivavano da un altro evento. E loro erano tutti tipo: “Oh mio Dio, non è venuto nessuno a vedere il set di Olivia a Glastonbury”. Erano tutti fuori di testa.

Zane Lowe: Non lo sapevo.

Perché la gente arriva, arriva pian piano da altri posti.

Zane Lowe: Sì, lo so, capisco, ma è comunque terrificante.

Lo so, lo so. Sinceramente, oh Dio, è stata un’esperienza così bella. È stata una delle migliori esperienze della mia vita a livello di carriera.

Zane Lowe: L’unica cosa che non vuoi è il regista che fa: “Ragazzi, ragazzi, ragazzi, solo primi piani e piani medi”.

Lo so, lo so.

Zane Lowe: È stato gigantesco.

Anche a livello personale, era un mio grandissimo sogno averlo fatto e averlo fatto circondata da un sacco di persone che amo, e con Robert [Smith] che amo, è stato semplicemente… Sì, lo adoro.

Zane Lowe: C***o, avere questo asso nella manica mentre sali sul palco, sapendo che lo sai solo tu.

Sì, esatto.

Zane Lowe: È figo a prescindere…

Io ero tipo: “Potrei sbagliare ogni singolo verso, ma se porto Robert sul palco sarà fantastico”.

 

 

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IL TOUR 

L’artista ha annunciato anche il suo “The Unraveled Tour” che farà tappa anche in Italia nel 2027 con due attesissimi concerti il 27 e 27 aprile alla Unipol Dome a Milano. 

INFO & BIGLIETTI

27 – 28 APRILE 2027 | MILANO @UNIPOL DOME

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OLIVIA RODRIGO’S FUND 4 GOOD: Fund 4 Good è un’iniziativa globale che sostiene organizzazioni non profit locali impegnate nella costruzione di un futuro equo e giusto per tutte le donne e le ragazze. Le donazioni passate hanno supportato organizzazioni che promuovono l’istruzione femminile, i diritti riproduttivi e la prevenzione della violenza di genere. Una parte dei proventi della vendita dei biglietti di Olivia sarà destinata al fondo.

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@oliviarodrigo/

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