La formazione di Sydney composta da Josh Kempen e Sarah Ellen prosegue il percorso già tracciato dai precedenti singoli “Skin Contact” e “Chain Reaction”, confermando una scrittura capace di muoversi tra immediatezza pop e vulnerabilità sentimentale.
Il brano si muove dentro una grammatica indie bop luminoso e nervoso, volutamente sghemba, dove la leggerezza melodica nasconde un’inquietudine quasi ossessiva.
“I can’t start it, I can’t stop it”, ripete Sarah in un ritornello che lavora trasformando l’idea della dipendenza affettiva in una filastrocca luminosa e lievemente tossica. C’è qualcosa della malinconia sintetica dei primi anni Duemila, ma filtrata attraverso una sensibilità più diaristica e vulnerabile.
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«È una canzone sul cuore spezzato», spiegano i Pamela a Clash Music, «ma non sul crollo. Piuttosto su quel respiro che arriva dopo, quando tutto inizia a diventare più leggero».
Il pezzo mantiene quella leggerezza solo apparente che caratterizza molta nuova wave indie australiana: linee pop immediate, ma attraversate da una malinconia sottile che non cerca la catarsi, preferendo invece il lento assestarsi delle emozioni.
Con “Better Than Before”, Pamela sembrano affinare ulteriormente una formula che rifugge il cinismo e punta tutto sulla fragilità esposta senza filtri, trasformando la fine di una relazione in un piccolo detonatore pop.