Il viaggio, l’esplorazione e la scoperta di un nuovo territorio musicale: in “Terre Rare” i Subsonica fondono il loro sound alla tradizione della musica “Oltremediterranea”, come metafora di un mondo che ha sempre più bisogno di dialogo e vicinanza.
Per chi sa andare oltre le più ovvie e noiose associazioni calcistiche, l’11 è un numero che ha significati molto più intriganti. Innanzitutto, nei tarocchi (per chi ci crede) identifica la “forza”. Se prendiamo come riferimento la numerologia, scopriremo che rappresenta la conoscenza oltre l’umano, la maturità spirituale, l’intuizione. Ma soprattutto l’idealismo e l’apertura mentale.
Sembra una curiosa coincidenza, allora, che “Terre Rare” dei Subsonica, la band torinese che ci ha lasciato lavori superlativi come “Microchip emozionale” e “Amorematico”, sia proprio l’undicesimo album. E no, forse non ha la pretesa di andare “oltre l’umano”, ma l’essere umano è assolutamente centrale, fulcro di un ideale in controtendenza con il triste e sempre più diffuso credo contemporaneo che ci vuole chiusi, divisi, sottomessi.
Allora non è una coincidenza nemmeno che la cover del disco rappresenti la fotografia di una porta senza porta, che non separa ma consente un passaggio Al Confine, track di apertura. I Subsonica hanno concepito questo disco dopo un viaggio sull’altra sponda del Mediterraneo: con questi luoghi si sono fusi, acquisendo suoni, incontri, impressioni e trasformando il tutto in 12 brani legati dal filo dell’esplorazione e della conoscenza.
Il terzo singolo, Straniero, apre il sipario sull’attuale teatro della nostra realtà, in cui gli attori sono persone considerate sempre meno umane e sempre più temibili e colpevoli.
La voce di TÄRA, giovane cantante di origine palestinese, si insinua in una crepa che ormai è profondissima, cercando di ripararla con una dichiarazione cruda e necessaria: “Qual è la differenza tra il mio sangue e il tuo sangue? Il mio sangue e il tuo sangue”. La scena cambia ma non l’atmosfera: Teorie parla di cospirazioni: favole che ci vengono raccontate per dare un volto agli antagonisti e renderci ancora più sospettosi e distanti dagli altri, e forse anche da noi stessi. Tema ripreso più avanti da Trasumanesimo nella forma della corsa all’immortalità.
Radio Mogadiscio è la fotografia dell’epopea di tutti coloro che scelgono di intraprendere un viaggio. Una traversata che non ha nulla di turistico, è pura sopravvivenza. A metà album giunge l’apice dell’esplorazione sonora dei Subsonica che in Marocco hanno scoperto e suonato alcuni strumenti della tradizione Gnawa – come i “Gimbri” e le “Krakeb” realizzati da un liutaio che si è improvvisato anche maestro – integrandoli al loro sound più rappresentativo.
E’ probabilmente il testo più lacerante dell’intero disco quello di “Grida”, voce di un popolo straziato che tenta di farsi sentire, in contrasto col silenzio e la sordità di chi è causa di tutto il male: “Volume a zero mentre muore l’innocenza, ul genocidio, sulla nostra connivenza, contrapposti allo scenario disperato di grida strozzate”.
Jinn si ricollega a quella spiritualità che prima abbiamo menzionato, aprendo l’accesso ad un ponte che collega visibile e invisibile, grazie al suono del Guembri suonato da Vicio. Il tempo in me è il brano più sofisticato e dalla gestazione più complessa e lunga dell’intero disco, sunto del lavoro collettivo che unisce il mondo dancefloor 100% Subsonica attraverso l’uso di synth Prophet 5 presenti tutto il brano alla linea vocale tipica delle canzoni italiane più malinconiche e introspettive.
TRACCIA PER TRACCIA
1. AL CONFINE
L’inizio di un nuovo percorso è dichiarato fin dal primo titolo: “AL CONFINE”. Il brano descrive un punto limite tra la realtà e qualcos’altro, tra la vita e l’aldilà (“forse”), tra il lato di una frontiera da attraversare durante la notte e le ombre che attendono dall’altra parte. La pelle blu è un richiamo d’immagine alle carovane dei Tuareg: uomini misteriosi abituati ad attraversare il deserto in tutte le sue forme.
