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Intervista – SVEGLIAGINEVRA “La fine della guerra” è fuori dal mainstream

SvegliaGinevra torna con “La fine della guerra”. Un album che racconta anni di esperienze, fragilità e speranze, tra introspezione e libertà artistica.

Il progetto, composto da 9 brani interamente scritti dall’artista e che vede alle produzioni anche la partecipazione di PAGA, Effemmepi ed Elia.wave, è stato anticipato nei mesi scorsi dalla pubblicazione dei singoli Pessima idea, Da domani cosa farai? e I fatti miei.

La fine della guerra è un disco sincero, al punto da spingere svegliaginevra ad accettare che alcune canzoni debbano ancora essere comprese fino in fondo anche da lei stessa. Le tracce attraversano il mistero della vita e dell’esperienza umana: la lotta interiore tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, la libertà, la solitudine, il lutto, la perdita e la rinascita, l’amore, il coraggio di lasciarsi andare all’imprevisto, nei luoghi nuovi come in quelli che chiamiamo casa, e l’amara consapevolezza che il mondo di oggi non è sempre giusto con chi ama solo per amare. 

Ogni traccia, ogni nota, trova senso nel rapporto con se stessa e, in modo più complesso, con gli altri, trascinando la cantautrice in un unico mondo, spazio e tempo. Costante di tutti i dischi di svegliaginevra resta la voce, accompagnata dalla sua chitarra acustica, che fa da sfondo sonoro a un nuovo frammento di vita, di strada percorsa negli ultimi tre anni e sentita come urgente da raccontare.

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In questa intervista la cantautrice svela riferimenti musicali, scelte stilistiche e il tour live che accompagnerà il disco, offrendo uno sguardo sincero e personale sul suo percorso creativo.

L’INTERVISTA 

Ginevra, il tuo nuovo album La fine della guerra esce il 6 febbraio. Come lo descriveresti?

Per questo disco ho avuto l’urgenza di raccontare quello che avevo vissuto negli ultimi tre anni, di scrivere un diario intimo e musicale cantando la fragilità della vita, con i suoi dolori, misteri e speranze.

Ci eravamo sentiti anni fa, e ora torni con un disco che sembra più vicino al tuo primo lavoro. Cosa è cambiato in questi cinque anni?

Ho acquisito molta più consapevolezza della mia identità artistica. Ho deciso di continuare per la mia strada, senza guardare al trend o al mainstream, seguendo semplicemente le mie reference e facendo la musica che sento mia, anche se fuori dalle righe.

Come sintetizzeresti La fine della guerra?

È un atto di libertà e rivoluzione personale. Il disco è un modo per superare tanti momenti difficili, una rinascita che si fonda su ciò che sono e sulle caratteristiche peculiari del mio progetto: scrivere musica, produrre, arrangiare, creare repertorio e affrontare le canzoni come un diario personale, usando la musica per metabolizzare ciò che ho vissuto negli ultimi anni.

Musicalmente quali sono state le tue principali reference per questo disco?

Sufjan Stevens, Beatles, Nick Drake e un po’ di scuola italiana come Battisti e De Gregori. Ho ascoltato tanto Battisti per semplificare tematiche profonde e complesse e trasporle in modo naturale in italiano, cercando la stessa intensità emotiva del mondo anglosassone.

La copertina del disco è molto particolare. Come è nata l’idea?

 Volevo ricreare uno scatto rubato, senza pose. Con la fotografa Chiara Ceccaioni, a Londra, abbiamo fatto una passeggiata tutta la giornata in luoghi che mi affascinavano, da Camden Town a Soho. Alla fine abbiamo trovato la macchina perfetta per lo scatto: pochi tentativi e il risultato è stato quello voluto. L’idea era un’estetica vintage coerente con il suono del disco.

Hai seguito anche il mondo del mainstream, come Sanremo? Quali artisti ti hanno colpito?

Sono felice per la partecipazione di Raf, Levante e anche Fulminacci, che merita più attenzione. Mi fa piacere che Eddie Brock collabori con Fabrizio Moro nella serata cover. E poi Colombre, indie di qualità che apprezzo molto.

Il disco sarà portato anche live?

