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Recensione: KNEECAP – “Fenian”

KNEECAP-FENIAN-album-2026.

La prima volta che ho schiacciato play sul watermark di “Fenian” avevo già un’aspettativa, costruita sul disco precedente, su quel mix di insolenza e intuizione che aveva reso i Kneecap impossibili da ignorare.

Pensavo di sapere cosa stava per succedere. Mi sbagliavo.
Dal primo ascolto era già chiaro che qualcosa aveva preso un’altra forma, che il gruppo che avevo in testa si era evoluto in qualcosa di più grande.
Più oscurità. Più scontro. Più craic. Più energia. Più solidarietà. più determinato e più preciso di qualsiasi cosa mi fossi immaginato.

Il titolo era già una dichiarazione d’intenti. Ma c’è qualcosa di più in quella parola, qualcosa che va oltre la storia: fenian è chi parte sfavorito, chi combatte contro un ordine che non lo prevede vincitore. In un momento in cui questa condizione accomuna più persone di quante si voglia ammettere, il termine torna a mordere con una precisione che non ha bisogno di spiegazioni. Per chi ha radici irlandesi lo sa già. Per tutti gli altri, basta ascoltare.

Il contesto conta. Lo stato britannico ha tentato di incriminare Mo Chara dopo che avrebbe sventolato sul palco una bandiera di Hezbollah. Il processo non è arrivato a condanna, ma ha fornito al trio di Belfast il materiale emotivo e la rabbia creativa per un disco che non è mai autocommiserativo. Trasformare l’assedio in carburante: è questa la mossa più intelligente dell’album.

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Dan Carey, già artefice del suono dei Fontaines DC, non si limita a produrre: costruisce ambienti sonori che amplificano ogni angolazione politica del disco e rivelano quanto profondamente il trio abbia metabolizzato certi modelli.

C’è la tensione fisica dei Prodigy, l’atmosfera densa e cinematica dei Massive Attack, la sfrontatezza ritmica dei Beastie Boys. Un linguaggio che Carey trasforma in qualcosa di riconoscibilmente loro. Ma se c’è un’eredità morale che “Fenian” rivendica con più forza, è quella dei Public Emeny e dei Rage Against the Machine: la convinzione che la musica popolare possa essere un atto politico senza per questo smettere di spaccare.

Il disco si apre con Éire go Deo, Irlanda per sempre, motto patriottico e dichiarazione d’intenti simultanei: sembra un’Enya passata per il punk, due minuti che preparano l’orecchio a qualcosa che non sarà mai confortante.

Smugglers & Scholars cede le tessiture eteree a ritmi industriali mentre si parla di contrabbando d’armi finanziato da dollari americani. Carnival, nell’orbita dei Massive Attack, e Liar’s Tale documentano il circo mediatico del processo senza scivolare nel vittimismo. Big Bad Mo è trance con un basso che non molla e un finale di pianoforte quasi house, inaspettatamente lirico.
Headcase si avvicina al drum and bass, An Ra ha un synth ossessivo da space music che accompagna un attacco al neoliberismo senza bisogno di traduzione. Occupied 6 mette le mani sulle cicatrici senza gesti teatrali.

Palestine è il momento più politicamente carico. Mo Chara e Móglaí Bap si scambiano rime con Fawzi, rapper di Ramallah, in un brano che nel mezzo cita il meme di Paddy Losty, frequentatore di bar dublinese che ha sacrificato tutto per una vita di pinte. Il gesto è tipicamente Kneecap: mescolare urgenza e assurdo, dolore e ironia sgangherata, senza che nessuno dei due registri sminuisca l’altro.

Cocaine Hill è l’eccezione: un lamento sul lato oscuro del successo con chitarre prog à la Pink Floyd, una resa dei conti privata nel mezzo di un disco costruito per il collettivo.
Poi arriva la conclusiva Irish Goodbye, duetto con Kae Tempest, su un pianoforte solo, una canzone che trasforma il lutto in scrittura esposta, senza filtri né retorica consolatori, un addio malinconico e sfumatura inattesa per un gruppo che sembra sempre sul punto di esplodere.

“Fenian” è un disco che si può pogare a prescindere da dove ci si trovi politicamente, perché la sua energia precede qualsiasi posizione. Chi ascolta con attenzione, però, sa esattamente cosa sta dicendo e da che parte sta.

La sfida era dimostrare che il loro talento andasse oltre il semplice infastidire le persone sbagliate su internet. “Fenian” esplode, pulsa e la vince senza faticare.

SCORE: 8,00

I VOTI DEGLI ALTRI 

The Irish Times – Voto 10.00
Mojo – Voto 8,00
Uncut – Voto 8,00
The Independent (UK) – Voto 8,00
Record Collector – Voto 8,00 

DA ASCOLTARE SUBITO

Smugglers & Scholars – Carnival – Palestine (ft. Fawzi) – Irish Goodbye (ft. Kae Tempest)

DA SKIPPARE SUBITO

Nulla. 14 tracce potrebbero sembrare tante e il disco noioso ma neanche per un secondo.

TRACKLIST

Éire go Deo
Smugglers & Scholars
Carnival
Palestine (ft. Fawzi)
Liars Tale
FENIAN
Big Bad Mo
Headcase
An Ra
Cold At The Top
Occupied 6
Gael Phonics
Cocaine Hill (ft. Radie Peat)
Irish Goodbye (ft. Kae Tempest)

DISCOGRAFIA 

2018 – 3CAG
2024 – Fine Art
2026 – Fenian

VIDEO 

WEB & SOCIAL

www.kneecap.ie
@kneecap32

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