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Recensione: KIM GORDON – “Play Me”

Kim-Gordon-PLAY-ME-album-2026

Kim Althea Gordon classe 1953  non ha alcuna intenzione di farsi imbalsamare nel pantheon del rock alternativo.

Laddove le sue coetanee si adagiano nel riverbero dorato di un’eredità monumentale, lei sceglie l’auto-cannibalismo creativo e guarda ancora una volta avanti.

“Play Me” non è un disco: è un referto autoptico sulla nostra psiche digitale, un’opera che trasuda il malessere del doomscrolling compulsivo.

La Gordon, guidata dall’alchimista Justin Raisen, abbandona definitivamente le strutture ortodosse ed elabora, nel suo stile inimitabile, i danni collaterali causati dalla classe miliardaria: la demolizione della democrazia, il fascismo tecnocratico della fine dei tempi, l’appiattimento della cultura alimentato dall’intelligenza artificiale, dove il dark humor dà voce all’assurdità della vita moderna.

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Brani come Black Out non sono canzoni, è una trap oscura e distopica dove la redenzione è un concetto desueto, seppellito sotto strati di distorsione sintetica. È la colonna sonora di una mente frammentata che osserva il crollo della società dalle fessure di uno smartphone.

Tanti i brani che esprimono questo malessere. In Post Empire e nella raggelante BYE BYE 25!, la Gordon aggiorna le dissonanze del precedente “The Collective”, mentre in SQUARE JAW o SUBCON farebbe impallidire qualsiasi pivello rap alle prese con barre e beat. 

Il suo linguaggio diventa un campo di battaglia politico: una litania di termini ostracizzati  “Diversità, tribale, transgender, ispanico, verde” che vengono vomitati come proiettili contro la regressione culturale contemporanea. Non c’è adulatoria nostalgia; c’è solo il presente, nudo e sgradevole.

Tra le convergenze sonore anche la presenza di Dave Grohl alla batteria in Busy Bee. La sua percussività è talmente processata e scarnificata da risultare irriconoscibile, sovrapposta a un campionamento accelerato che vede Kim dialogare con lo spettro delle Free Kitten. È il modus operandi del disco: smantellare i simulacri del passato per illuminare le macerie dell’oggi.

Un disco nervoso, spigoloso, coerente, spesso più concettuale che emotivo. Ma anche la prova che l’attitudine sperimentale, quando è autentica, non conosce età.

DA ASCOLTARE SUBITO

DIRTY TECH – NOT TODAY – SQUARE JAW -SUBCON

DA SKIPPARE SUBITO

E’ una bomba di energia distopica. 

SCORE: VOTO 8,00

I VOTI DEGLI ALTRI 

Uncut – Voto 9,00
Classic Rock Magazine – Voto 8,00
The Times – Voto 8,00
Clash Music – Voto 8,00
New Musical Express (NME) – Voto 8,00
Mojo – Voto 8,00
Pitchfork – Voto 7,00

TRACKLIST

PLAY ME
GIRL WITH A LOOK
NO HANDS
BLACK OUT
DIRTY TECH
NOT TODAY
BUSY BEE
SQUARE JAW
SUBCON
POST EMPIRE
NAIL BITER
BYEBYE25! 

DISCOGRAFIA 

2019 –No Home Record 
2024 -The Collective 
2026 -PLAY ME 

VIDEO 

WEB & SOCIAL 

@kimletgordon

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