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SANREMO 2026 – MARA SATTEI : in gara porto una dedica d’amore, il mio amore

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C’è una differenza sottile ma decisiva tra usare la voce e abitare la voce. Mara Sattei oggi sembra aver compiuto questo passaggio.

Se i primi lavori erano un mosaico di suggestioni sonore, sperimentazioni e identità in movimento, il nuovo disco si presenta come un organismo compatto, attraversato da una scrittura che non cerca più rifugi stilistici ma esposizione emotiva.

L’album arriva prima della partecipazione dell’artista alla 76ª edizione del Festival di Sanremo con il brano “le cose che non sai di me” , che si inserisce in un momento di forte definizione del suo percorso artistico, confermandola come una delle cantautrici più riconoscibili e trasversali della scena musicale italiana contemporanea.

“CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO” (in uscita in digitale venerdì 13 febbraio) è un progetto intimo e stratificato, che mette al centro il tempo come spazio emotivo, scelta quotidiana, atto di presenza. Un tempo che non va rincorso né riempito a forza, ma ascoltato, abitato, lasciato accadere. Un tempo che diventa materia narrativa e sonora, capace di dare valore anche alle pause, ai silenzi, alle cose che restano quando tutto si ferma

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L’abbiamo incontrata alla vigilia del Festival.

L’INTERVISTA 

Come è nato il nuovo disco e quale è il suo statement ? 

“CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO” è un album che nasce lentamente, senza una scadenza prefissata, come conseguenza naturale di un’esigenza personale e artistica. La sua scrittura attraversa circa quattro anni di vita: i primi brani risalgono al 2022, altri prendono forma nel 2023, tra la fine del tour e altri momenti di pausa e viaggio, fino ad arrivare al 2025, quando il progetto trova finalmente una direzione chiara e definitiva.

Il titolo “CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO” nasce quasi per caso, da una frase scritta per un brano poi rimasto fuori dal disco. Eppure quella frase racchiude una domanda universale e profondamente personale. Nel titolo non c’è un punto interrogativo perché è una frase che può essere letta come affermazione o come domanda aperta, ed è proprio questa ambiguità a renderla il centro concettuale dell’album.

Nel nuovo disco sembra emergere una Mara diversa, più compatta, più centrata. È così?

In realtà io sono sempre stata tante cose insieme. Ho sempre giocato molto con la mia voce, l’ho usata come strumento, ho attraversato mondi e suoni diversi. Però in questo disco avevo bisogno di dare un’identità più precisa, una coerenza vera.

Il primo album era come se raccontasse tanti mondi intorno a me. Questo invece è un mondo unico. Il filo conduttore è la mia scrittura.
Volevo che le parole fossero centrali, che fosse un racconto capace di arrivare agli altri. Per me è una rinascita.»

In che senso rinascita?

Mi sento diversa. In questi anni sono cresciuta molto, ho lavorato tanto su me stessa.
Ho imparato a non avere paura di essere vista fragile, di mostrare le emozioni. Tre anni fa forse sarei stata più chiusa. Oggi mi apro di più, mi espongo.
E questo disco lo racconta.»

A Sanremo porterai un brano molto personale. Quanto è autobiografico?

È completamente autobiografico. È dedicato al mio compagno, quindi è una dedica d’amore, il mio amore a tutti gli effetti.
Racconto l’inizio della nostra storia.

Ci siamo conosciuti sul palco: lui è il chitarrista del mio tour.
All’inizio eravamo artista e musicista, poi siamo diventati Sara e Alessandro.
Il brano parla proprio di questo: delle cose che non sapevamo l’uno dell’altra, di quello che si scopre quando si smette di stare sotto i riflettori.»

C’è anche una geografia precisa nel testo.

Sì. Racconto Roma, perché lui viveva lì. Io facevo avanti e indietro tra Roma e Milano. Parlo dei cieli romani, di Trastevere. Ho scritto quello che vedevo, quello che vivevo in quel periodo. È un pezzo dolce, ma molto sincero.»

Come stai preparando l’interpretazione sul palco dell’Ariston?

