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Intervista – LEA GAVINO e le 11 volte di Lea!

Lea-Gavino-Credit-Claudia-De-Nicolo_2026-

Esce venerdì 1° maggio “11 VOLTE” il primo EP di Lea Gavino che rappresenta l’esordio musicale della cantautrice e attrice romana.

Lea Gavino mette insieme frammenti che non cercano ordine definitivo. Ci sono relazioni che si ripetono, identità che slittano, immagini che restano aperte. Il passaggio alla musica non viene trattato come una svolta, ma come una prosecuzione laterale, quasi inevitabile.

Dopo i singoli usciti nei mesi scorsi, l’EP funziona come un primo campo di prova: sei brani che tengono insieme scrittura intima e tentativi di uscita da sé, senza stabilire un equilibrio stabile. Dentro c’è ancora molta malinconia, ma non è mai compatta; si incrina, si alleggerisce, lascia spazio a una componente più irregolare, a tratti ironica.

Abbiamo incontrato Lea e idealmente attraversato questo spazio incerto, partendo dalla nascita dei brani, dal rapporto con l’immagine, il lavoro sul suono e una scrittura che preferisce restare mobile piuttosto che definirsi.

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Ecco cosa ci ha detto.

Lea Gavino Credit- Claudia De Nicolò_(2026-pp-04-2)

L’INTERVISTA

Questo EP ha il sapore di un anniversario personale. Che tipo di traguardo rappresenta per te?

È proprio un anniversario, sì. Un punto in cui mi fermo e mi rendo conto che questi brani esistono davvero, che hanno preso forma. Mi rende felice in modo quasi fisico. È come chiudere un cerchio ma senza la sensazione di fine, piuttosto di inizio. C’è un’energia molto viva oggi, qualcosa che mi supera anche.

“11 Volte” sembra nascere da una scrittura quasi istintiva. È così?

Sì, è uno di quei pezzi che arrivano senza chiedere permesso. Non sai bene da dove vengano. Nasce da un momento di confusione, soprattutto nel modo in cui vivevo le relazioni.
Mi sentivo svuotata, come se non avessi più definizioni per me stessa. Attrice, sì, ma anche altro. E quel “altro” non riuscivo a dirlo.

Dentro il brano c’è questo cortocircuito tra passato e presente.
Mi sono ritrovata a pensare: eccomi di nuovo qui, innamorata per l’undicesima volta. Con una specie di autoironia difensiva.

Come a dire: guarda che sono un disastro, te lo dico prima.

Il numero undici ritorna quasi come un segno. Quanto conta questa dimensione simbolica nel tuo processo?

Mi perseguitava, ma in senso buono. Lo vedevo ovunque. A un certo punto ho iniziato a pensare che fosse un segnale.

Non saprei spiegarti in modo razionale perché, ma lo sentivo vicino, necessario.
È stato anche il primo pezzo che ho prodotto davvero, quello che ho sentito “grande”. E forse proprio per questo gli lego uno dei momenti più intensi della mia vita.

Hai scelto di far uscire il progetto in primavera. Una coincidenza o una necessità narrativa?

Una necessità. Per me l’anno comincia lì, non a gennaio. È il momento in cui qualcosa si riattiva, anche emotivamente.
Questo disco ha dentro un’idea di rifioritura, anche un po’ disordinata.
C’è il desiderio di volersi bene, certo, ma anche quello opposto: fare errori, perdersi, vivere cose che poi diventano racconto.

“Serratura” invece apre a una dimensione diversa, anche nel metodo di scrittura.

Sì, è un altro capitolo. Lì ho iniziato a lavorare in coscrittura (con Fares – Pietro Serafini e  Erin . Dario Lombardi dei Bnkr44) .
All’inizio ero terrorizzata. Sono sempre stata abituata a scrivere da sola, senza nemmeno chiedermi di cosa stessi parlando. L’idea di un confronto mi bloccava.

Poi invece succede qualcosa di molto semplice: tre teste, tre sensibilità che si incontrano. E se funziona, l’autenticità resta intatta. Erin, in particolare, ha la capacità di portarti fuori dalla tua zona di comfort. Con me ci è riuscito.

Il brano affronta il tema del segreto, quasi del tradimento dello sguardo.

Sì, è proprio quello. Il momento in cui scegli di vedere qualcosa che forse era meglio non vedere. E allo stesso tempo la nostalgia di quando non lo sapevi ancora. È una tensione continua: voler sapere e voler restare all’oscuro. Non mi va mai bene niente, in fondo.

Un anno fa non avrei mai immaginato di essere qui. E sì, forse sono ancora un po’ goffa nel raccontarlo, ma è proprio questo che voglio ricordare.

Dal vivo scegli una dimensione di band, quasi “classica”. Una presa di posizione?

Ci credo molto. Non mi interessa l’idea del cantante solo. Voglio una band, nel senso pieno del termine.
Suonerò con Jacopo Antonini e Valerio Smordoni, che è anche il produttore con cui ho lavorato.
Sono persone su cui mi appoggio davvero, non solo musicalmente. Quando mi giro, so che ci sono.
Non vedo l’ora di suonare sul palco del 1 Maggio a Roma. Un sogno!

