“Italia starter pack” è il pezzo che più di tutti ha risvegliato gli animi un po’ assopiti degli spettatori del Festival. J-Ax si racconta.
Seconda partecipazione al Festival di Sanremo, prima da solista. J-Ax porta a Sanremo un pezzo country quindi quello più riconoscibile. Riferimento all’America certo (la moglie di Ax è americana) ma Milano è il cuore della sua carriera artistica.
L’INTERVISTA
La tua performance di ieri ci riporta a una certa America. Come mai hai voluto rappresentare questo?
Dopo sessant’anni di colonizzazione degli americani, anche le americanate sono diventate un po’ nostre. Ma la mia rappresentazione vuole essere una caricatura delle convention repubblicane.
Nel tuo starter pack cosa metteresti?
Porterei tutta l’Italia.
Come affronterai la cover di venerdì (“E la vita la vita” con la Ligera County Fam ossia Cochi, Paolo Rossi, Ale e Franz, Paolo Iannacci)
Sono cresciuto a Milano negli anni 90, e si ascoltava Gaber, Iannacci, Dario Fo. Li ho sempre ascoltati. Sono diventato amico di Paolo Iannacci e sono stato come adottato nel loro giro e quando è arrivato il momento di scegliere non ho avuto dubbi. E porto “E la vida la vida”.
Il tuo podcast ha avuto tanto successo. Ce ne parli?
Mi ha salvato in questi anni. Le cose fatte solo per passione ci possono davvero sorprendere. Ogni data che facciamo a teatro va sempre sold out. “Non aprite quella podcast” mi ha dato davvero tante soddisfazioni.
Qual è lo stato del rap in Italia?
Non lo so dove va. Ho smesso di occuparmene da molto tempo. Ora metto nella musica quello che mi piace. C’è questo ragazzo veneziano che si chiama Giorgio Gozzo, che vi coniglio di recuperare.
IL BRANO
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