“L’ornamento delle cose secondarie” arriva quasi trent’anni dopo “Contro un’onda del mare”, il disco con cui Max Gazzè aveva già mostrato una scrittura sghemba, poco incline alle traiettorie più facili del pop italiano.
Il nuovo lavoro, in uscita il 15 maggio, riparte proprio da lì. Non come operazione nostalgia, ma come riapertura di un linguaggio lasciato in sospeso.
Dentro il disco tornano infatti “L’eremita” e “Sul filo”, entrambe trasformate in una “parte II”. Non sequel celebrativi, piuttosto frammenti recuperati e rimessi in circolo dentro venti brani che si muovono lontano dalla forma canzone più immediata.
C’è una componente prog evidente, soprattutto negli arrangiamenti e nella struttura dei pezzi, spesso irregolari, attraversati da strumenti costruiti appositamente per il progetto.
Anche la scelta di accordare tutto il disco a 432 Hz, scelta che lo allontana dallo standard contemporaneo dei 440 Hz e lo avvicina a una dimensione più organica, meditativa. Il suono si fa spazio e dentro quello spazio si muovono canzoni che sembrano provenire da una stagione più sperimentale, libera da forme rigide, dove la scrittura segue traiettorie asimettriche interiori.
Il risultato è un album che non cerca il singolo veloce né la sintesi da playlist. Gazzè preferisce lavorare per accumulo, deviazioni, dettagli sonori. E dentro questa costruzione entra anche il presente, tra rapporti collettivi sempre più fragili e una sensazione diffusa di disorientamento, senza però trasformare il disco in un manifesto o in un commento sociale esplicito.
IL RACCONTO DEL DISCO

L’apertura, “Il contadino magro”, è già una dichiarazione: la semina come gesto lento, la perdita delle illusioni come condizione necessaria per arrivare all’essenziale. È una figura interiore, quella del contadino, che accetta la fatica e la misura del tempo. Subito dopo, “L’eremita – parte II” torna come soglia: non fuga, ma sospensione, attesa di un segnale interiore prima dell’azione. È un disco che chiede tempo, che rifiuta l’immediatezza.
“Intermezzo bianco” e “Facce da vecchi” lavorano su questa stessa linea: il primo come spazio fragile tra due vite, il secondo come attraversamento delle età, dove il tempo non consuma ma deposita, stratifica. In “Amo” arriva invece una dichiarazione totale, quasi un manifesto: amare tutto, senza gerarchie, senza distinzione tra alto e basso. È un’apertura radicale al mondo.
La memoria personale entra in gioco con “Da piccolo”, racconto di una distanza che lascia tracce profonde, e con “Sorriso largo”, dove il legame tra generazioni diventa continuità invisibile. Ma anche qui, niente indulgenza: l’emozione è sempre filtrata, trattenuta, essenziale.
“Cherubini scalzi” sposta lo sguardo sulla città, su una spiritualità che si manifesta ai margini, nelle fragilità quotidiane. Mentre “La legge dell’etica” è il punto più esplicitamente civile del disco: un’affermazione netta, in un tempo in cui l’etica sembra spesso ridotta a opinione.
Da “Attriti” in poi il disco si fa ancora più interiore: alleggerirsi, lasciare spazio, non consumarsi nel proprio ardore. “La forma” cerca l’essere attraverso il corpo, “Il matrimonio di tua figlia” racconta il tempo che si spezza e la necessità del lasciare andare. In “Ali” il limite diventa possibilità: non basta volere, ma proprio nel limite si intravede il volo.
“Io, Giuda” è uno dei momenti più intensi: un monologo che scava nella colpa e nel rimorso, senza giudizio, senza assoluzioni facili. “Rumore” porta tutto dentro il caos contemporaneo: la preghiera diventa impossibile, e proprio in questa impossibilità trova una forma di verità.
