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Recensione: BIRTHH – “Senza fiato”

BIRTHH-Senza-Fiato-album-2026.

“Senza fiato” è un’espressione che in italiano funziona in due direzioni opposte: la meraviglia e l’affanno. Alice Bisi lo sa, e ci ha costruito un disco intero sopra.

Quarto album in carriera, primo interamente in italiano, “Senza fiato” arriva dopo tre dischi in inglese e una decade passata a costruire Birthh come progetto internazionale. Il salto nella lingua madre potrebbe sembrare un ripiegamento. Ascoltandolo, si capisce che è l’esatto contrario.

Il disco è come se fosse un diario sonoro di una vita divisa tra l’Italia e New York, alla ricerca di una nuova identità in un mondo dominato da conflitti e tensioni. 

Co-prodotto con Chef P, il disco innesta una tensione tra cantautorato italiano e produzione urban che, sulla carta, suggerirebbe un azzardo, ma qui trova immediatamente in equilibrio.

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Il disco è un flusso continuo non solo lirico. I pezzi sono tra loro connessi, quasi a essere un tutt’uno come il passaggio da Terminal a Truman, una perfetta transizione sonora e poetica. 

Il già edito Little Rat è tra i pezzi più a fuoco,  il disorientamento diventa ritmo invece che lamento, i versi tagliano senza peso eccessivo, la scrittura è veloce e precisa.

Bene (da sola) è uno statement di autodeterminazione, mentre Total Black (anche esso già edito) pesta sull’hip-hop con velleità quasi reggaeton senza chiedere permesso. Dieci tracce che alternano ballate acustiche, salti elettronici, cambi di registro repentini. Il disco fa a pugni con sé stesso e poi si rappacifica, con una logica emotiva che ha più senso di quella formale.

Chiude il tutto la title track unica traccia sopra i tre minuti, quattro e venti di arrangiamento orchestrale sobrio che evoca Mina senza imitarla. 

“Senza fiato” non è un disco risolto è discontinuo, i pezzi sembrano appartenere a sfere diverse che si scontrano prima di trovare un accordo precario. Ma è esattamente quella precarietà a renderlo credibile. Ha l’onestà di chi non sa ancora dove atterrerà, e non finge il contrario. È un disco sulla fine dei vent’anni scritto davvero alla fine dei vent’anni, senza la distanza rassicurante della nostalgia a smussare gli spigoli.

Un talento che funzionava in inglese. In italiano funziona di più e ti lascia definitivamente “Senza fiato”! 

SCORE: 7,50

DA ASCOLTARE SUBITO

Little Rat – Terminal – Truman

DA SKIPPARE SUBITO

Poco meno di mezzora piacevole e che funziona. 

TRACKLIST

1. Jumanji
2. Little Rat
3. Terminal
4. Truman
5. Bene (da sola)
6. Total Black
7. Inferno
8. Il Sogno
9. Canyon
10. Senza Fiato

DISCOGRAFIA

2016 – Born in the Woods
2020 – Whoa 
2023 – Moonlanded
2026  – Senza Fiato

VIDEO 

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