C’è un momento, nel nuovo disco di Ditonellapiaga, in cui tutto smette di sembrare sotto controllo: non per errore, ma per scelta. “Miss Italia” (o il titolo del diventerà) si muove proprio lì, in quell’istante poco fotogenico in cui l’identità si incrina e smette di voler piacere a tutti i costi.
Lontana da qualsiasi posa consolatoria, Margherita Carducci racconta un lavoro nato in una fase di esposizione totale, dove la scrittura diventa uno strumento per rimettere ordine senza addomesticare il caos. Tra un titolo finito al centro di una disputa legale e un percorso personale che passa anche dalla terapia.
L’abbiamo incontrata all’interno della sua conferenza stampa in un nightclub milanese. Tra velluto e luci rosse Ditonellapiaga restituisce il ritratto di un’artista che ha smesso di chiedere il permesso, almeno a sé stessa.
L’INTERVISTA
Il titolo del disco è anche il suo nodo più esposto. Come nasce “Miss Italia”?
Nasce dal mio rapporto complicato con i canoni. L’idea della “miss” è quella della vincente, della figura impeccabile.
Io, invece, mi sono sempre percepita fuori asse, non tanto rispetto all’estetica ma alle aspettative sociali.
Anche nel mio modo di fare musica mi sento spesso fuori luogo. Quel titolo tiene dentro tutto questo scarto.
Eppure oggi quel titolo è anche al centro di una questione legale.
C’è un’udienza in corso al Tribunale di Roma. Non so se il disco potrà continuare a chiamarsi così. È una situazione sospesa. Ci tengo molto perché per me è una dichiarazione di libertà espressiva, anche se attinge a un’immagine ormai collettiva. Però adesso la decisione non dipende più da me.
Questo lavoro sembra attraversato da una forte componente autobiografica.
È un disco di confronto con me stessa. L’ho scritto anche per attraversare momenti di crisi, soprattutto legati alla mia carriera. È un lavoro molto personale ma inevitabilmente intrecciato al mio modo di stare nella musica.
A un certo punto parli di un bivio: pop mainstream o mondo indie.
È un passaggio reale della mia vita. Mi è stato chiesto di scegliere, perché quella zona intermedia non funzionava. Io mi sono sempre sentita a metà, e ho provato a restarci, anche a costo di perdermi. Probabilmente il problema era che non ero ancora a fuoco.
L’album ha una struttura narrativa molto precisa.
L’ho pensato come un percorso. Una sorta di terapia, in cui ogni traccia aggiunge un passaggio verso una forma di liberazione. Non è solo una sequenza di brani, ma un attraversamento.
Fino alla chiusura con “La verità” che di fatto esplicita questa liberazione.
È stato l’ultimo brano a essere scritto. Racconta la caduta della maschera, il momento in cui smetti di difenderti. C’è quell’immagine del ballare in un club e all’improvviso sentire il peso di una consapevolezza. È qualcosa che ho iniziato a riconoscere anche grazie alla terapia.
Nel disco parli molto di verità. Cosa hai scoperto di te stessa?
Terapia e musica sono andate di pari passo. Ho scoperto di avere un rapporto difficile con il giudizio, soprattutto il mio. Tendo a interrogarmi prima su cosa può piacere agli altri, invece che su cosa interessa davvero a me. Questo mi ha portata a perdermi. Il lavoro che ho fatto è stato proprio quello di ricentrarmi.
Nel brano “Miss Italia” giochi molto con l’idea di bellezza e maschera.
È un linguaggio che mi appartiene da sempre: il patinato che si incrina, la perfezione disturbata da un errore. Mi affascina quell’estetica un po’ grottesca, dove la bellezza diventa eccesso. È anche un modo ironico di raccontarmi.
Quanto questa maschera può diventare una gabbia?
Dipende. Io mi sento autentica proprio quando sono ironica, teatrale, persino esagerata. Paradossalmente, quando ho cercato di essere più “vera” in senso tradizionale, mi sono sentita meno libera. La mia spontaneità è eccentrica, e può sembrare costruita, ma è il mio modo naturale di stare nella musica.
Hai collaborato con Ornella Vanoni: cosa ti ha lasciato?
Un’idea molto concreta di libertà. È una figura profondamente colta, un’intellettuale. Mi ha colpito il suo modo di vivere la cultura, di attraversare la storia. Ha un vissuto che per la mia generazione è quasi inconcepibile, e starle accanto è stato come respirare quell’intensità.
Sul tema dell’esposizione pubblica: hai partecipato a “No Kings”. Ti sembra che il mainstream faccia fatica a esporsi?
