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Recensione: MAURO ERMANNO GIOVANARDI – “E poi scegliere con cura le parole”

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C’è qualcosa di profondamente etico e al tempo stesso romantico e poetico nel ritorno di Mauro Ermanno Giovanardi. In un’epoca di bulimia verbale, accelerazione da algoritmo e saturazione digitale, il suo “E poi scegliere con cura le parole” si pone come un atto di resistenza lirica. 

Non è solo un titolo è un editto. Giovanardi abbandona i velluti del pop cameristico per immergersi in un’ascesi elettronica che non concede nulla all’ornamento, preferendo la lama fredda di un sintetizzatore alla rassicurante risonanza di un’orchestra.

L’architettura del disco, forgiata con la complicità di Leziero Rescigno e la precisione sonora di Lele Battista, è un’operazione di smantellamento del canone.

Siamo lontani dalle derive edulcorate dell’elettropop contemporaneo: qui la macchina serve la voce, ne esalta il timbro baritonale trasformandolo nel perno di un ingranaggio new wave retrò. È un suono che profuma di asfalto bagnato e notti berlinesi, o della Manchester di un tempo dove il minimalismo del trio  diventa il manifesto di una nuova estetica sonora.

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L’opera è un organismo collettivo, un cenacolo di penne illustri (da Bianconi a Colapesce, fino allo storico sodalizio con Cremonesi) che hanno limato il concetto fino a renderlo trasparente. È l’applicazione pratica della “leggerezza pensosa” di Calvino: un esistenzialismo che non affoga nel maelström del disagio, ma lo osserva con la distaccata eleganza di chi ha attraversato il tempo.

Il travaglio della genesi, dilatato dalla parentesi pandemica e dal congedo definitivo dai La Crus con “Proteggimi Da Ciò Che Voglio”, ha agito come un setaccio naturale. Ciò che è rimasto è l’essenziale: una polpa testuale che non ammette sinonimi.

Giovanardi firma qui il suo lavoro più politico, nel senso più alto del termine: il diritto alla precisione. In un panorama musicale che si accontenta di algoritmi e rime facili, lui sceglie la via impervia della disciplina, della parola e del sacrificio formale.

Non è un disco per chi cerca conforto, ma per chi esige verità. È un’eclissi del superfluo che brilla di una luce livida e necessaria.

DA ASCOLTARE SUBITO 

Buio nella pelle – Amore Giuda – Per cantare più forte – Ha ragione Shopenhauer

DA SKIPPARE SUBITO 

47 minuti di musica di gran classe  

SCORE : Voto 7,50

TRACKLIST

01. Buio nella pelle
02. Veloce
03. La coscienza della mia generazione
04. Anni zero
05. Amore Giuda
06. Di struggente amore
07. Fermami
08. Per cantare più forte
09. Il numero che viene dopo
10. Un errore
11. Non credo nei miracoli
12. Ogni volta di noi due
13. Ha ragione Shopenhauer

DISCOGRAFIA 

2007 – Cuore a nudo
2011 – Ho sognato troppo l’altra notte?
2013 – Maledetto colui che è solo con Sinfonico Honolulu
2015 – Il mio stile
2017 – La mia generazione
2023 – Cosa resterà / Una storia sbagliata
2026 – E poi scegliere con cura le parole

WEB & SOCIAL 

@mauroermannogiovanardi

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