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Recensione: DARGEN D’AMICO – “Doppia Mozzarella”

Ho sempre preferito le pizze normali. Margherita liscia, senza troppe derive gastronomiche. Anche la doppia mozzarella non mi ha mai sedotto sul piano culinario, e non mi convince fino in fondo neppure questa trasposizione musicale firmata Dargen D’Amico.

La parentesi sanremese è scivolata via quasi senza attrito: non per carenza di pensiero, anzi, uno dei pochi impianti concettuali solidi del Festival, quanto per una ricezione tiepida che non ha premiato l’arguzia né la tensione sociale della sua scrittura.

“Doppia Mozzarella” nasce da due anni di lavoro e si presenta come un dispositivo riflessivo stratificato. Il titolo funziona da soglia: ironico, immediato, ma tutt’altro che leggero. La metafora è esplicita, quasi didascalica: l’eccesso come condizione sistemica, l’accumulo come riflesso automatico di un presente saturo. Più che un concept, una lente attraverso cui filtrare una serie di flussi eterogenei che convergono in un unico campo percettivo.

Dentro ci si muove tra ballad e frammenti narrativi che si piegano a una funzione ulteriore: raccontare per traslare, costruire immagini che alludono a stati emotivi più profondi. È qui che il disco tenta il suo affondo, cercando una dimensione intima senza rinunciare alla tensione analitica.

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Eppure qualcosa si inceppa. Questa “doppia mozzarella” che dovrebbe amplificare, paradossalmente attenua. Non è un problema di suono: il disco è curato, persino elegante. Dargen sa dove intervenire, come modellare le strutture, come distribuire i pesi. Le tredici tracce attraversano territori diversi, dal lo-fi all’urban, passando per suggestioni folk e aperture pop-rap, componendo un mosaico mobile e tecnicamente solido.

Anche il lavoro collettivo è evidente: Marilena Montarone, Tommaso Ruggeri, Diego Maggi, Alberto Venturini, insieme a firme come Gianluigi Fazio, Edwyn Roberts e Marco Zangirolami, contribuiscono a costruire un impianto ricco di stratificazioni, dove ogni brano porta con sé sedimentazioni di tempo e senso.

Ma la somma non genera vertigine. Resta una sensazione di distanza, come se l’accumulo di idee, invece di esplodere, si disponesse in superficie.
La pizza sonora non è mal riuscita: non è di quelle poco lievitata e non è nemmeno stopposa e gommosa. Semplicemente, non sazia davvero.

SCORE: VOTO 6,50

DA ASCOLTARE SUBITO

Ottaviano – Storie – L’ascensore

DA SKIPPARE SUBITO 

44 minuti di musica che scorre leggera e di testi mai banali. 
Skipperei subito Centri Commerciali. 

TRACKLIST

AI AI
Pianti Grassi
Ottaviano
Centri Commerciali
Piove Metallo
Techno Tango
Non Bevo Non Fumo
Storie
Prima nudi chiamavamo amore
L’ascensore
Doppia Mozzarella
Moto Ondulatorio
Ipertesto

DISCOGRAFIA 

2006 – Musica senza musicisti
2008 – Di vizi di forma virtù
2011 – CD’
2012 – Nostalgia istantanea
2013 – Vivere aiuta a non morire
2015 – D’io
2017 – Variazioni (con Isabella Turso)
2019 – Ondagranda (con Emiliano Pepe)
2020 – Bir Tawil
2022 – Nei sogni nessuno è monogamo
2024 – Ciao America
2026 – Doppia Mozzarella

VIDEO 

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