Qual è il tuo immaginario visivo per questo progetto?

La copertina è molto rappresentativa. È elegante, semplice, ma anche un po’ disordinata. Non vuole essere “figa” a tutti i costi, almeno non era quello l’intento.
È più vicina a come vivo i sentimenti: molto intensa, a volte esagerata, capace di piangere e subito dopo riderci sopra.

Quello che mi piace dello scatto è che non si esaurisce subito.
È un’immagine che devi guardare più volte per coglierla davvero.
Ogni volta trovi un dettaglio diverso: le lacrime, il sorriso, i denti, lo sguardo.
Ti chiedi cosa sia successo, cosa stia pensando. In questo senso racconta già una storia, ed è esattamente quello che volevo.

Credo di avere un’estetica elegante ma un animo che elegante non è affatto. Mi interessa qualcosa di più impertinente, più giocoso, anche quando tocco la malinconia. Anzi, spesso preferisco attraversarla piuttosto che restarci dentro in modo rigido.

C’è una tensione costante tra malinconia e leggerezza nei tuoi brani. È una scelta consapevole?

Dipende molto dal momento in cui mi trovo. Questa prima fase della mia scrittura è ancora molto legata alla malinconia, alla tristezza, a certe ferite. Però ultimamente stanno emergendo anche parti più leggere, più ironiche.

Mi piacciono le cose che non si lasciano definire facilmente. Non voglio che un pezzo sia solo “triste” o solo “felice”.
Anche in “11 Volte” c’è questa contraddizione: se sto bene mi annoio, se mi innamoro so già che sto andando incontro a qualcosa di complicato, ma lo faccio lo stesso.

Credo che i sentimenti sinceri funzionino così. Nei momenti più difficili mi è capitato di ridere davvero, e in quelli più leggeri di sentire una tristezza improvvisa. Questa ambiguità è quello che cerco di portare nella musica.

Il tuo percorso da attrice ha influenzato la scrittura musicale o l’ha resa più complessa?

Penso che le due cose si aiutino a vicenda. Anche questa idea della doppia lettura nasce dal cinema. Un film non esiste senza conflitto.
C’è sempre un incidente, qualcosa che rompe l’equilibrio e poi si cerca una risoluzione.

Per me una canzone funziona allo stesso modo. Deve partire da un conflitto. Non riuscirei mai a scrivere un brano semplicemente celebrativo, lineare. Non mi appartiene.

Il lavoro che faccio sull’analisi dei testi come attrice si riflette poi nella scrittura delle canzoni. Sono due linguaggi diversi, ma dialogano continuamente.

LA TRACKLIST

Mondo Fiorito
Figli
Amico Lontano
I Treni
Serratura
11 Volte

ABOUT LEA

Lea Gavino è un’attrice e cantautrice italiana, nata a Roma il 14 gennaio 1999. Fin da bambina coltiva una forte passione per il mondo dell’arte: si avvicina alla musica iniziando lo studio del pianoforte e scopre l’amore per il cinema grazie al padre, con cui condivide il rito settimanale del “venerdì cinema”, serata in cui guardare insieme grandi film, alimentando la sua curiosità e il suo desiderio di raccontare storie.

Dopo il liceo, si iscrive alla facoltà di Psicologia e durante il percorso universitario viene chiamata per un provino che segna l’inizio della sua carriera da attrice. Nel 2018 intraprende un percorso formativo presso la Scuola di recitazione Jenny Tamburini, per poi diplomarsi nel 2022 alla Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté.

Debutta nel 2019 in Io ricordo Piazza Fontana, diretto da Francesco Miccichè e, nello stesso anno, appare nella serie Oltre la soglia, in onda su Canale 5. Nel 2022 interpreta un personaggio simbolo del femminismo del Novecento come Artemisia Gentileschi nel film L’Ombra di Caravaggio di Michele Placido, accanto a interpreti di fama internazionale come Louis Garrel. Il film vince 3 Nastri d’Argento e 2 David di Donatello. Il successo vero e proprio arriva sempre nel 2022, quando diventa protagonista della quinta stagione di Skam Italia.

Il ruolo le vale il Next Generation Award come “Attrice rivelazione”, assegnato da Man in Town durante l’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Torna poi anche nella sesta stagione della serie, confermandosi come uno dei volti più promettenti della sua generazione.

Nel 2023 recita in Una storia nera, diretto da Leonardo D’Agostini, e prende parte alla seconda stagione della serie internazionale SAS: Rogue Heroes, per la regia di Stephen Woolfenden.

Nel 2024 è nel cast della serie Rai I casi dell’avvocato Guerrieri, al fianco di Alessandro Gassmann, e nel film Dieci Minuti, diretto da Maria Sole Tognazzi.

WEB & SOCIAL

https://www.instagram.com/leagavino

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