“Sul filo – parte II” e “Fatto accaduto in estate” insistono sull’instabilità e sulla transitorietà: l’identità come equilibrio precario, il tempo che scivola via come sabbia. “Dio” non definisce, ma attraversa immagini, frammenti di esperienza del divino.
E poi “Terra madre”, che riprende e amplia un discorso già presente nel passato, trasformandolo in una denuncia chiara della mercificazione del mondo e in una chiamata alla responsabilità collettiva. È uno dei centri morali del disco.
A chiudere, “L’oscurità”: non negazione della luce, ma passaggio necessario. Ed è forse qui che si condensa il senso complessivo del lavoro: un attraversamento, più che una risposta.
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IL TOUR
Max Gazzè torna live con un tour autunnale che ribadisce la sua attitudine a rompere gli schemi: oltre 40 date tra ottobre e dicembre, costruite attorno a un’idea precisa e tutt’altro che convenzionale, quella della “residenza” artistica. In ogni città il cantautore si fermerà infatti per tre sere consecutive – con l’unica eccezione della lunga chiusura romana – trasformando ogni tappa in un racconto in più capitoli, capace di evolvere sera dopo sera.
È proprio nella formula della residenza che si gioca il senso più profondo del progetto: non una replica, ma una permanenza. Un modo per abitare i palchi, lasciare spazio alla variazione e all’imprevisto. In linea con una carriera che ha sempre fatto del live un terreno di ricerca, anche questo tour si annuncia come un’esperienza in movimento, fedele allo spirito creativo di Max Gazzè.
Un format che segna un ulteriore passo nella sua storia live, da sempre caratterizzata da scelte originali, e che accompagna l’uscita del nuovo album “L’ornamento delle cose secondarie”. Il tour si apre il 10 ottobre al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto con una data zero, per poi entrare nel vivo con una lunga serie di residenze nei principali teatri italiani.
IL CALENDARIO
10 ottobre – SPOLETO (PG) – Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti *data zero*
14 ottobre – MESTRE (VE) – Teatro Toniolo
15 ottobre – MESTRE (VE) – Teatro Toniolo
16 ottobre – MESTRE (VE) – Teatro Toniolo
22 ottobre – PALERMO – Teatro al Massimo
23 ottobre – PALERMO – Teatro al Massimo
24 ottobre – PALERMO – Teatro al Massimo
26 ottobre – NAPOLI – Teatro Bellini
27 ottobre – NAPOLI – Teatro Bellini
28 ottobre – NAPOLI – Teatro Bellini
5 novembre – BOLOGNA – Teatro Duse
6 novembre – BOLOGNA – Teatro Duse
7 novembre – BOLOGNA – Teatro Duse
9 novembre – MILANO – Teatro Dal Verme
10 novembre – MILANO – Teatro Dal Verme
11 novembre – MILANO – Teatro Dal Verme
12 novembre – GENOVA – Verdi Teatro
13 novembre – GENOVA – Verdi Teatro
14 novembre – GENOVA – Verdi Teatro
16 novembre – FIRENZE – Teatro Puccini
18 novembre – FIRENZE – Teatro Puccini
19 novembre – ASCOLI PICENO – Teatro Ventidio Basso
20 novembre – ASCOLI PICENO – Teatro Ventidio Basso
21 novembre – ASCOLI PICENO – Teatro Ventidio Basso
23 novembre – BARI – Teatro Piccinni
24 novembre – BARI – Teatro Piccinni
25 novembre – BARI – Teatro Piccinni
2 dicembre – TORINO – Teatro Colosseo
3 dicembre – TORINO – Teatro Colosseo
4 dicembre – TORINO – Teatro Colosseo
5 dicembre – TRENTO – Teatro Sociale
6 dicembre – TRENTO – Teatro Sociale
7 dicembre – TRENTO – Teatro Sociale
21 dicembre – CAGLIARI – Teatro Massimo
22 dicembre – CAGLIARI – Teatro Massimo
23 dicembre – CAGLIARI – Teatro Massimo
26 dicembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
27 dicembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
28 dicembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
30 dicembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
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