L’album d’esordio non è un biglietto da visita, è un faro che, se posizionato male, rischia di abbagliare anziché illuminare.
I Santamarea, con “Anime Storte”, hanno la rara accortezza di puntare la luce sulle zone d’ombra, su quelle esistenze oblique che la norma tende a levigare fino all’anonimato.
C’è un’urgenza ancestrale in questo disco, un’estetica del “non conforme” che affonda le radici nella semantica affettiva: il termine tortu, parola siciliana che significa “non dritto”.
Non una condanna, ma una carezza linguistica che trasforma la deviazione in un privilegio evolutivo.
Il progetto si muove su un asse concettuale che collega la visceralità mediterranea al rigore visionario di Friedensreich Hundertwasser. La negazione della linea retta, definita dall’architetto viennese “empia e non creativa”, diventa qui il manifesto programmatico dei Santamarea.
Le undici tracce si dipanano come un romanzo di formazione collettiva, dove il topos della metamorfosi non viene trattato con la solita retorica del “miglioramento”, ma come una perdita necessaria. È uno sgretolarsi fertile. Le liriche affrontano il dolore della mutazione evitando i cliché del sentimentalismo da classifica per abbracciare un’inquietudine che è, prima di tutto, esistenziale. La trasformazione è una spoliazione: bisogna perdere la pelle vecchia per non soffocare nell’immobilità.
Musicalmente, “Anime Storte” è un oggetto complesso da catalogare, e meno male. Prodotto tra la polvere aurea di Palermo e il cinismo metropolitano di Milano, il disco oscilla in un alternative pop di respiro europeo ricco di arrangiamenti e sonorità indie e post. La centralità del testo non sacrifica la tessitura sonora; al contrario, la strumentazione reclama uno spazio fisico, quasi architettonico. C’è una tensione dialettica costante tra la “vita dritta” (subita) e quella “obliqua” (scelta), risolta in un sound che non offre rassicurazioni, ma apre varchi.
A chiudere l’impatto creativo del disco c’è anche la cover realizzata da Manuela Di Pisa, con la sua Daphne in piena transizione arborea, il sigillo visivo dell’opera.
Il mito non è un orpello, ma la prova che l’immobilità è l’unica vera sconfitta.
“Anime storte” è una delle prime sorprese (anche se eravamo in attesa del disco) di questo novello 2026.
Anime storte e musica dritta!
SCORE: 7,75
DA ASCOLTARE SUBITO
Zanzare – Piacere catastrofico – Capodanno
DA SKIPPARE SUBITO
Un disco godevole che ci piace ascoltarlo e riascoltarlo!
TRACKLIST
01. Con gli occhi di una lepre
02. Tornado
03. Zanzare
04. Piacere catastrofico
05. Anime Storte
06. Capodanno
07. Palermo x sempre
08. Bambina viola
09. Sui fili dei rasoi
10. Casa delle streghe
11. Tenere tenebre
DISCOGRAFIA
2026 – Anime storte