Per la settima volta AMY MACDONALD torna in Italia, e il legame con il nostro Paese si conferma solido e sincero.
La cantautrice scozzese si era già esibita nel 2007, 2008 e 2019 a Milano e nel 2020 a Roma; nel 2009 era stata ospite di X Factor Italia e nel 2017 aveva calcato il palco di Amici di Maria De Filippi. Un rapporto costruito nel tempo, che continua a rinnovarsi a ogni tour.
Dopo il clamoroso successo dell’album d’esordio This Is The Life, la cantante – oggi 38enne – ha pubblicato altri cinque dischi, forse meno “trionfali” in termini di numeri, ma sempre solidi e coerenti per qualità. L’ultimo lavoro, Is This What You’ve Been Waiting For?, uscito alla fine del 2025, è il fulcro del tour europeo attuale: un concerto che alterna i brani più recenti ai momenti chiave di un repertorio ormai quasi ventennale.
La tappa italiana è unica: Milano, al Fabrique. In sala si nota la presenza di molti stranieri, complice anche l’afflusso turistico legato alle gare delle Olimpiadi Invernali. Eppure la città sta attraversando un periodo curioso: meno concerti rispetto al passato, anche per la temporanea indisponibilità del Forum, trasformato in sede di competizioni olimpiche. In questo contesto, l’appuntamento con Amy Macdonald assume un valore ancora più significativo per gli amanti della musica dal vivo.
Alle 21 in punto il concerto prende il via. Sul palco con Amy una band affiatata: JimmySims al basso, HenryBroadbent alle tastiere, AdamFalkner alla batteria, GordonTurner come polistrumentista e BenMacDonald alle chitarre. Il suono è subito pieno, compatto, capace di sostenere la protagonista che, chitarra alla mano, catalizza l’attenzione al centro della scena.
L’inizio appare quasi timido, con un leggero distacco che però svanisce nel giro di pochi minuti. Dopo le prime canzoni, Amy scioglie ogni riserva, prende confidenza e comincia a interagire con il pubblico con naturalezza e ironia, mostrando un lato spontaneo e coinvolgente.
La regina delle ballate tra folk, country e rock
Dal punto di vista musicale, Amy Macdonald si conferma “regina delle ballate”. Le sue canzoni riempiono lo spazio con testi e melodie ampie, sostenute da arrangiamenti che spaziano tra diversi generi: echi country in “Pride”, atmosfere folk in “The Glen”, slanci rock in “Poison Prince” e nella conclusiva “Let’s Start a Band”, fino all’andamento quasi marziale di “Can You Hear Me?”. Il tutto tenuto insieme da una matrice pop elegante che rende ogni brano immediatamente accessibile ma mai banale.
La voce è il vero punto di forza: calda, morbida, espressiva, si adagia sulle melodie con naturalezza. Nei momenti più coinvolgenti – “Slow It Down” e soprattutto la hit “This Is The Life” – il pubblico canta a squarciagola, balla e batte le mani a tempo, spesso incoraggiato dagli stessi musicisti sul palco.
Il concerto scorre fluido, senza cali di tensione. Colpisce quando la musica prende il sopravvento sulle parole, diverte quando Amy dialoga con la platea. Il primo dei tre encore, “We Survive”, è affidato alla sola voce e chitarra acustica della cantautrice: un momento intimo e diretto. Subito dopo, “The Glen” (cover della band scozzese Beluga Lagoon) viene eseguita in acustico dall’intera band schierata sul fronte palco, creando un’atmosfera raccolta ma potente.
Alla fine resta la conferma di ciò che già si sapeva: Amy Macdonald è una performer capace di costruire concerti solidi, coinvolgenti e sinceri. Nessun artificio, solo canzoni ben scritte, una band affiatata e una presenza scenica che conquista Milano.
Recensione di Luca Trambusti per musicadalpalco.com (Clicca per leggere l’intero articolo)
LA SCALETTA
Is This What You’ve Been Waiting For?
Dream On
The Hudson
Spark
Mr. Rock & Roll
Fire
Pride
Don’t Tell Me That It’s Over
Run
I’m Done (Games That You Play)
Slow It Down
Poison Prince
Can You Hear Me?
Statues
Barrowland Ballroom
This Is the Life
Encore:
We Survive (Solo in acoustico)
The Glen (Beluga Lagoon cover)
Let’s Start a Band