Le Bambole di Pezza entrano tra i Big del Festival di Sanremo con “Resta con me”, una power ballad che non addolcisce il loro lessico rock ma lo concentra in una scrittura più esposta, quasi confessionale.
Un brano che parla di coesione nei momenti di frattura e che traduce in forma popolare ciò che la band pratica da anni nei club: sorellanza, suono suonato, presenza fisica.
Le abbiamo incontrate per capire cosa significhi portare quell’energia su un palco simbolico come l’Ariston, senza cedere alla tentazione dell’addomesticamento.
L’INTERVISTA
“Resta con me”: come nasce e cosa rappresenta per voi?
Nasce dal desiderio di fare un passo laterale rispetto a ciò che avevamo sempre portato. Volevamo una canzone che contenesse tutte e cinque, un’unica voce collettiva. Parla di sorellanza, di restare unite quando tutto vacilla. È un tema che ci appartiene da sempre, ma qui è diventato esplicito, quasi manifesto.
È partita da una demo, come spesso accade. Poi l’abbiamo vista trasformarsi settimana dopo settimana, cucendo ogni strumento addosso al testo. È stato un processo organico.
Dal punto di vista sonoro è una ballad, ma resta profondamente vostra. Quanto conta per voi il suonato?
Moltissimo. Per noi la band è un organismo. Ogni strumento è reale, registrato, vissuto. Batteria vera, basso, chitarre. In un’epoca in cui tutto può essere generato da un software, scegliamo la fatica e il respiro del rock suonato.
“Resta con me” ha un’intimità diversa rispetto ai nostri brani più rabbiosi, ma fin dal primo disco abbiamo alternato furia e romanticismo. Sono due facce della stessa identità. E dal vivo, anche una ballad, diventa viscerale.
Per chi vi scopre ora: quali sono le vostre influenze?
Kaj: Vengo dall’alternativo anni Ottanta. Diamanda Galás, Laurie Anderson, Nina Hagen. Figure femminili capaci di attraversare i generi.
Xina: Io sono cresciuta tra alternative rock e soul, con un amore per le radici più vintage, anche anni Cinquanta.
Morgana Blue: Il primo disco che ho comprato è stato Use Your Illusion dei Guns N’ Roses. Poi Jeff Buckley, Ben Harper. Durezza e delicatezza devono convivere.
Cleo: Io arrivo dall’underground estremo: deathcore, black metal. Lì ho imparato la radicalità.
Dani: Punk, garage, grunge, Riot grrrl. L’alternativa come linguaggio necessario.
Avete riarrangiato la cover con Cristina D’Avena in chiave più rock. Come è stato lavorare con lei?
Abbiamo mantenuto la dimensione giocosa, ma l’abbiamo spinta verso un pop punk più ruvido. C’è una sorpresa sul palco, qualcosa che renderà tutto ancora più rock.
Con lei è stato naturale. È una professionista impeccabile e ha accolto la nostra energia senza filtri.
Il Festival può cambiarvi?
Siamo nate sul palco dei club, e lì torneremo sempre. Ad aprile parte il tour da Milano, al Fabrique, poi Roma all’Atlantico e altre città.
Il nostro nuovo disco uscirà il 27 marzo ed è un disco rock, senza compromessi.Sanremo è un’esperienza potente, ma non riscriverà il nostro DNA.
La prima volta sull’Ariston: cosa avete provato?
Consapevolezza. Rappresentare qualcosa. Per alcune di noi è stato anche un riscatto familiare. Vedere una donna suonare su quel palco, anni fa, è stato uno shock positivo. Oggi esserci noi significa restituire quell’immagine alle ragazze che guardano.
Se doveste citare una “vostra” canzone simbolica?
“Siamo donne”. Perché tiene insieme tutto: identità, lotta, affetto, rabbia. È la linea che collega il passato a questo presente sanremese.
Il nuovo album cosa contiene? Qual è il filo rosso?
Il filo è l’amore, ma declinato in modo non convenzionale. Amore per sé stesse, per chi ti sta accanto, per chi non c’è più, per la persona che eri e per quella che diventerai. Non è un sentimento sdolcinato, è una forza identitaria.
Il disco è molto rock, suonato, fisico. C’è anche il tema della diversità, che attraversa tutta la nostra storia. La famiglia rock è sempre stata una comunità laterale, non omologata. Noi rivendichiamo quella postura.
Pensate che il rock oggi sia marginale nel panorama italiano?
Negli anni Settanta il rock italiano aveva una forza dirompente, capace di dialogare anche con l’estero. Oggi sembra più defilato, almeno nei circuiti mainstream. Ma la passione non è sparita, si è spostata.
Se possiamo essere una scintilla per riaccendere curiosità nei più giovani, allora il nostro passaggio a Sanremo avrà senso. Non come consacrazione, ma come innesco.
Prima parlavate di un desiderio personale legato a questo palco…
Sì. Per alcune di noi è anche un riscatto familiare, generazionale. Salire lì significa chiudere un cerchio e aprirne un altro. Non solo per noi, ma per chi guarderà da casa e penserà: posso farlo anch’io.
IL TOUR
15 apr 2026 | Milano @ Fabrique
21 apr 2026 | Bagno a Ripoli @ Viper Theatre Eventi CDP Grassina
23 apr 2026 | Padova @ Hall
28 apr 2026 | Venaria Reale @ Teatro della Concordia
06 mag 2026 | Bologna @ Estragon
07 mag 2026 | Roma @ Atlantico
09 mag 2026 | Napoli @ Casa della Musica – Federico I