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Recensione: DIMARTINO – “L’improbabile piena dell’Oreto”

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C’è una forma di aristocratica ritrosia nel modo in cui Antonio Di Martino torna, e sette anni sono un’attesa abbastanza lunga da rendere il gesto qualcosa di deliberato.

L’improbabile piena dell’Oreto” è il quinto album in studio, primo da solista dopo il lungo sodalizio con Colapesce che ha ridefinito la percezione pubblica di entrambi. Quel sodalizio era un contratto con il pop, con la sintesi, con l’efficacia immediata. Questo disco è un contratto con se stesso.

L’immagine che governa tutto è l’Oreto: un fiumiciattolo torrentizio che nasce lindo vicino a Monreale, percorre venti chilometri e si getta torbido a mare a Palermo, soggetto alla siccità crescente della Sicilia contemporanea. La sua piena è, per definizione, improbabile. È lì che Dimartino posiziona la propria narrazione, nella possibilità di uno straripamento che nessuno si aspettava e di un percorso che si riempie di pesi, che diventa discarica urbana prima di raggiungere il mare. Il titolo funziona come metafora esistenziale e dichiarazione di metodo insieme.

Il singolo d’apertura, L’oro del fiume, introduce il personaggio di un cercatore d’oro immobile nel mezzo della corrente, paralizzato dal senso della propria ricerca. Ha il peso specifico della buona poesia, non della lirica da social. La produzione di Roberto Cammarata, arpeggio di chitarra dal sapore popolare e mellotron sullo sfondo, serve il testo senza competere con esso e stabilisce le coordinate di tutto ciò che segue: minimalismo, mai abbellito oltre il necessario.

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Dimartino abita la propria fragilità restituendo alla parola un peso quasi ontologico. L’economia sonora è concettuale e coerente lungo i dieci brani, silenzi, luce densa, correnti contrarie. La cura e l’intenzionale lentezza costruiscono un ascolto esigente che non concede punti d’accesso facili, e non sembra nemmeno volerli concedere. Il disco parla a chi vuole ascoltare, non a chi passa.

Musicalmente Dimartino abita un pop colto che scorre attraverso atmosfere folk, orchestrazioni sobrie, dettagli sonori costruiti per sedimentare. Il cantautorato italiano è lì dentro, da Modugno a Battisti, senza che nessuno venga citato esplicitamente. Tra i brani c’è Agua, ¿dónde vas?, che trasforma in musica una delle poesie più evocative di García Lorca: il fiume che chiede dove va, e non ottiene risposta. Nel contesto del disco, quella domanda senza risposta è forse il momento più onesto di tutto il progetto.

La riflessione sul tempo e sugli obiettivi che inseguiamo è posta con intelligenza, senza consolazioni retoriche. I dieci brani reggono come progetto unitario.

L’Oreto esonda di rado, e quando succede l’acqua porta con sé tutto quello che ha raccolto lungo il percorso, non solo ciò che si voleva trasportare.

SCORE: 7,75

DA ASCOLTARE SUBITO

Contemplare il cielo attraverso le dita – Meravigliosa incoscienza – Petricore

DA SKIPPARE SUBITO

Nulla. Ammalia e avvolge. 

TRACKLIST

1) L’oro del fiume –
2) Contemplare il cielo attraverso le dita
3) Meravigliosa incoscienza
4) Maredolce
5) Agua, ¿dónde vas?
1) Gusci vuoti
2) Petricore
3) Fluire degli argini
4) Conrad
5) Storia della mia rabbia

LA DISCOGRAFIA

2010 – Cara maestra abbiamo perso
2012 – Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile
2015 – Un paese ci vuole
2017 – Un mondo raro (con Fabrizio Cammarata)
2019 – Afrodite
2026 – L’improbabile piena dell’Oreto

VIDEO

WEB & SOCIAL

@dimartinoofficial/

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