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Recensione: MUSE – “The Wow! Signal”

Il titolo del decimo sigillo sonoro dei Muse è eloquente:  “The Wow! Signal”

Il 15 agosto 1977, il radiotelescopio Big Ear dell’Ohio State University captò un segnale radio di 72 secondi: stretto, intenso, anomalo, collocato alla frequenza dell’idrogeno neutro. L’astronomo Jerry Ehman scarabocchiò “Wow!” sul foglio di carta del computer. Da lì, l’espressione è rimasta. I Muse l’hanno presa, ci hanno costruito sopra un concept album, e il risultato è il loro decimo disco.

L’esternazione sonora di quella suggestioni ha inizio con The Dark Suite, oltre cinque minuti di marcia cinematografica con sfumature tra il western e Indiana Jones, che vira verso uno spazio orchestrale con canti corali in latino. L’impatto è innegabile, la pomposità anche. La successiva Nightshift Superstar insegue atmosfere pop quasi dance, synth spinti, bassi carichi, batteria che insiste. Shimmering Scars parte introspettiva e poi cede all’epic rock tipico degli ultimi Muse.
Cryogen e Be With You, organo da chiesa incluso, si muovono nello stesso universo sonoro. Hexagons apre con un’intenzione prog per poi dissolversi nel consueto space-rock mentre The Sickness In You & I ha un basso che non chiede permesso.

Il momento più riuscito è forse Hush, dove Ellie Goulding affianca Bellamy su strofe electro-pop cupe e un riff di chitarra a otto corde. Goulding non sovrasta, non sparisce: il suo timbro vellutato lavora come contrappunto, e la dinamica tra i due ricorda certe tensioni vocali degli Evanescence. Space Debris chiude il disco con un ritiro intimo che serve a qualcosa: riposiziona tutto ciò che è venuto prima, chiude il cerchio cosmico senza forzarlo.

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La voce di Bellamy resta l’argomento più forte della band. Brillante, capace di abitare armonie angeliche e urgenze improvvise senza perdere controllo. La scrittura e produzione di Dan Lancaster porta nuova energia, muove la band fuori da una certa stasi degli ultimi anni. Il risultato è un disco eclettico, coerente con sé stesso, costruito per funzionare negli stadi e con tutta probabilità ci riuscirà. Meno adatto all’ascolto in solitudine, ma non era quello l’obiettivo.

Origin of Symmetry e Absolution restano dove sono. Ma questo non è un disco che prova a essere quelli, e forse è la scelta giusta.

SCORE: 7,00

DA ASCOLTARE SUBITO

The Dark Forest – Hush (Feat. Ellie Goulding) – Space Debris

DA SKIPPARE SUBITO 

Due ascolti sono difficili. 

TRACKLIST

1. The Dark Forest
2. Nightshift Superstar
3. Shimmering Scars
4. Cryogen
5. Be With You
6. Hexagons
7. The Sickness In You & I
8. Unravelling
9. Hush (Feat. Ellie Goulding)
10.Space Debris

DISCOGRAFIA 

1999 – Showbiz
2001 – Origin of Symmetry
2003 – Absolution
2006 – Black Holes and Revelations
2009 – The Resistance
2012 – The 2nd Law
2015 – Drones
2018 – Simulation Theory
2022 – Will of the People
2026 – The Wow! Signal

VIDEO 

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