2. STRANIERO (feat. TÄRA)
Una forma contemporanea di deserto è quello della disumanità, oggi sempre più sdoganata nel quotidiano e nel dibattito pubblico e mediatico. Una disumanità condivisa ed esibita che diventa “politica” e si compiace nel classificare l’empatia, nei confronti di chi è “altro”, come forma di debolezza della nostra civiltà. Il brano ribalta questa prospettiva e ricorda che ognuno di noi è “straniero” a seconda del lato del mondo o della sorte o del mirino nel quale si ritrova. “STRANIERO” è una canzone che prende vita nel clima di impotenza che in molti abbiamo provato per l’umanità seppellita sotto le macerie della Palestina, dell’Ucraina, come del Sudan, repressa nel sangue tra le strade di Teheran e schiacciata ancora oggi sotto
bombe che non smettono di cadere. La presenza della voce – araba e italiana – della giovane cantante di origine palestinese TÄRA diventa un simbolo della voglia di ricucire le terribili lacerazioni di questi anni, di riavvicinare le distanze, di riaffermare umanità attraverso la musica.
3. TEORIE
Il deserto è anche il luogo dove talvolta miraggi suadenti si sovrappongono all’aspra complessità della realtà. Si tratta di un brano che passa in rassegna alcune delle più gettonate tesi cospirazioniste. Quelle che saldano un legame invisibile tra chi le adotta come pratico strumento di semplificazione del mondo, e chi il mondo sta cercando di controllarlo o ridisegnarlo per davvero: governi autocratici, regimi autoritari militaristi, miliardari delle nuove tecnologie nonché profeti di una nuova era nella quale tutele sociali, diritti, uguaglianze e libertà democratiche appaiono rottami della storia, astrazioni destinate a scomparire. Ormai lo sappiamo, molte di queste “teorie” sono state il virus “trojan” perfetto per nutrire, con il linguaggio dell’odio, un populismo feroce in chiave anti democratica, xenofoba, omofoba e liberticida. “TEORIE” è un brano che sorride e ha una ritmica colorata con tinte africane, ma è un brano politico.
4. RADIO MOGADISCIO
L’archivio sonoro di “RADIO MOGADISCIO” è una buona colonna sonora per avventurieri di ieri e di oggi, sotto il sole di scenari che cambiano di latitudine e di epoca. Una volta si chiamavano anticonformisti, oggi chi lo sa. Di certo il mondo sembra ripopolarsi di un po’ di sana, giovane e ingenua follia. Una personalità come il Colonnello Abshir Hashi Ali che, in una Somalia pericolosissima, protegge da anni a suo rischio e pericolo nastri analogici pieni di suoni visionari, oggi potrebbe apparire più carismatica di un’infinita schiera di trend guru digitali.
5. RIFUGIO
La neve che potrebbe arrivare cambia il panorama per “RIFUGIO”: è una storia accennata intorno al fuoco dei ricordi da due vicinanze che si attraggono, si smarriscono e che disegnano in continuazione i confini del proprio destino.
6. GHIBLI
Durante il viaggio ad Essaouira, cittadina del Marocco sospesa idealmente tra oceano e deserto, tra Magreb e Africa sub sahariana, i Subsonica hanno scoperto e provato a suonare, in modo empirico, alcuni strumenti della tradizione Gnawa. L’idea era quella di cercare “altro”, di aprire qualche direzione. “GHIBLI” – nome come deriva dal vento sahariano responsabile di tempeste di sabbia – nasce da un’improvvisazione con i “Gimbri” e le “Krakeb”, acquistate tra i vicoli della Medina presso un musicista liutaio prestatosi nel ruolo di insegnante per la band. “GHIBLI” oscilla tra il suono desertico delle corde e dei sonagli, tra un canto corale che sembra ricordare certi anni settanta, e un’elettronica rave che spunta
dall’altra parte del mondo a simboleggiare la forza del vento. È un brano ispirato dalle lotte dei ragazzi e ragazze della Gen Z che stanno alzando un irrefrenabile e coraggioso vento di trasformazione in ogni angolo del mondo. In Iran come in Turchia, in Georgia, Marocco, Kenya, Nepal, Sri Lanka, Thailandia, Hong Kong, Bangladesh e tanti altri Paesi.
7. GRIDA
Un traguardo come quello dei 30 anni finisce per suggerire il confronto con le proprie origini.
“GRIDA”, infatti, riprende un pattern ritmico, identitario, senza tempo e inconfondibilmente subsonico che qui viene accostato a immagini del presente. Ci sono le ombre del genocidio palestinese troppo a lungo negate, i supereroi dell’opulenza che salutano il mondo con il braccio teso e troppe cose, pubbliche o intime, che restano strozzate sotto un silenzio di accondiscendenza.