Voglio dare tutta me stessa. Voglio lasciarmi trascinare dall’emozione e farla arrivare. Essere me, senza filtri.

Le prove con l’orchestra sono state incredibili. Sono stata la prima artista a provare e me ne sono accorta perché dietro le quinte mi hanno fatto firmare un cartellone ancora senza firme. È stato divertente, ma soprattutto emozionante. Entrare lì dentro e sentire il brano con l’orchestra è qualcosa che non si può descrivere.»

Il disco è attraversato da molte collaborazioni importanti. Come sono nate?

Tutte in modo molto naturale. Con Noemi, ad esempio, ci conoscevamo da anni ma non avevamo mai inciso insieme. Quando ho scritto gran rumore ho pensato subito a lei. Le ho mandato il pezzo, le è piaciuto e siamo entrate in studio.

Con Elisa è stato un sogno. Sono cresciuta con la sua musica. Le ho mandato il ritornello di mi penserai quasi senza crederci. Si è innamorata del pezzo e in una settimana mi ha risposto con la sua parte scritta. È una persona di una sensibilità rara. E’ un vero onore averla sul disco. 

E gli altri incontri?

Con Mecna ci siamo visti in studio con mio fratello e abbiamo lavorato a un brano completamente nuovo, con una sonorità diversa da tutto quello che avevamo fatto prima.
Con Ultimo è nato tutto da un pezzo che avevo scritto e che gli ho fatto avere. Gli è piaciuto subito, ci siamo incontrati e lo abbiamo finito insieme.
Anche con Madame è stato uno scambio bellissimo. Per me è una delle penne più forti che abbiamo in Italia. Tutti hanno portato qualcosa di umano, oltre che artistico.»

Hai citato tuo fratello Davide. Che ruolo ha avuto in questo percorso? Ti ha dato consigli particolari?

Davide è felicissimo di questo album. Anche se magari non ha lavorato direttamente su tutto, ha collaborato alla produzione di diversi pezzi.

A Natale gli ho fatto ascoltare il disco completo, con le cuffie, dalla prima all’ultima traccia. Ha fatto tutto il viaggio.
Si è emozionato, soprattutto sull’ultimo brano, “Mamma”, che è una canzone che condividiamo profondamente perché parla della nostra storia.»

Quanto conta questo tipo di sostegno?

È reale. Siamo davvero l’uno alla spalla dell’altra. Ci sosteniamo in modo molto concreto, umano. Non è solo una questione musicale, è proprio un appoggio reciproco. E questo, per me, fa la differenza.»

La cover del disco ti ritrae con un abito quasi fiabesco. Che immagine volevi costruire?

Nella mia testa è come una clessidra. C’è un gioco di luci e ombre. Prima ho scelto la foto, poi l’ho interpretata.

C’è un gioco di luce, un’ombra che si trasforma in luce. È quello che succede nel disco. Racconto anche le parti più critiche, le debolezze, le insicurezze.
Ma racconto anche la luce. La cover sintetizza tutto questo.»

E a Sanremo vedremo quella stessa estetica?

Non posso dire nulla. Però ci saranno tante cose belle.»

IL DISCO TRACCIA PER TRACCIA 

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1 – “tic tac (intro)”

L’intro nasce, come altri brani chiave dell’album, dal pianoforte. Il giro musicale esiste per circa un anno prima che Mara senta il bisogno di scriverci sopra. La canzone prende forma in Toscana, nel febbraio 2024, durante una vacanza, in un momento in cui il disco inizia finalmente ad avere una direzione chiara. Viene pensata fin dall’inizio come apertura del progetto: non come un semplice preludio, ma come una dichiarazione di intenti. È un flusso narrativo che attraversa immagini, ricordi, fasi della vita e del percorso musicale della cantautrice, citando anche elementi del suo passato artistico. Il ticchettio dell’orologio introduce immediatamente il tema del tempo, presentando l’album come un viaggio da attraversare dall’inizio alla fine. La scelta di lasciarla “tronca” nasce proprio da questa visione: l’intro non deve chiudersi, ma aprire. Deve invitare, non risolvere.

