Arriva nelle sale italiane come evento speciale, solo il 16, 17, 18 marzo, a 60 anni dalla nascita, IT’S NEVER OVER: JEFF BUCKLEY, diretto dalla regista candidata all’Oscar Amy Berg e co-prodotto da Brad Pitt.
Forte, sincero, ma anche ruvido, tormentato, intimo, vero, un pezzo della storia della musica che in Italia forse non tutti conoscono, è il consigliatissimo biopic su Jeff Buckley (1966-1997) il talentuoso figlio del cantautore Tim Buckley, più volte dipinto come il nuovo Dylan e prematuramente scomparso.
It’s Never Over: Jeff Buckley, diretto dalla regista candidata all’Oscar Amy Berg e co-prodotto da Brad Pitt, dopo il successo raccolto al Sundance Festival e alla Festa del Cinema di Roma.
Il film in dopo più di un’ora e mezza, tratteggia il rapporto di Jeff con la madre hippie e irresponsabile, con gli amici e le fidanzate, ma anche il percorso artistico, la passione precoce per la musica e l’ombra di un padre morto per droga all’apice del successo musicale.
È anche la storia di Grace (1994), l’album che ha portato il cantante al successo, prima della tragica morte nelle acque di un affluente del Mississippi a trent’anni nel 1997, dopo un tour infinito attorno al mondo.
Una serie di concerti e vicissitudini ben raccontati nel documentario di Amy Berg costruito con materiali d’archivio inediti provenienti dal patrimonio personale di Buckley e testimonianze intime della madre Mary Guibert, delle ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser, dei suoi ex compagni di band — tra cui Michael Tighe e Parker Kindred — e di artisti come Ben Harper e Aimee Mann.
“I suoi materiali d’archivio erano indimenticabili: penso per esempio all’ultimo struggente messaggio vocale lasciato in segreteria telefonica. Io ero certa che ne sarebbe venuto fuori un documentario”, spiega la Berg.