8. TRANSUMANESIMO
Il titolo richiama alcune teorie post umane, attualmente molto in voga tra le élite della Silicon Valley, secondo le quali attraverso le biotecnologie l’essere umano dovrebbe spingersi a conquistare un’immortalità. Ovviamente non alla portata di tutti. Il brano, in realtà, parla di piccole, banali e quotidiane rinunce di umanità dettate da opportunismo, convenienza e trasformismo.
9. JINN
Creati da una fiamma di fuoco senza fumo, i JINN sono entità spirituali e invisibili che popolano un regno nascosto. I Jinn abitano le notti del deserto. Il Guembri, qui suonato da Vicio, è lo strumento che secondo la tradizione Gnawa agisce da ponte tra il mondo visibile e quello invisibile.
10. ALISEI
Gli Alisei sono venti che favoriscono la navigazione, il viaggio, la partenza. Che sia quella del distacco da un’adolescenza o della separazione da una persona destinata a prendere la propria strada, in questa canzone arieggiata da una dolce malinconia si canta di cose o di trasformazioni che non si possono fermare. Le acque territoriali sono quelle della musica da club, con richiami a echi di una certa Manchester anni ‘90, coniugati al tempo presente.
11. IL TEMPO IN ME
E dopo il distacco prendono vita i ricordi. Nel caso di “IL TEMPO IN ME” sono ricordi che navigano nel tempo ma con una forza sentimentale capace di fermarne il flusso. È una canzone che prova a unire mondi sonori differenti, con una melodia tesa tra respiri – talvolta dissonanti e orchestrali di una canzone italiana degli anni ‘60 – e le pulsazioni analogiche di synth e batterie del dance-floor più contemporaneo. È stata una scrittura musicale molto collettiva e molto elaborata, fin dalla gestazione, cesellata nota per nota al fine di tracciare una linea capace di fare smarrire e ritrovare chi ascolta, in costante alternanza tra momenti di tensione e aperture rassicuranti.
Per i Subsonica, si tratta della canzone più lavorata e minuziosamente cesellata, nota per nota, che abbiano mai scritto. Così spiegano il processo creativo: «Il brano cerca di unire mondi molto distanti e di integrarli in un unico flusso. Gli accenti analogici di un synth Prophet 5 che incalzano tutto il brano, incastrati scrupolosamente sul sincopato della linea di basso provengono dal pianeta “dancefloor”. Mentre la linea vocale appartiene a un universo parallelo di canzoni italiane lontane, malinconiche, fluttuanti e un po’ esistenzialiste. La melodia, inoltre è stata disegnata apposta per alternare momenti di tensione tra piccole dissonanze e raccordi più rassicuranti. Per fare smarrire l’ascoltatore e per riaccoglierlo un
istante dopo, fino all’esplosione finale. Un esperimento, un equilibrio senza strappi che abbiamo raggiunto solo dopo molti tentativi. È un tipo di scrittura che avevamo già iniziato a sperimentare con “Universo”.»
12. TERRE RARE
Quella che in “Alisei” è una figura da proteggere e accompagnare nella partenza, in “Il Tempo in me” una forza sentimentale capace di vincere la fugacità delle cose, in “TERRE RARE” diventa un punto di riferimento, una presenza paterna, rassicurante, capace di indicare la via come la luce immutabile di una stella, la serenità di un luogo sicuro. La forza costante delle onde che si infrangono, l’incorruttibilità dell’autunno.
SCORE TRACCIA PER TRACCIA: 7,50
DA ASCOLTARE SUBITO
Straniero – Radio Mogadiscio – Il tempo in Me – Ghibli
DA SKIPPARE SUBITO
Alisei – Terre Rare
TRACKLIST
01. AL CONFINE
02. STRANIERO feat. TÄRA
03. TEORIE
04. RADIO MOGADISCIO
05. RIFUGIO
06. GHIBLI
07. GRIDA
08. TRANSUMANESIMO
09. JINN
10. ALISEI
11. IL TEMPO IN ME
12. TERRE RARE
LA DISCOGRAFIA
1997 – Subsonica
1999 – Microchip emozionale
2002 – Amorematico
2005 – Terrestre
2007 – L’eclissi
2011 – Eden
2014 – Una nave in una foresta
2018 – 8
2020 – Mentale strumentale
2024 – Realtá Aumentata
2026 – Terre rare
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