2 – “le cose che non sai di me” – disponibile dal 27 febbraio nel formato fisico

Nato in studio dalle parole di Mara che hanno creato un flusso creativo condiviso con thasup, Dona ed Enrico Brun. Racconta l’inizio di una storia d’amore, i primi mesi vissuti a Roma, quando il rapporto era ancora fragile e pieno di scoperte. Le immagini sono molto precise: Trastevere, le finestre aperte, i tetti, il cielo della città. Il titolo diventa anche una chiave di lettura del carattere di Mara. Più che un elenco di segreti, il brano racconta il momento in cui si sceglie di mostrarsi davvero all’altro. Mara si descrive come una persona apparentemente taciturna, quasi timida, ma profondamente determinata: quando desidera qualcosa, va dritta e se la prende. In questo caso, l’amore.

3 – “sopra di me”

Il brano arriva a Mara già scritto da Madame e la colpisce immediatamente. Nonostante abbia scritto interamente il suo album, la cantautrice valuta con attenzione ogni proposta esterna, scegliendo solo ciò che sente davvero affine al progetto. Sopra di me supera questa selezione perché parla la sua stessa lingua emotiva. Dopo una prima stesura, le due lavorano insieme sul pezzo: Mara scrive la parte finale e contribuisce a definire il racconto. Ne nasce una collaborazione artistica intensa, basata sull’incontro di due penne molto riconoscibili. Anche dal punto di vista sonoro è una sfida: una wave nuova per Mara, che diventa occasione di crescita e sperimentazione.

4 – “e chissà se ricordo”

È la track più spensierata del disco, pur mantenendo una vena malinconica di fondo. Racconta le dinamiche di una relazione che non è quella giusta, vissuta però con leggerezza, quasi con ingenuità. È un racconto di errori, tentativi e confusione emotiva tipici di una certa fase della vita. La chitarra e le sonorità “happy” sono in contrasto con il sottotesto più pungente, creando un equilibrio che rende il brano immediato ma non superficiale.

5 – “mezzo cuore”

Uno dei primi pezzi scritti per l’album, nato in studio con thasup. È quello più giocoso e sperimentale del disco, con una forte impronta funk e un lavoro molto evidente sulla metrica. È uno dei pochi brani in cui Mara utilizza la voce in modo fortemente strumentale, come già aveva fatto in alcuni progetti precedenti. È un brano pensato per il movimento, per il live, per il coinvolgimento diretto del pubblico.

6 – “ora lo so”

Un brano d’amore scritto insieme a Dona, ed è anche il primo che i due firmano insieme. La base musicale nasce da lui, mentre il testo prende forma in modo spontaneo, quasi di getto. Racconta un momento di svolta personale: dopo un periodo di vita frenetico, in cui il lavoro aveva messo in secondo piano tutto il resto, l’arrivo di questa relazione restituisce a Mara un’idea di normalità. Cucinare insieme, immaginare una casa, pensare al futuro, ai figli. I cori sono cantati dallo stesso Dona, rendendo il pezzo ancora più intimo e autentico.

7 – “gran rumore” feat. Noemi

Mara lo scrive ispirandosi consapevolmente alla musica dei primi anni Duemila – Nelly Furtado, Natalie Imbruglia, Amy Macdonald – un periodo che sente molto suo. Dopo aver scritto il brano, immagina subito Noemi come compagna ideale. Il feat nasce in modo naturale, anche grazie al rapporto umano e artistico che le lega. La struttura è quella di un vero scambio musicale, non di una semplice strofa ospite: due voci che si alternano e si incontrano, come se stessero cantando insieme davanti allo stesso microfono.

8 – “everest” feat. thasup

Nato in Puglia, durante una vacanza di scrittura con thasup, nella stessa casa dove l’anno precedente era nata “CASA GOSPEL”. Una sera, a bordo piscina, Davide prende la chitarra, nasce il giro, e il brano prende forma in una sola notte. “everest” è un brano evocativo, libero, che nasce senza l’ossessione di essere una hit. Rappresenta l’essenza più pura del fare musica insieme, seguendo solo l’istinto e il piacere di creare.

