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Recensione: SLEAFORD MODS – “The Demise Of Planet X”

SLEAFORD-MODS-THE-DEMISE-OF-PLANET-X-ALBUM-2025.

Dave Simpson del Guardian che per me è una certezza ha dato 4 stelle su 5 a “The Demise Of Planet X” il nuovo disco dei SLEAFORD MODS. Non ne avevo dubbi.

The Good Life era stata uno delle mie canzoni preferite dello scorso anno e se il buongiorno si vede dal mattino, i Sleaford Mods hanno deciso di far detonare la sveglia con questo disco.

Jason Williamson (classe ’70) e Andrew Fearn (classe ’71) al loro tredicesimo giro sulla giostra Sleaford Mods operano ormai fuori dal tempo lineare. Nonostante i due decenni di militanza, conservano una tracotanza proletaria che umilia per distacco le nuove leve del post-punk d’accademia. 

In “The Demise Of Planet X”, l’estetica della sottrazione di Fearn evolve: il consueto scheletro elettro-punk, ruvido e ossessivo, viene qui violato e la sua libreria sonora viene ampliata da innesti orchestrali e archi che non servono a imbellire, ma a sottolineare, per contrasto, la desolazione del paesaggio descritto. È un minimalismo espanso, una camera d’eco dove l’orchestra sembra suonare tra i rottami di una Gran Bretagna post-industriale.

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Su questo substrato si innesta lo spoken word di Williamson, un flusso di coscienza che ha l’effetto di un secchio d’acqua gelata rovesciata su un gruppo di pivelli segaioli! 

Qui non si tratta più solo di sputare sul neoliberismo tra una birra e un sussidio, ma di mappare le rovine di un Paese che Williamson descrive come un

cadavere squarciato dalla guerra e dai social media”.

La sua non è una filippica sterile, ma un’invettiva colta che demolisce le aporie della contemporaneità. Williamson articola il disprezzo con una metrica che trasforma il quotidiano in epica del declino che va dalla dipendenza da smartphone, al declino geopolitico dalla critica feroce al mondo MAGA  fino alla condanna dell’estetica dei social.

Anche la scelta degli ospiti segue una logica funzionale e spiazzante. Gwendoline Christie, Big Special, Aldous Harding, Sue Tompkins, Liam Bailey, Snowy: presenze che sulla carta sembrerebbero lontane dall’universo Mods, ma che nell’economia del disco agiscono come amplificatori concettuali. Non cameo, ma fratture controllate che allargano il perimetro dell’opera senza snaturarla.

Non c’è traccia di stanchezza creativa, né di manierismo. I Sleaford Mods restano l’unico progetto capace di trasformare il cinismo in una forma d’arte necessaria, rifuggendo il cliché della “rabbia operaia” per abbracciare una lucidità analitica brutale, quasi spietata. Qui non si protesta: si diagnostica.

“The Demise Of Planet X” non chiede di essere semplicemente ascoltato. Pretende di essere citato, memorizzato, utilizzato come manifesto non ufficiale della nostra fine imminente. Un disco che non consola e non promette redenzione. E proprio per questo, indispensabile.

SCORE: 8,00

DA ASCOLTARE SUBITO

The Good Life – Elitest G.O.A.T.  – Kill List

DA SKIPPARE SUBITO

Nulla! Botta di energia da ascoltare a volume pieno! 

TRACKLIST

The Good Life feat. Gwendoline Christie + Big Special
Double Diamond
Elitest G.O.A.T. feat. Aldous Harding
Megaton
No Touch feat. Sue Tompkins
Bad Santa
The Demise Of Planet X
Don Draper
Gina Was
Shoving the Images
Flood the Zone feat. Liam Bailey
Kill List feat. Snowy
The Unwrap

DISCOGRAFIA

2007 – Sleaford Mods 
2007 – The Mekon 
2009  – The Originator
2011 – S.P.E.C.T.R.E. 
2012 – Wank 
2013 – Austerity Dogs 
2014 – Divide and Exit
2015 – Key Markets 
2017 – English Tapas
2019 – Eton Alive
2021 – Spare Ribs 
2023 – Uk Grim
2026 – The Demise Of Planet X

VIDEO 

WEB & SOCIAL 

https://www.facebook.com/SleafordModsOfficial
@sleafordmodsofficial

@sleaford_mods


www.sleafordmods.

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