È più facile non farlo, questo sì. Esporsi ha un costo. Però credo che sia una questione di coscienza personale: capire quanto i propri valori contino più della convenienza. Io non faccio musica politica, ma se posso mettere a disposizione la mia visibilità per certe cause, lo faccio volentieri.
TRACCIA PER TRACCIA
Sì lo so
Apertura programmatica, quasi uno statement anti-retorico. Il tono è scoperto, autoironico, volutamente imperfetto: una presa di parola che rifiuta filtri e costruzioni, mettendo subito in chiaro la postura dell’album.
Tropicana Hotline
Il gossip come dispositivo narrativo. Qui la realtà si deforma in un flusso continuo di esposizione, dove l’intimità evapora e il privato diventa intrattenimento. Un brano che intercetta la nevrosi della visibilità.
Bibidi bobidi bu
Zona instabile, emotivamente scivolosa. Tra desiderio e compromesso, il pezzo si muove come una scelta mai davvero compiuta. La leggerezza del titolo tradisce un sottotesto più ambiguo, quasi irresoluto.
Hollywood
Ballad sospesa, di impronta cinematografica. Pianoforte e archi costruiscono un paesaggio emotivo rarefatto, attraversato da disillusione e dipendenza affettiva. L’irruzione trip hop incrina la superficie, introducendo una frattura ritmica che amplifica il senso di perdita.
Che fastidio!
Cuore pop del disco, ma con una lama sottile. Diretto, caustico, costruito su un’ironia che non consola ma espone. Il quotidiano diventa attrito, e il disagio si trasforma in un linguaggio condivisibile.
Prima o poi
La consapevolezza del tempo che passa viene trattata senza enfasi. C’è una leggerezza quasi filosofica: accettare la fine come apertura. Il brano respira, lascia spazio, non forza conclusioni.
Io
Rientro nell’interiorità. Fragilità e resistenza convivono senza risolversi. La narrazione evita il vittimismo, preferendo un equilibrio precario dove ogni errore diventa materia di ridefinizione.
Le brave ragazze
Memoria e formazione. L’adolescenza non è nostalgia ma archivio di contraddizioni: MSN, notti, relazioni incerte. La femminilità emerge come costruzione fluida, mai disciplinata, attraversata da ironia e disincanto.
Miss Italia
Corpo e immagine in tensione. Il ritmo invita al movimento, ma il testo scava nell’inadeguatezza. Il mito della perfezione viene smontato dall’interno, lasciando emergere una vulnerabilità che non chiede redenzione.
La verità
Chiusura in chiave club, ma tutt’altro che evasiva. La cassa dritta accompagna un processo di smascheramento: l’identità si ricompone solo passando attraverso la frattura. La verità non è conquista, è cedimento inevitabile.
LA TRACKLIST
1. Sì lo so
2. Tropicana hotline
3. Bibidi bobidi bu
4. Hollywood
5. Che fastidio!
6. Prima o poi
7. Io
8. Le brave ragazze
9. Miss Italia
10. La verità
VIDEO
INSTORE
venerdì 10 aprile alle ore 18:30 @Locale CAP 10100 di Torino
sabato 11 aprile alle ore 17:00 @Discoteca Laziale di Roma
domenica 12 aprile alle ore 17:30 @CC Centronova di Bologna
martedì 14 aprile alle ore 18:30 @Feltrinelli Duomo di Milano
mercoledì 15 aprile alle ore 18:30 @Feltrinelli Via Melo di Bari
giovedì 16 aprile alle ore 18:00 @Feltrinelli Piazza dei Martiri di Napoli
LIVE

26 maggio @L’Aquila – Cooltura Fest
04 giugno @Cagliari – AteneiKa
18 giugno @Rivoli (To) – Sguardi Live
26 giugno @Bologna – We Make Future
28 giugno @Perugia – L’ Umbria Che Spacca
02 luglio @Cremona – Tanta Robba Festival
03 luglio @Bergamo – NXT
15 luglio @Treviso – Suoni Di Marca
16 luglio @Arezzo – Men/Go Music Fest
30 luglio @Montesilvano (PE) – Montesilvano Summer Fest
31 luglio @Montecosaro (Mc) – Mind Festival
1° agosto @Livorno – Effetto Venezia
03 agosto @Locarno – Rotonda By La Mobiliare
09 agosto @Roccadaspide (Sa) – Festival Dell’aspide
11 agosto @Milazzo – Mish Mash Festival
04 settembre @Trento – Trento Live Fest
12 settembre @Padova – Pride Village