9 – “niagara”

Uno dei brani più urban del disco, con una forte influenza trap ma un’anima pop. Il testo è profondamente autobiografico: Mara racconta la sua tendenza a prendersi sulle spalle il dolore degli altri, a non chiedere aiuto, a trattenere tutto dentro. È un brano che parla di resistenza emotiva, ma anche di solitudine, di difficoltà nel sentirsi capita. Un ritratto sincero di un lato del suo carattere.

10 – “abbey road”

Uno dei pezzi più importanti e personali del disco. Nasce in un momento di blocco creativo, quando la cantautrice sente di non riuscire più a scrivere come vorrebbe. Il giro di pianoforte viene composto da lei e il brano prende forma definitiva durante una session ad Abbey Road, a Londra. È scritto come un flusso emotivo, molto simile all’intro, e racconta uno stato di smarrimento, di sovraccarico emotivo, di distanza dalle proprie emozioni. La take originale viene mantenuta, con tutti i suoi dettagli, compreso il suono delle unghie sui tasti del piano, come scelta estetica e narrativa.

11 – “giorni tristi”

Traccia sperimentale che nasce inizialmente su una base trap e viene poi trasformato in studio con thasup e Dona. Dal punto di vista della scrittura è uno dei pezzi più urban dell’album, insieme a “niagara”. Rappresenta un punto di congiunzione tra le sperimentazioni precedenti di Mara e la nuova direzione più cantautorale del disco.

12 – “eravamo un’idea” feat. Mecna

La prima sessione con Mecna nasce da un’intenzione molto chiara: scrivere un pezzo triste. Mara è da sempre una grande estimatrice della sua scrittura e desidera confrontarsi con quel tipo di profondità emotiva. Il brano prende forma rapidamente, su un giro di pianoforte, ed è il risultato di un incontro estremamente affine, in cui entrambe le scritture emergono senza forzature.

13 – “mi penserai” feat. Elisa – disponibile dal 27 febbraio nel formato fisico

Scritto nel 2022, è uno dei primi brani del percorso. Fin dal ritornello Mara immagina la voce di Elisa, che accetta subito la collaborazione e scrive la sua strofa. Il brano ha un’anima quasi spirituale, sostenuta dal beat di thasup che crea tensione e sospensione. Le due voci si intrecciano fino quasi a confondersi, creando un suono unico. Per Mara, Elisa rappresenta una figura fondamentale della sua formazione musicale, e questo incontro assume anche un valore simbolico e generazionale.

14 – “freddo dentro” – disponibile dal 27 febbraio nel formato fisico

Nato con l’approccio dell’autrice che scrive per altri. Mara decide consapevolmente di uscire dai suoi schemi abituali e immagina una scena, un personaggio, una situazione. Il risultato è un pezzo anni ’80, super pop, ma con una scrittura riconoscibile. Racconta una scena quotidiana e universale: una ragazza sola in casa, il disordine, il freddo, la mancanza di vino, il bisogno di dimenticare una storia che non funziona.

15 – “te ne vai” – disponibile dal 27 febbraio nel formato fisico

Scritto da Mara e poi completato insieme a Ultimo. Mara gli invia il brano perché lo sente affine al suo modo di scrivere e di sentire la musica. Ultimo rimane colpito, anche per la citazione di Londra, città che entrambi amano profondamente. Il brano è ispirato al film “One Day” e racconta un amore che si rincorre nel tempo. Le strofe rappresentano due età diverse: una più infantile, una più matura, fino alla consapevolezza finale di sé.

16 – “mamma (outro)”

L’outro del disco. Un brano scritto al pianoforte, in una giornata emotivamente difficile, come dedica d’amore alla madre. Parla della distanza, del senso di colpa, della difficoltà di conciliare sogni personali e affetti familiari. Il brano si chiude con un vocale reale della madre di Mara, inserito senza che lei sappia ancora che il pezzo farà parte del disco. Un finale intimo, che chiude il cerchio del racconto.

WEB & SOCIAL 

@mara.sattei
https://www.tiktok.com/@mara_sattei

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