Assolutamente sì. A marzo partirà un club tour di 10 date in tutta Italia, completamente autoprodotto. Si parte da Milano all’Arcibellezza l’8 marzo, con tappe a Firenze, Pisa, Roma e la mia città natale, Benevento. Dopo il club tour seguirà il tour estivo nei festival.

Cambiando registro, una curiosità citando una tu canzone: è una “pessima idea” mangiare “caramelle”?

È una pessima idea, ma questo non significa che non possa farlo. In realtà ultimamente ne mangio tante, ma sto cercando di ridurle per motivi di salute. Amo il dolce: cioccolato fondente, al latte, tiramisù… tutto!

Un’ultima cosa che prende spunto sempre da una tua canzone: “Da domani cosa farai?”

Sicuramente andrò a mangiare il tiramisù consigliato e cercherò di vivere più nel presente, lasciando passato e futuro un po’ da parte.

TRACCIA PER TRACCIA 

SVEGLIAGINEVRA-LA-FINE-DELLA-GUERRA-album-2026.

●      Caramelle
L’innamoramento crea un universo a due, un pianeta a sé dove il resto del mondo scompare. Caramelle parla proprio di questo, di un viaggio attraverso l’intimità e la vulnerabilità dell’amore nelle prime fasi, esplorando desiderio, riscoperta e rinascita. E la sera quando torniamo a casa e troviamo la persona che amiamo, non abbiamo più paura del futuro.

●      Pessima idea
Pessima idea è un brano dolce amaro, fresco come la brezza estiva, ma attraversato da una consapevolezza malinconica. Racconta quanto sia importante fermarsi, ascoltarsi e accettare che da un errore può nascere qualcosa di buono.

●      Da domani cosa farai?
Il brano racconta tutto quello che arriva dopo la fine di una relazione: un equilibrio delicato tra nostalgia e speranza, tra la memoria di ciò che è stato e la possibilità di un futuro migliore per entrambi. svegliaginevra costruisce un testo fatto di immagini, interrogativi e piccoli rimorsi, che non cercano risposte ma trovano senso solo nella musica. I ricordi riaffiorano piano piano e lasciano un dubbio irrisolto: “abbiamo fatto bene a dire basta o avremmo dovuto lottare ancora un po’?”

●      I fatti miei
Il testo racconta una canzone intima e sommessa, nata nello spazio fragile tra perdita e ciò che non si riesce ancora a dire. La frase centrale non esprime distacco, ma il tentativo delicato di convivere con un’assenza che continua a farsi sentire. Voce e chitarra si muovono con discrezione, creando un equilibrio sottile tra nostalgia e lucidità. Non ci sono risposte né verità, solo memoria, vulnerabilità e pensieri che riaffiorano. I fatti miei diventa così un frammento sincero e sospeso, che resta senza bisogno di fare rumore.

●      La fine della guerra
È una serie di riflessioni sulla vita, su ciò che si conosce e su ciò che ancora non si conosce, e sul desiderio di porre fine alla guerra interiore che ognuno affronta quotidianamente. Il brano affronta anche i temi della perdita e della morte, immaginando un dialogo con le persone amate che non sono più presenti sulla terra; tra queste, emerge anche la figura del padre.

●      Fino a quando non ti vedo con un’altra
Fino a quando non ti vedo con un’altra parla di tossicità, di dipendenza, di un ostinarsi a vedere chi ci ha ferito come l’unica persona che può amarci senza sapere niente di noi.

●      Voglio quello che vuoi tu
Questa canzone per me rappresenta l’amore maturo, crudo, reale. Il punto esatto in cui due anime s’incontrano, si amano e decidono di prendersi per mano per andare nella stessa direzione.

●      Come stai, come sto
Viviamo in un mondo che corre troppo veloce, ci perdiamo il meglio della vita per rincorrere cose anche futili, sognando sempre quel che non abbiamo e sperando di trovare un posto migliore senza ancora conoscere quello in cui siamo. È una canzone sulla nostalgia, la filosofia del non detto che ferisce chi la segue, tra due ex amanti che non sono stati in grado di comunicare.

●      Piove sul mare
La prima canzone che svegliaginevra ha scritto per questo disco, a Tellaro, in una casa che affacciava proprio sul famigerato Golfo dei Poeti. Era marzo 2023, quando la spiaggia era deserta e le strade erano vuote. Piove sul mare è nata proprio in riva al mare.

ASCOLTA IL DISCO 

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@svegliaginevra

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