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Recensione: FRANCESCA MICHIELIN – “Magia Bianca” [Traccia per traccia]

Ascoltando i primi singoli di “Magia Bianca”, il nuovo disco di Francesca Michielin, mi sono sentito disorientato.

Non è una sensazione necessariamente brutta, ma in questo caso lo era: il tipo di disorientamento che non nasce dalla complessità ma dall’eccesso di intenzioni. Poi ho letto del progetto concettuale attorno al quale era costruito, e il disorientamento si è fatto più nitido.

Francesca ha costruito un concept album intorno a un immaginario medievale femminile: streghe, lune, rituali, leggende popolari, figure fuori dagli schemi. Tutto attraversato da ironia, oscurità, simbolismo esoterico, desiderio di evasione. Un universo narrativo personale, sospeso tra realtà e fantasia. Sulla carta funziona. Nella pratica, la sensazione è quella di un’identità cercata affannosamente più che trovata, di un’attualizzazione dell’immaginario romantico medievale che a tratti appare forzata, quasi anacronistica nel modo in cui cerca di innestare quel lessico su narrazioni contemporanee.

Una parte del disco nasce da un viaggio a Londra e da un incontro con David Kosten, produttore che ha lavorato con Bat for Lashes. Francesca ha dichiarato che era un incontro che sognava dagli inizi della sua carriera. Si sente: le sonorità di Magia Bianca si muovono tra dungeon synth, suggestioni fantasy e pop degli anni Ottanta, con rimandi a Kate Bush, Enya, ma anche alla Elisa degli album più ambiziosi. Un perimetro sonoro riconoscibile, forse troppo.

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Ho ascoltato il disco tre volte, come faccio sempre. Alla prima ero pronto a tirare fuori la “mannaia critica”. Alla terza avevo cambiato idea, almeno in parte.

Il disco rimane un oggetto ambiguo. Francesca sta cercando una nuova identità e non l’ha ancora trovata, o almeno non del tutto. Magia Bianca assomiglia più a una tappa che a un arrivo, a un episodio di un percorso ancora in corso. Ma è un episodio che vale. Uscire dal recinto degli algoritmi, ignorare gli stilemi da streaming, immergersi in un progetto con una sua logica interna anche quando quella logica cigola: non è poco. Non è scontato.

Il “rogo mediatico” sarebbe facile. Ma qui rimane la musica, e la pozione magica non è poi così male.

Funziona! 

TRACCIA PER TRACCIA 

Manifesto programmatico dell’album e traccia di apertura, “1484” richiama l’anno della bolla papale che diede ufficialmente avvio alla caccia alle streghe. In questo brano Francesca intreccia passato e presente, utilizzando il Medioevo come specchio del contemporaneo: un mondo segnato dal controllo, dalla paura e dalla necessità di conformarsi. “1484” diventa così una riflessione sul potere, sui meccanismi di esclusione e sulla libertà di essere imperfetti, diversi, fuori dagli schemi.

Singolo apri pista del progetto è “Una donna non può“, in cui l’immaginario della magia e della stregoneria diventa lo strumento per affrontare i temi dell’identità, della libertà e delle aspettative imposte alle donne. Tra rituali, simboli esoterici e riferimenti medioevali, il pezzo riflette con ironia e lucidità sul doppio standard, trasformando la figura della strega in un simbolo di autonomia e resistenza.

Tra riferimenti alla cultura pop contemporanea e immagini volutamente grottesche si inserisce “Feral Girl”, dove Francesca trasforma rabbia e pressione sociale in energia liberatoria, ribaltando l’idea della “ragazza perfetta” e rivendicando il diritto di essere contraddittorie e caotiche.

Con “Strega Comanda” viene celebrata una forma di potere diversa e più autentica: quella di abitare il proprio spazio nel mondo con consapevolezza e gioia. Il colore, da semplice elemento del gioco, diventa espressione di identità, pluralità e libertà, mentre la strega si trasforma in una figura contemporanea capace di incarnare il coraggio di essere sé stessi. Il brano è stato scritto in occasione del Pride Month, un momento particolarmente significativo per Francesca Michielin che quest’anno sarà tra le ambassador del Roma Pride insieme a Levante e Margherita Vicario.

“Litha” / “Solstizio d’Estate” sono legati simbolicamente tra di loro e i due brani si ispirano ai rituali della notte di San Giovanni e all’immaginario pagano del solstizio d’estate. Tra falò, erbe, desideri affidati alla luna e richiami alla magia popolare, Francesca racconta un momento sospeso tra celebrazione e inquietudine, dove amore, vulnerabilità e libertà convivono nella stessa notte.

“Il canto delle Anguane” si muove tra nebbia, laguna e corsi d’acqua evocando un immaginario sospeso tra fiaba e mistero. Più che raccontare una creatura fantastica, la canzone esplora il fascino dell’ambiguità e della trasformazione attraverso una figura femminile sfuggente, affascinante e profondamente legata alla natura. Il brano nasce anche come omaggio a “Il canto dell’anguana” di Patrizia Laquidara che ha curato con Francesca anche la produzione vocale del brano.

Con “Magia Bianca, Magia Nera” il disco affronta il tema dell’ambivalenza. Costruita su continui contrasti sonori ed emotivi, la traccia riflette sull’ambiguità delle scelte e sull’impossibilità di dividere nettamente bene e male. Tra canto gregoriano, dissonanze e atmosfere sospese, Francesca mette in scena un conflitto interiore che attraversa tutto il progetto: la volontà di capire chi essere, ma soprattutto cosa non diventare.

SCORE: 6,90

DA ASCOLTARE SUBITO

1484 – Litha – Solstizio d’estate

DA SKIPPARE SUBITO

Magia Bianca, Magia Nera forse un po’ too much 

TRACKLIST

1 1484
2 Una donna non può
3 Il canto delle anguane
4 Feral Girl
5 Strega Comanda
6 Litha
7 Solstizio d’estate
8 Magia Bianca, Magia Nera

DISCOGRAFIA

2012 – Riflessi di me
2015 – di20
2018 – 2640
2020 – Feat (stato di natura)
2023 – Cani sciolti
2026 – Magia Bianca

VIDEO 

WEB & SOCIAL:

Sito ufficiale – https://www.francescamichielin.it/
Facebook – https://it-it.facebook.com/francescacheeks
Instagram – https://www.instagram.com/francesca_michielin/

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